Di Valentina Valentini

«I Rimini Prokoll - Stefan Kaegi (1972), Helgard Haug (1969) e Daniel Wetzel (1969) - sono considerati i principali esponenti del movimento teatrale ‘ Theater der Zeit’: un teatro della realtà e nella realtà. È una tipologia di teatro che, attraverso spettacoli, lavori per la radio, mostre e installazioni, mette in diretta connessione il teatro con la realtà portando sulla scena interpreti-non attori, estendendosi così ben oltre i confini della sala teatrale per coinvolgere in varie forme e luoghi reali del mondo».1 Francesco Fiorentino si chiede se questa non sia una tendenza che porti verso il populismo «[...] che, sebbene alternativo al postmoderno, vi si rivela affine in una ricerca di consenso mediatico, al quale è disposto a sacrificare la complessità e la denuncia della doxa [...]». Cfr. https://www.alfabeta2.it/?s=Rimini+Protokoll+Francesco+Fiorentino

I loro interventi (che non sono spettacoli anche se essi stessi ancora ricorrono al termine teatro) adottano una struttura agile, il che favorisce una larga diffusione della compagnia in Europa. Home Visit Europe, scrivono, è una performance che può essere agevolmente portata in un trolley

Quella dei Rimini Protokol è una presenza frequente in Italia: Remote X è stata ospitata a Milano un anno fa e realizzata con un gruppo di partecipanti che attraversavano dei luoghi della città guidati da una voce che ascoltano in cuffia, prima femminile (il suo nome è Fabiana), poi maschile (Vittorio). La voce dà delle istruzioni che i partecipanti devono eseguire: correre, danzare, osservare, camminare, indicare l’automobile che preferisci, applaudire, giocare a calcio balilla, scattare delle foto al gruppo. Oltre ad impartire dei compiti la voce pone anche delle domande su temi come la morte, il tempo, il potere, la malattia. Anche Oh Call Cutta (Rimini Protokoll, 2005) non può rientrare nella definizione di teatro o di spettacolo: non ha luogo in una sala teatrale e non ha attori. Scrive Heiner Goebbels: «Se non è teatro perché lo chiamiamo teatro? È un’esperienza, come partecipare a una conferenza, a una gara, fare una visita al campo di concentramento o a Berlino est: una conversazione via skype con una sconosciuta e una passeggiata per Berlino, condita da notizie storiche sui rapporti fra Hitler e Gandhi. CALL Cutta, call center in India. Un teatro senza attori ma con solo una voce, dunque ascolto della voce, esperienza. La voce contro la presenza, presenza identificata come autore, regista, attore narcisista, che occupa il centro»2. Per Heiner Goebbels i Rimini Protokoll sono l’esempio di un collettivo attivo di registi che stimola dei processi piuttosto che realizzare un’opera d’autore .

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Abbiamo partecipato a Home visit Europe a Polverigi, in occasione del Festival Inteatro. Scrivono i Rimini Protokoll nel programma: « Home visit Europe giustappone l’idea astratta di Europa con le specifiche caratteristiche di un appartamento privato. Ogni performance prende posto in un appartamento diverso e la tournée, in centinaia di appartamenti diversi in tutta Europa, crea un network decentrato che si estende in tutto il continente da una porta all’altra. Quanta Europa c’è in ognuno di noi? »

A Polverigi , alle 12 siamo in 15 persone e ci accoglie, in una casa di campagna, un ragazzo che si definisce ‘maestro di cerimonie’ che incomincia a darci istruzioni. Siamo in una una cucina con un ampio e lungo tavolo ovale, un divano sul quale stanno seduti i due Rimini Protokol – affaccendati su un pc - e sul tavolo, a mò di tovaglia, c’è un foglio di carta bianca sul quale è disegnata la carta geografica del globo. Bisogna prendere posto, scrivere il proprio nome e segnare con un pallino il luogo in cui sei nato, dove vivi e un luogo cui sei affettivamente legato, dopodiché spegnere i cellulari e poggiare i portafogli sul tavolo. Il maestro di cerimonie scrive il nome dei partecipanti sul suo tablet e oltre a lui c’è anche Alice, la sua assistente, e una torta da cuocere in forno.

A questo punto nella stanza viene introdotta una macchinetta rettangolare che, se si preme un pulsante verde, stampa, come uno scontrino, la domanda che il convitato di turno legge a voce alta. Ecco alcune delle domande: “da quanto tempo sei qua e perché hai scelto questa casa?”. “Che suoni provengono dai tuoi vicini? Quale discorso politico hai fatto di recente? Chi ha vinto la lotteria (anche metaforicamente?) Chi è stato membro di un partito politico? Fai parte di associazioni?...Chi ha un lavoro di cui riesce a vivere? Lavori spesso in un paese straniero? Chi ha mentito sulla propria nazionalità? Chi si sente più europeo che cittadino del proprio paese? Chi ha paura del futuro? Chi pensa che le persone siano affidabili?”. E ancora: “Racconta qualcosa del luogo che ami. Hai fiducia nella democrazia? Quali vantaggi hai dal libero mercato? Come si sono conosciuti i tuoi nonni? Qual è l’ultima manifestazione alla quale hai partecipato? Dove vuoi essere sepolto? Racconto del mito di Europa. Chi vuole entrare in Europa?”.

Tra i partecipanti si formano le squadre e ci si sfida su una specie di smartphone, intanto la torta inizia a cuocere nel forno e verrà attribuita alla squadra che ha vinto.

Alla fine si fa una foto di gruppo da mettere sul sito dei Rimini Protokoll, il quale raccoglie tutte le visite effettuate, i risultati del gioco e le foto di gruppo con l’intenzione e l’obbiettivo di costruire un archivio tematico sull’Europa (www.homevisiteurope.org ).

A differenza di uno spettacolo teatrale, le 15 persone che hanno pagato un biglietto non sono spettatori, non sono gli “esperti”, nel senso inteso dal collettivo, i “non professionisti” scelti per le proprie esperienze biografiche, per la propria posizione sociale. Giocano per due ore secondo delle regole stabilite dai “registi” che restano per tutto il tempo ad osservare, prendono appunti, registrano i risultati e definiscono, attraverso le risposte che ciascuno dei 15 partecipanti dà alle domande da loro preparate, le attitudini più o meno europeiste di ognuno. Il loro ruolo è quello di osservare, come antropologi, una situazione artificiale.

Non c’è spettacolo ma azione nel tempo presente; non c’è rappresentazione né processo cognitivo o simbolico: si enfatizza la presenza, la relazione socializzante e la capacità dell’individuo di eseguire le istruzioni ricevute. Rito e gioco sono le dimensioni che connotano le pratiche di fruizione artistica contemporane:per Richard Schechner il gioco organizza la performance e la rende comprensibile e, nello stesso tempo, ha punti di contatto con il comportamento ritualizzato e con la caccia. È un’attività teatrale e drammatica la quale richiede strategie di gruppo che prevedono l’attacco e la conquista della preda, comportamenti agonistici e cooperativi3. In Home visit Europe l’essenziale è l’incontro dal vivo nella condivisione di un fare: l’enfasi è sull’evento ed è per questo che si progetta un meccanismo che favorisce il suo darsi come inaspettato e imprevisto.

Questa dimensione di gioco non è ancora chiara agli autori o forse lo è, ma utilizzando l’apparato teatrale di produzione-distribuzione per i loro progetti, alimentano un sistema che di fatto hanno svuotato radicalmente .

Ideazione e direzione Helgard Haug, Stefan Kaegi e Daniel Wetzel (Rimini Protokoll) drammaturgia Katja Hagedorn | collaborazione artistica tour Cornelius Puschke interaction design Hans Leser e Grit Schuster | set Belle Santos e Lena Mody | manager di produzione Juliane Männel e Anna Florin | direzione tecnica Sven Nichterlein | website design Tawan Arun e Ralph Gowers | website editing Cornelius Puschke | mc Ancona Lorenzo Sequi | front of house Ancona Alice Carnevali | tecnico Ancona Federico Occhiodoro | co-produzione Home Visit Europe Archa Theatre Prague (CZ),

BIT Teatergarasjen/Bergen International Festival (NO), Frascati Teater Amsterdam (NL), HAU Hebbel am Ufer Berlin (D), Kaaitheater Brussels | (BE), LIFT London (GB), Malta Festival Poznan (PL), Mungo Park (DK), Sort/Hvid (DK), Teater Nordkraft (DK), Théâtre de la Commune Aubervilliers (FR), Théâtre | commissione/co-produzione House On Fire Project, con il supporto di Culture Programme of the European Union | il progetto è supportato da Capital Culture Fund Berlin | foto di Pigi Psimenou

Europa a domicilio (versione italiana) è una co-produzione Rimini Apparat,

MARCHE TEATRO, Pergine Spettacolo Aperto

1 L. Candelpergher, Nuove realtà teatrali si incontrano a Venezia. Conversazione con Stefan Kaegi, Rimini Protokoll, in AA.VV., A. Malaguti, M. Calcagno (a cura di), La sperimentazione dei processi di produzione teatrale, FrancoAngeli Editore, Milano 2012, p. 192.

2 Cfr. H. Goebbels, “Call Cutta, Quello che non vediamo ci attrae, Quattro tesi su Call Cutta”, Biblioteca teatrale,BT 91-92 luglio-dicembre 2009, pp.291-305

3 Cfr. R. Schechner, Drama, script, teatro e performance in V. Valentini (a cura di), La Teoria della Performance 1970-1983, Bulzoni, Roma 1984, pp.77-112, p. 109.

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