scompMaria Cristina Reggio

Si sa che nell’arte contemporanea, fin dai tempi delle avanguardie storiche, il corpo dello spettatore è stato spesso considerato non più quello di un semplice osservatore immobile di fronte a un’immagine, ma come un vero soggetto senziente all’interno dell’opera d’arte. Ultimamente, poi, si stanno diffondendo pratiche di coinvolgimento che fanno appello a tutte le potenzialità motorie e, contestualmente, ai cinque sensi del cosiddetto «fruitore». Insomma in campo estetico con il corpo si cammina, ci si arrampica, ci si riposa, si mangia, si gode dei momenti di sosta, ci si siede, si percorre un tragitto, si diventa tutti performativi.

È questo il caso, per esempio, della Tenuta dello Scompiglio, uno spazio privato, gestito da un’associazione culturale senza grandi contributi pubblici né di fondazioni, dove l’arte si fa multidisciplinare, con ibridi percorsi ambientali e sensoriali tra arti visive, performative, musicali e culinarie in un parco principesco con villa alle porte di Lucca. Ideata e diretta da Cecilia Bertoni, artista e maestra di Feldenkrais, che ha ristrutturato la vecchia fattoria secolare all’insegna del bio, la Tenuta ospita dal 2007 progetti artistici che dialogano con la terra coltivata, con il bosco e con la creazione culinaria.

Qui, dopo la pausa estiva, riprende in autunno la rassegna Assemblaggi provvisori, focalizzata sulla dicotomia tra genere maschile e femminile, con lavori di artisti di diverse nazionalità che si snodano, tra tante installazioni site-specific permanenti, nel parco di circa duecento ettari e nelle diverse costruzioni architettoniche che hanno il valore di autentiche presenze, segni della storia di questo luogo privatissimo: dalla sobria villa toscana con annessa terrazza per le performance, come Nannerl, sorella di Mozart di e con la stessa Cecilia Bertoni e di Carl G. Beukman dove le percussioni di Antonio Caggiano dialogano con gli zampilli delle fontane e i fruscii delle foglie del giardino all’italiana, alla piccola cappella sconsacrata nel bosco con il pavimento in vetro e piume di Alfredo Pirri, si accede al parco tra le vigne e l’uccelliera sulla collina che accolgono un collettivo Cimitero della memoria e una piccola costruzione inerpicata alla sommità di un sentiero, che nella sua inquietudine installativa ricorda la casa della fata morta di Pinocchio, fino al teatro vero e proprio, ricavato dal fienile restaurato secondo i più avanzati principi della bioarchitettura.

I cancelli della Tenuta si aprono nei weekend ai visitatori-spettatori per un’esperienza unica di scompigliatissimo viaggio per il quale sono necessari un fisico allenato e scarpe resistenti e anti-scivolo, ma soprattutto un’attenzione ai propri sensi che vengono stimolati nel loro divenire sensazioni ed emozioni, in costante rapporto con quella terra polverosa e quella natura mai selvaggia o pittoresca, ma coltivata dall’uomo con il rigore e l’ordine delle vigne, degli orti e dei frutteti .

La tenuta agraria, depositaria di quella tipica bellezza severa e assoluta delle ville italiane, soprattutto toscane, celebrata con ammirazione poetica da Rudolf Borchardt (Villa, in Città italiane, Adelphi 1989), più spesso contrasta, ma talvolta si incontra, con il disordine e le ibridazioni del contemporaneo e con la consapevolezza di un profondo legame collettivo con la terra, testimoniato dal rispetto di questo progetto estetico per la vita dei campi in Lucchesia. Tuttavia un’ombra cupa e inquieta avvolge la maggior parte delle installazioni. Ci si può però consolare nella Cucina dello Scompiglio dove i vini, gli oli e gli prodotti di questa terra vengono proposti al gusto e all’olfatto dello spettatore goloso, associati per contaminazione ai titoli, ai colori e ai sapori delle opere che popolano la Tenuta in un determinato periodo.

Anche ai visitatori della più nota Fattoria di Celle, un’altra villa toscana a Santomanto di Pistoia, di proprietà dell’imprenditore Giuliano Gori, si raccomanda di indossare scarponcini, di avere un fisico allenato e molta passione per l’arte contemporanea, ma soprattutto di non soffermarsi oltre i dieci minuti dopo la visita: qui infatti non si mangia. Questa villa del Seicento, benché ricca di vigne e terreni agricoli, non prevede ristorazione di alcun tipo, ma è così intrecciata alla storia agraria di questa terra, da prevedere uno speciale regolamento etico-estetico, messo a punto da un’apposita commissione internazionale convocata ad hoc dal proprietario fin dal 1981, che protegge le specie vegetali del parco e stabilisce che le opere degli artisti chiamati a realizzarle in un luogo da loro scelto appositamente all’interno della proprietà, non possano per nessun motivo danneggiare il paesaggio né cambiare di posto. Così, dagli anni Settanta del secolo scorso, il proprietario ha realizzato un percorso visitabile gratuitamente nella stagione estiva con opere dei più grandi maestri italiani e internazionali contemporanei, da Burri a Castellani, a Kiefer, Anne & Patrick Poirier, Richard Serra, Robert Morris, Sol Lewitt, cui solo i visitatori più resistenti possono accedere, a patto di accettare la restrizione che non permette di intraprendere una visita ridotta né di tornare indietro a metà strada.

Lo spettatore en plein air trova nello spazio ridotto della Marrana, una casa colonica privata con molta terra intorno, a Montermacello, nei pressi di Amelia-La Spezia, una misura più adatta, forse, alle escursioni estetiche del fine settimana. L’idea dei proprietari Grazia e Gianni Bolongaro, è sempre quella di invitare artisti di grido come Jan Fabre, Kosuth, Airò, Vedovamazzei o Marina Abramović a modificare con le loro opere i campi, gli orti, le vigne e i frutteti, disegnandovi nuove segnaletiche, percorsi e soste per il viaggiatore; l’attrazione per l’escursionista è sempre quella della gita ecologica in campagna, lontano dai festival culturali che animano le piazze cittadine, e dove mente e corpo si inerpicano in un trekking dell’anima su sentieri concettuali alla ricerca del piacere postmoderno. Un agriturismo dell’arte dal sabato alla domenica.

Sulla home page di Alfabeta2 il video di Ugo Nespolo LA GALANTE AVVENTURA DEL CAVALIERE DAL LIETO VOLTO (1966/67)

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