di Angela Bozzaotra

La quinta edizione del festival Live Arts Week organizzata da Xing si è svolta al Museo MamBO di Bologna dal 17 al 23 Aprile. Un'occasione per osservare da vicino il lavoro di giovani performance artist, coreografi, compositori e videomaker di varie nazionalità. Nuovi dispositivi si adattano a linguaggi ibridi e multidisciplinari per creare esperienze sensoriali e ambientazioni mediali.

+foto Trond Reinholdtsen episode 6_240-1024Con la direzione artistica di Daniele Gasparinetti e Silvia Fanti, nel 2011 nasce il progetto Live Arts Week, dopo circa dieci edizioni della rassegna Fisc.Co. Xing è un'agenzia e un'organizzazione culturale che promuove e produce il lavoro di una rete di artisti italiani e internazionali. La sede è la città di Bologna, dove negli anni Novanta i curatori gestivano lo Spazio Link e l'omonimo LINK project. Ciò che contraddistingue la ricerca di Xing è il saper intercettare delle estetiche radicali e delle poetiche autentiche, singolari, audaci. Lo sconfinamento tra generi e le contaminazioni linguistiche sono altre due note distintive, assieme alla prevalenza del processo artistico sul prodotto. L' edizione 2016 di Live Arts Week è infatti un atollo dove disseminati si trovano scrigni di diamanti grezzi, un'immersione nella foresta che privilegia chi sappia imitare il verso degli uccelli, confondersi con la vegetazione e curiosamente interrogare gli astri delle singole poetiche. "Cronache delle cose" - questo il teaser concept del progetto - quel tipo di cose che maturano spesso nell'ombra per poi affiorare in superficie nella loro fragile bellezza, "una meditazione sul gusto per i segni in generale, e per ognuno di loro singolarmente, nel crepuscolo della significazione".

Danze in/disciplinari

Parte della rassegna è dedicata ad artisti che attraversano il linguaggio e la pratica della danza per sondarne le potenzialità e le ibridazioni. Attraverso una struttura aperta e poli-stratificata, la coreografa belga Alys Einaudi pensa alla sua opera Edelweiss, come ad un rebus. Il gruppo di danzatori provenienti da diversi paesi dell'area mitteleuropea interagisce con gli oggetti scenici più disparati e con i disegni che tanto richiamano i disegni di Sottsass, indossando costumi ispirati alle geometrie e alle tonalità dell'arte di Emilie Flöge. Il suono è considerato nella sua materialità, mentre il movimento investe la dialettica del corpo con gli ingombranti costumi. Il concept dell'opera è la dinamica di comunità e la creazione di un linguaggio di segni archetipici. L'evento scenico si situa sul crocevia tra figurativo e astratto, non c'è nessuna gerarchia tra le componenti della coreografia, che nasce dal contatto comunitario tra danzatori professionisti instaurato ben prima dello spettacolo.

La giovane performer e coreografa Sara Manente nella sua opera di video interviste coinvolge spettatori e astanti nella descrizione delle performance. Le interviste diventano a loro volta atti performativi, inframezzate da giochi linguistici e dinamiche relazionali imprevedibili. Un'indagine sulla relazione tra percezione e racconto, che viene ricostruita in un montaggio video finale.

iFeel3 - une pièce chorégraphique de Marco Berrettini, avec Christine Bombal, Nathalie Broizat, Sébastien Chatellier, Marion Duval et Summer Music (Samuel Pajand et Marco Berrettini)

iFeel3 - une pièce chorégraphique de Marco Berrettini, avec Christine Bombal, Nathalie Broizat, Sébastien Chatellier, Marion Duval et Summer Music (Samuel Pajand et Marco Berrettini)

Contrapposti alla freddezza del concetto, l'emotività e il lirismo sono al centro dell'esplorazione di Marco Berrettini è un coreografo italiano residente in Svizzera che unisce danza e performance musicale. Il terzo atto del progetto Ifeel si ispira al romanzo mistico e distopicoAtlas Shrugged dello scrittore indiano Ayn Rand (1957). Su di un palcoscenico lo stesso Berrettini accompagnato dal musicista Samuel Pajand anima la colonna sonora folk-rock della performance dove è predominate l'andare ossessivo dei danzatori intorno al palco rialzato in una sfilata compulsiva. I temi trattati dalle lyrics sono citazioni e riferimenti al romanzo di Rand; la disillusione dell'estistere-in-un-mondo devastato e senza senso fa da contraltare alla ricerca di una spiritualità ancestrale. Al termine del concerto danzato in un rituale moto rotatorio, una scatola al neon si rivela set fotografico che vede come modelli i performers ora truccati e vestiti a lucido. Il gruppo effettua una serie di azioni maneggiando spremiagrumi, azione che rimanda al concetto dell'umano fagocitato dalla macchina di Atlas Shrugged - «Robots will steal your job, but that's OK». L'umanità potrà sopravvivere alle sue stesse macerie? Il quesito resta sospeso e per tal motivo inquietante.

Sperimentazioni sonore

Una Multiple sound performance è l'opera del compositore e musicista tedesco Florian Hecker, che si compone di tre atti:Chimerization, Modulator, Hinge; il compositore utilizza Supercollider, software e campionature vocali e li fonde in un concept work tra filosofia e scienza. Punto di riferimento ineludibile della musica elettronica avant guarde anni Zero europea (collabora con Aphex Twin nel 2009), Hecker per la sua composizione parte dalla figura allegorica della chimera e dai testi del filosofo Reza Negarestani, collegandoli con le ricerche della biologa Lynn Margulis, inerenti alla biotecnologia e alla configurazione delle molecole animali e umane. I partecipanti sono disposti al centro e circondati da almeno una ventina di speakers e vengono attraversati dal suono e da effetti luminosi. Se la prima parte, Chimerization è una ricerca della chimera tra onde sonore, rumori simili al decollo di un aereo, voci acusmatiche, delocalizzazioni della percezione, tra le quali la voice recorded della performance artist Joan Jonas. La seconda, Modulator, è un climax sensoriale di bassi e ondulazioni, che porta il partecipante nello spazio siderale ultra-dimensionale con effetti sonori digitali abbinati a musica di richiamo medievale dove risalta un cello straniante. Il conclusivo Synthetic Hynge è un trionfo di voci campionate e glitching, durante il quale una voce sintetica legge una bizzarra teoria sulla dimensione spazio-temporale della chimerizzazione. La performance di Hecker è un'azione diretta sul sistema nervoso dello spettatore, uno studio sulla percezione, dove l'evento performativo assume i caratteri di verifica empirica della ricerca. La medesima concezione dell'atto sonoro come esperimento appartiene al compositore giapponese Minoru Sato, il quale in SexGodSex presenta uno strumento creato artigianalmente a corda/percussione che raggiunge gradazioni sonore siderali.

Nuovi formati video

++foto Invernomuto Negus video still 20-1024Per il film Negus il gruppo di sperimentazione audiovisiva INVERNOMUTO, composto da Simone Bertucchi&Simone Trabucchi, parte dalla propria identità, dal proprio luogo di nascita, Vernasca in provincia di Piacenza, città avamposto negli anni Trenta del regime fascista, dove nel 1936 venne bruciata l'effige del sovrano etiope, il Negus. Il film è una recherche che parte come inchiesta storica e deraglia in luoghi culto della cultura rastafariana, alla ricerca di memorie di gente del posto, lasciandosi invadere dallo spirito di quelle terre; estremamente ridotti sono i frammenti dedicati all'inchiesta avvenuta in Italia: Negus è totalmente immerso nel sound tribale e fusion trans-continentale, tra Giamaica ed Etiopia. L'opera si avvale di un'intelligente post-produzione ispirata in parte allo stile videoclip, in un osmotico fondersi e confondersi di performance e documentario. Il film prende solo come pretesto l'inchiesta sul fascismo per divenire un racconto sulla tradizione musicale. Il rogo di Vernasca viene fatti re-iscenato come performance di Lee "Scratch" Perry, inventore del dub e precursore del reggae.

Sconfina, invece, tra video-installazione e video documentario il primo frammento del ciclo dedicato alla figura di Eracle, L'invicibile - Qual è il suono di una mano sola che applaude? dei romagnoli Zapruderfilmmarkersgroup. La proiezione è preceduta da un concerto a pianoforte unito a un coro che batte ritmicamente le mani in accompagnamento al piano. L'opera/video mostra una ripresa della "corsa di toro", forma edulcorata di corrida, "sport taurino" dove non c'è la mattanza, ma unicamente la rincorsa tra torero e animale. La camera inquadra dapprima la vestizione del torero, in una serie di dettagli sulla gestualità ritualistica dell'atto, per poi seguire il soggetto sino all'arena, dove con un campo allargato si apre la visione alla corsa. Il dato rilevante è l'intento, anche qui, di inserire l'osservatore in un'esperienza immersiva, attraverso il forte accento sul dispositivo sonoro, che funziona da surround e si unisce alla ripresa stereoscopica del video.

La "Materia prima" da indagare secondo Trond Reinholdtsen, il compositore di Oslo nella serie Ø dove unisce video sperimentale e composizione operistica, è il rapporto tra musica e altre forme di espressive, in modalità del tutto anarcoide. La serie Ø viene proiettata ognuna delle sette serate del festival in un big screen incorniciato da elementi presi dalla natura, come foglie, arbusti, muschio e terreno e le proiezioni si accompagnano a performance canore e lectures dello stesso Reinholdtsen.

Nella serie di cortometraggi che risultano essere in una sorta di fake streaming dalla sua “Operahouse” finlandese, definita "la mia Bayreuth", il compositore mette in scena dei performers che indossano maschere e costumi decisamente ingombranti, sullo stile del puppet theatre, emettono suoni striduli e danno vita ad una sorta di ricerca dell'armonia che si svolge per dis-sacrazione nella cantina della casa dell'artista. Quell'estetica da white trash Mtv di fine anni ‘90, tra colori acidi e una casa che diventa atelier dove la materia divora l'umano. Sul piano strettamente musicale, le composizioni di Trond sono un mash-up di stili: si passa dalle sinfonie wagneriane ai barocchismi più spinti, da riff hardcore a motivetti pop. I testi sono un collage di citazioni filosofiche e scene teatrali, interpretati in playback. La sua concezione dell'opera classica è pessimista: la musica occidentale è in crisi, dunque bisogna fuggire dalle grandi imprese di mercato operistiche che pretendono che un compositore sforni un'opera all'anno, e isolarsi, a metà tra l'anacoreta e l'anarchico, in una casa in campagna.

La web serie operistica di Reinholdtsen racchiude il geist della rassegna, quale ribellione ludica che predilige processi creativi di fine rifinitura e si contrappone alla vigente spettacolarizzazione dell'esperienza individuale e ai dettami asfittici della produzione artistica . Par contre, viene prediletta l'intenzionalità umbratile delle poetiche e la loro germinazione indipendente, che viene condivisa con lo spettatore nella sua autenticità di esperienza e incontro.

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