rosselli

Fotografia di Dino Ignani

Gian Maria Annovi

Già popolata di autori italiani quali Aldo Palazzeschi, Adriano Spatola, Antonio Porta e Giovanna Sandri, la collana di poesia della casa editrice losangelina Otis Books | Seismicity Editions si è da poco arricchita di una nuova edizione inglese di Variazioni Belliche di Amelia Rosselli, amorevolmente tradotta da Lucia Re, che a questa poetessa ha dedicato studi fondamentali, e Paul Vangelisti, poeta, traduttore e indefesso traghettatore oltreoceanico dell’avanguardia italiana. Rispetto al loro pluripremiato War Variations del 2005, basato sull’edizione princeps di Variazioni Belliche (1964), il nuovo volume presenta numerose revisioni alla luce della redazione del testo incluso nel Meridiano rosselliano, che riproduce il numero e l’ordinamento delle liriche dell’ultima versione della raccolta pubblicata nel 1995, poco prima della morte dell’autrice. Oltre alla correzione di refusi e a poche ma efficaci modifiche della traduzione originale, la principale novità di quest’edizione, destinata a diventare un punto di riferimento per gli italianisti anglofoni, sta nell’aggiunta delle due liriche Per misavventura credesti e La gorgiera mi strinse i capelli, qui tradotte per la prima volta.

Nel caso di questo elegante e corposo volume, il nero totale che caratterizza la grafica della serie sembra ammantarsi di un valore del tutto particolare, quasi incarnasse quella condizione di assoluta vedovanza della realtà e del soggetto che Rosselli descrive nel componimento finale della raccolta («Tutto il mondo è vedovo se è vero che tu cammini ancora»). Sulla copertina, come su un mondo squadrato e oscuro, il nome di Amelia Rosselli si accampa rosso sangue, quasi fosse una piccola ferita, un fragile punto di contatto osmotico – come scrive Lucia Re nel suo splendido saggio introduttivo – tra la storia di un secolo feroce e una vicenda esistenziale tragicamente unica.

Di fronte a ogni nuova traduzione poetica è difficile non richiamare alla mente l’immagine che Walter Benjamin pone al centro del suo celebre saggio Il compito del traduttore: «la traduzione – sostiene il pensatore tedesco – non si trova, come la poesia, dentro la foresta del linguaggio, ma fuori e di fronte ad essa». Eppure, come se servisse un’ulteriore conferma della sua assoluta originalità, proprio l’opera di Rosselli sembra rifuggire il rigore topografico dell’immagine benjaminiana. La poesia rosselliana, infatti, s’irradia rizomaticamente dal centro della foresta del linguaggio (l’«eterna foresta» che incontriamo già nel primo componimento di Variazioni Belliche) fino a toccarne i margini e aprirsi all’esterno, in un continuo movimento di fuga eccentrica, che corrisponde all’inesausta ricerca di libertà di questa scrittrice. Questo bisogno furibondo di liberazione è brillantemente reso dalla traduzione rivista della celebre poesia-verso «Cercatemi e fuoriuscite» («Seek me and take flight»), dove l’immagine del fuggire spiccando il volo («take flight») pare un omaggio a quell’aereo panegirico della libertà che è La Libellula.

Rosselli ci pone di fronte al paradosso di una lingua già da sempre contaminata dalla traduzione. Se da un lato l’incredibile numero di neologismi, portmanteaux, distorsioni e «intercambi di genere» sembra vanificare la possibilità stessa della traduzione, dall’altro proprio il «babelare» senza precedenti di quest’autrice trilingue è anche il risultato del lavorio traduttorio di una mente interlinguistica – l’espressione è di Daniela La Penna – capace di creare quello che Lucia Re vede come un nuovo tipo di metalinguaggio mobile e per questo costantemente destabilizzante per il lettore. La poesia di Rosselli non dimora solo nella grande foresta sclerotizzata dell’italiano paterno («sono io: tua figliain una foresta pietrificata»), ma compie continui attraversamenti verso quella che in alcuni versi di Documento l’autrice chiama – accostando significativamente italiano e inglese – la «piccola patria / outside la foresta».

Con War Variations, Vangelisti e Re ci ricordano che tradurre questa poesia che ha come principale protagonista il linguaggio significa sempre anche disfare, con delicatezza, un tessuto pieno di cuciture e rammendi, che tengono insieme balbettate «parole sconnesse», reinventate «sillabe astruse». A volte – come nel caso delle frequenti inversioni di genere che caratterizzano le liriche della raccolta – è la natura stessa dell’inglese a imporre soluzioni normalizzanti, ma nella maggior parte dei casi i traduttori di War Variations sembrano accettare pienamente la difficile sfida di una lingua sempre fuori di sé, proponendo soluzioni particolarmente ingegnose alle tante anomalie rosselliane.

Come sostiene Re, non esiste analisi formale, strutturalista o intertestuale che possa, da sola, rendere giustizia alla complessità e al significato della poesia di Rosselli. In questo senso, anche la traduzione, in quanto cartina di tornasole di processi associativi interlinguistici, può contribuire a integrare il lavoro interpretativo. La traduzione inglese della lirica Contiamo infiniti morti!, per citare solo un esempio tra i molti possibili, mostra come l’inconsueto verbo «travagliare», che Rosselli espone via enjambement ricreando l’immagine michelangiolesca della Pietà («Cristo seduto al suolo su delle / gambe inclinate giaceva anche nel sangue quando Maria lo / travagliò»), non vada inteso solo secondo l’ovvia ma incongrua accezione di «patire». Al contrario, l’uso del verbo inglese «to labor» che significa al contempo «lavorare» (come il francese «travailler»), «soffrire» e soprattutto «partorire» contribuisce all’immagine di una maternità dolorosa, tragico venire al mondo del soggetto. Lo conferma, d’altra parte, l’incipit del verso successivo «Nata a Parigi», in cui coagulano la dimensione universale e privata dell’esistenza.

La lettura di War Variations dimostra insomma che è anche grazie a una traduzione consapevole dello spessore semantico di questa parola irrequieta e pugnace che l’opera di Amelia Rosselli può continuare a rimare, sempre nuova, nel nostro secolo.

Amelia Rosselli

War Variations

traduzione di Lucia Re e Paul Vangelisti, introduzione di Lucia Re.

Otis Books | Seismicity Editions, 2016, 373 pp., $ 14.95

Sulla home page di Alfabeta2 Antonio Rezza in Basta Cani di Nanni Balestrini

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