di Claudia D'Alonzo

La storia di Studio Azzurro è una storia lunga e plurale che la mostra Immagini sensibili ripercorre tra gli spazi di Palazzo Reale a Milano fino al 4 settembre. Laboratorio di sperimentazione sul rapporto tra arti e tecnologie, Studio Azzurro realizza installazioni, video ambienti, performance teatrali, allestimenti museali e si distingue, soprattutto dalla seconda metà degli anni '90, per la creazione di sistemi interattivi ambientali basati sul tocco, sulle interfacce naturali che umanizzano complessi sistemi tecnologici e la relazione con chi ne fa esperienza.

Nell'opera di Studio Azzurro la dialettica tra visibile e invisibile, tra materiale e immateriale è ritmo fondamentale di una ricerca estetica che non nega l'occhio ma lo rende uno tra gli elementi di un'azione che si estende a tutte le ramificazioni del sensibile, per indagarne l''oltre'. Le opere di Studio Azzurro sono dense di corpo, oggetto, parola e materia, producono eventi in bilico, immagini oscillanti tra presenza e assenza, aprono varchi nella materia dell'immagine tecnologicamente mediata per lasciarci intravedere l'invisibile, ciò che si mostra negandosi.

Studio Azzurro, Che memoria scricchiolante avremo, video installazione  Sala delle Otto Colonne , Palazzo Reale, Milano foto Claudia D'Alonzo

Studio Azzurro, Che memoria scricchiolante avremo, video installazione Sala delle Otto Colonne , Palazzo Reale, Milano
foto Claudia D'Alonzo

La vocazione all'invisibile è un'attitudine che si contrappone al dominio del visibile che caratterizza fortemente il nostro contemporaneo, malgrado la diffusione di interfacce e dispositivi touch. "Gli occhi della nostra epoca" afferma Paolo Rosa "vogliono sempre di più vedere ed essere visti. Si sgranano per guardare la realtà e per osservare il proprio riflesso, ma desiderano appropriarsi, dandone piena forma, di sogni, fantasie, impressioni, perfino concetti. Al punto che per farlo abbiamo inventato i più sofisticati strumenti capaci di materializzare ciò che era raffigurabile soltanto nel pensiero".1 L'arte può essere, in reazione al trionfo del visivo, ricerca della bellezza dell'invisibile, del valore del lato ombra, del buio e del silenzio. La produzione di immagini di Studio Azzurro stimola l'esercizio di quello che Didi Huberman definisce un altro sguardo che dà accesso al reame dell'invisibile. Dalle video installazioni agli ambienti, la sua produzione, nei momenti di massima espressione, si è contrapposta alla mancanza di capacità di ascolto propri dell'iper-visività e della moltiplicazione delle immagini. Come, ad esempio, in Luci di inganni (1982), video ambiente nel quale questo dialogo è reso attraverso un rispecchiamento tra la fisicità dell'oggetto e la sua rappresentazione nel monitor. L'immagine non è nel reale o nella sua rappresentazione bensì nello scarto percettivo che si genera cercando di attribuire veridicità all'uno o all'altro. In questo altalenare sta l'immagine, che è visibile e invisibile al tempo stesso. O come in Il nuotatore (1984), video ambiente nel quale il corpo a dimensione naturale è medium di un loop di apparizione e sparizione, che, sottraendosi, suggerisce un altrove. Il giardino delle cose introduce in questo gioco di oscillazioni la dimensione aptica: le mani che plasmano l'immagine immateriale rendono visibile ciò che l'occhio non potrebbe guardare: sono il medium che permette al non visibile di essere mostrato. Nei Tavoli la dimensione aptica si sposta dall'immagine della mano a quella in carne e ossa dello spettatore che inizia ad incarnare il ruolo di medium tra le due dimensioni. Ruolo che trova piena espressione negli ambienti sensibili e nei cicli di Portatori di Storie, nei quali le mani producono eventi di territorio-tempo, recuperano e danno parola, si mettono in ascolto di lingue eterogenee. 2

Studio Azzurro, Che memoria scricchiolante avremo, video installazione  Sala delle Otto Colonne , Palazzo Reale, Milano foto Studio Azzurro

Studio Azzurro, Che memoria scricchiolante avremo, video installazione Sala delle Otto Colonne , Palazzo Reale, Milano
foto Studio Azzurro

La mostra Immagini sensibili ripercorre l'intero percorso di questa ricerca, attraverso un progetto espositivo curato da Studio Azzurro e diviso in quattro nuclei principali, corrispondenti ai principali formati: i video ambienti, gli ambienti sensibili, le produzioni teatrali, il ciclo portatori di storie. Una retrospettiva che non rinuncia al tentativo di mettere in evidenza il presente del gruppo. Gli spazi più sontuosi di Palazzo Reale sono, infatti, riservati a due nuove opere. Il primo è Che memoria scricchiolante avremo, video installazione che giganteggia nella Sala delle Otto Colonne e che ripercorre la memoria in immagini di luoghi siriani grazie alla guida di una poesia scritta da Khaled Soliman Alnassiry. Il percorso si chiude nella sala delle Cariatidi con Miracolo a Milano, installazione che, in un dialogo, non particolarmente riuscito con lo spazio, mette in scena, con traiettorie ascensionali, le storie di chi vive situazioni di disagio a Milano.

Il corpus di opere di ciascuno dei quattro nuclei della mostra è proposto attraverso una selezione limitata di lavori installati, accompagnata da un apparato documentale costituito da una serie numerosa di pannelli con brevi testi, progetti e foto insieme a postazioni di accesso a video documentazioni. Quella di esporre un archivio così ampio di documenti è una scelta in linea con la ricerca più recente di Studio Azzurro. Infatti, negli ultimi anni il gruppo ha realizzato una serie di progetti di rigenerazione del ruolo del museo, mettendo l'esperienza maturata nel campo dell'interattività e degli ambienti sensibili al servizio della valorizzazione di patrimoni e memorie culturali. Sono nati così i Musei Narrativi, come il Museo della mente di Roma, luoghi viventi e immersivi per raccontare e insieme interagire con il tessuto umano e sociale che lo abita, socializzando la memoria.3 Tali caratteristiche non sono messe in opera nel progetto espositivo di Immagini sensibili nel quale l'accesso ai documenti è privo di interazione e di messa in relazione tra gli spettatori:: non c'è una nuova lettura dei documenti né un tentativo di costruire interfacce che permettano allo spettatore di costruire e decidere come fruire, immergersi nell'archivio e farne esperienze che possano essere individuali ma anche collettive. Gli apparati audiovisivi, documenti di grande interesse perché restituiscono la grande attenzione e la ricerca di Studio Azzurro su metodi e pratiche di documentazione della propria opera, sono presentati attraverso un'interfaccia che consente solo l'avvio e la visione lineare di ciascun video, dall'inizio alla fine. Forse tali modalità di displaiyng e accesso ai documenti denotano l'intenzione di non spostare il discorso complessivo della mostra dalle opere installate ai materiali d'archivio. Al tempo stesso la presenza dei documenti video, sistematizzati secondo i nuclei salienti nello sviluppo della produzione di Studio Azzurro, rappresenta una sottotraccia della mostra che lascia intravedere un grande potenziale per successivi progetti espositivi dedicati all'archivio del gruppo, a partire dall'esperienza dei Musei di Narrazione. «Visitare un museo - scriveva Paolo Rosa in Musei di Narrazione, libro dedicato a questa linea di ricerca di Studio Azzurro - è innanzitutto un’esperienza fisica, in cui dovrebbe essere unica la possibilità di esperire in quel modo, in quel tempo e con quelle persone: significa partecipare a un evento culturale. [...] In questo modo la mostra diventa un mezzo d’accesso all’archivio storico, di cui la narrazione ne presenta una scelta che deve essere completata dal visitatore e magari successivamente approfondita» .4

Se molto del dibattito teorico e critico relativo alle pratiche artistiche a carattere mediale si interroga su come documentare e raccontare opere complesse - che coinvolgono spesso lo spazio, l'interattività, l'aleatorietà di gesti ed eventi sempre diversi - l'archivio di Studio Azzurro rappresenta un patrimonio che molto potrebbe apportare a tale ambito di ricerca. In tale prospettiva, un progetto espositivo dedicato rappresenterebbe non solo la possibilità di immergersi in profondità nel corpus documentale secondo i modi che sono stati propri fin'ora della poetica del gruppo ma anche di offrire nuove prospettive a tale dibattito.5

La retrospettiva Immagini Sensibili rappresenta, quindi, un'operazione importante perché raccoglie in un unico percorso gran parte della ricerca e della produzione, dell'archivio e del pensiero di Studio Azzurro. Rappresenta una risposta alla necessità di offrire ad un pubblico ampio e non specialistico una panoramica importante della storia delle arti elettroniche, nella città nella quale ha avuto inizio.

1 Paolo Rosa, Per un'estetica dell'invisibile, in Studio azzurro, Immagini Sensibili, catalogo, Silvana Editoriale, p. 72.

2

ibidem.

3 Paolo Rosa, Dai musei di collezione ai musei di narrazione, in Studio Azzurro, Musei della narrazione. Percorsi interattivi e affreschi multimediali, SilvanaEditoriale, 2011.

4

Ivi

5 Si veda, ad esempio, Alain Depocas, Jon Ippolito, Caitlin Jones (a cura di), Permanence Through Change. The Variable Media Approach, The Solomon Guggenheim Foundation e Daniel Langlois Foundation for Art, Science and Technology, New York e Montreal, 2003.

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