Area Ricerca Progressiva, La valigia dei ricordi, installazione interattiva. Progetto e realizzazione di Davide Sgalippa, Paolo Solcia, Martina Rocchi, Dario Gavezotti, Federica Rebaudengo, Giacomo Ferrari

Ilaria Mariotti

Una delle caratteristiche che più apprezzo in Studio Azzurro è la capacità di accogliere e di costruire sistemi di relazione. Nelle installazioni e nei musei, in dialogo con i visitatori; ma più radicalmente in una sorta di intimità fattiva, di macro-dispositivo che attinge alle professionalità e, prima ancora, alle caratteristiche delle persone che entrano nella sfera dello Studio in merito a identità, saperi, specificità e infine competenze.

Raccolta, documentazione, ideazione, realizzazione sono sempre state fasi del lavoro discusse e sviluppate coralmente, nel segno della necessità del talento e della professionalità di altri, dello sguardo, della capacità di narrare, della consapevolezza dell’uso della tecnologia, in una moltitudine di saperi, di energie, che negli anni si sono alternate, con alcune presenze costanti, nella necessità di accogliere nuove e diverse soluzioni, rinnovate spinte, nel tentativo di percorrere strade che richiamino, oggi come dagli anni Ottanta, alla responsabilità del produrre pensiero (e favorire scenari per azioni e comportamenti) attraverso immagini/impianti visivi e la costruzione di mondi simbolici.

Non a caso come incipit della retroprospettiva Immagini sensibili in corso a Palazzo Reale un intero pannello è dedicato a decine e decine di persone che in questi anni e in modi diversi hanno collaborato o continuano a collaborare con lo Studio, grazie alle quali installazioni, video, spettacoli, musei, documentazioni, hanno avuto vita e forme. Le cui modalità di lavoro richiamano quella dell’“artista plurale” descritta da Andrea Balzola e Paolo Rosa ne L’arte fuori di sé, incline alla collaborazione con altri, consapevole della responsabilità dell’utilizzo delle tecnologie, che si interroga sulle potenzialità della creazione di immagini digitali e della potenzialità drammaturgica del mezzo, che esplora un medium specifico in relazione a spazi, soggetti, comportamenti, parola, memoria, immagine. Si confronta con necessità, committenze, esigenze diverse. Per il quale le tecnologie diventano strumento, linguaggio, espressione.

A testimoniare una ricchezza di relazioni che dall’esperienza con lo Studio Azzurro è nata, corre parallelamente ad altre, si intreccia a questa attraverso competenze specifiche, sviluppa in autonomia poetiche peculiari, raccoglie e restituisce la ricerca sulla multimedialità, sul racconto, sulla costruzione di dispositivi “in colloquio” con le persone, è nata ARP (Area Ricerca Progressiva), una parte dello spazio dello Studio all’interno della Fabbrica del Vapore.

Da aprile a novembre ARP ha ospitato e ospiterà le ricerche di alcuni collaboratori storici che intervengono con proiezioni, installazioni, alternando musica a dibattiti, invitando a loro volta, come ospiti, interventi di giovani creativi. Lo spazio si trasforma ogni volta mescolando sempre elementi poetici con la necessità di interrogarsi con la cronaca, la politica, l’accadimento, l’intrattenimento oppure con le necessità più profonde del fare arte.

Qui di volta in volta si susseguono, a ritmo sostenuto e per brevi periodi, interventi di segno diverso. Ai progetti già presentati in altre occasioni, in altri luoghi e che qui vengono riproposti nell’ottica di costruire intrecci e dialoghi inattesi, si alternano vere e proprie sperimentazioni che ad ARP trovano modi e forme, cercano un loro equilibrio, testano la relazione con lo spazio e con le persone, provano a definire una dimensione pubblica.

È in questa prima accezione che è stato riproposto Exit_02 di Luca Scarzella (da un’idea di Luca Francesconi allestimento Gianni Carluccio, musica Michele Tadini). Per ARP viene riadattata l’installazione realizzata per la Biennale Musica di Venezia del 2009, una sorta di macchina scenica per ciò che si sente con il corpo e che si fa fatica a dire, che tutto sottende senza parola.

Come “fare memoria”, quali siano le potenzialità del mezzo video, dell’intervista, quali siano i modi per coinvolgere le persone e chiedere loro un contributo su fatti recenti e molto personali sono i quesiti metodologici che poggiano sui differenti orizzonti emotivi di due proposte: il film documentario Il polline e la ruggine. Memoria, lavoro, deindustrializzazione a Sesto San Giovanni (1985-2015) di Riccardo Apuzzo (regia e montaggio) con Bianca Pastori, Roberta Garruccio,
Sara Roncaglia, Sara Zanisi (ricerche e interviste) e Gli Zagabri, film - documentario di Chiara Longo.

Ai bambini, utilizzando la realtà aumentata, è stata dedicata l’installazione C'è un Bosco in Fabbrica, con protagonista Topo Tip, noto personaggio televisivo, installazione che nasce dalla collaborazione tra Studio Bozzetto e StudioBase2.

Alla vocazione di ARP di essere una sorta di luogo della sperimentazione rispondono alcuni interventi che si sono succeduti in questi mesi.

protoTree di Orf Quarenghi (sound design Tommaso Leddi) ha dato il via agli appuntamenti: un progetto che si fonda su una sorta di omaggio alla natura geometrica e organica di certi dipinti di Paul Klee, che parte dalla natura profonda di Scheidung abends, un dipinto del 1922, dall’albero che genera rami (e forme e colori) grazie all’intervento del pubblico invitato ad annaffiare metaforicamente e il soggetto proiettato.

Giuseppe Baresi ha presentato ad ARP un’installazione che parte dalla proiezione in diapositiva (Titania è la marca del telaio e dei vetrini ed è il titolo del progetto) in composizione di code di film s8 applicate in modo casuale in fase di sviluppo in laboratorio alle estremità delle bobine di film di Baresi, provenienti da materiali dello stesso autore ma maggiormente da materiali non identificabili. Il ricucire, ricomporre, ri-fotografare senza utilizzare le tecniche digitali, dare nuova vita a materiali di scarto, totalmente anonimi, mescolandoli ad acetati colorati, frammenti dal testo Motion picture film processing, compone immagini in trittici e dittici variabili, in una sorta di dispositivo che rimanda all’associazione casuale, allo scarto di proiezione ma, prima ancora, ad un’operazione di sottrazione alla casualità e alla cura quasi artigianale che riflette su materiali, linguaggi, tecniche.

Il progetto curatoriale di Davide Sgalippa e Paolo Solcia coinvolge gruppi di studenti dello IED attraverso i quali si manifestano scelte legate alla narrazione (il film Terre desolate, progetto di tesi di Camilla Levi, Jacopo Marzi, Giacomo Gorla e Tommaso Bullo), alla dimensione allestitiva e ambientale (Il Bianco dell’Uovo, 
progetto di tesi di Ester Molteni, Devis Gigliotti e Beatrice Malerba), alla relazione con il pubblico, alla scelta del mezzo quale strumento metodologico ed estetico. Presenta installazioni audio/video interattive come La Valigia dei Ricordi di Davide Sgalippa, Paolo Solcia, Martina Rocchi, Dario Gavezotti, Federica Rebaudengo e Giacomo Ferrari, dedicata ai Caregivers dei malati di Alzheimer, o Lo Scrigno di Pinksie, frutto del laboratorio sulle differenze che nasce dalla collaborazione tra Pinksie e IED e realizzato con bambini della quinta elementare. Il pubblico, di volta in volta, guarda, entra, passeggia, si siede, prende, inserisce, ascolta.

Sull’interazione suono-immagine si fonda la performance Appunti sul mare di mezzo che chiude il primo ciclo di appuntamenti. Il suono di Dissói Lógoi (Franco Parravicini, Alberto Morelli e Federico Sanesi), le immagini girate da Studio Azzurro lungo i molti anni e le molte tappe che ha fin qui dedicato al progetto sul Mediterraneo, si relazionano in un editing e messa in onda in tempo reale da Antonio Augugliaro

Da settembre, dopo la pausa estiva, il ciclo di presentazioni – che verrà documentato da una pubblicazione edita da Silvana Editoriale - riprende nuovamente con un fitto calendario.

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