vacciniÈ ormai un bollettino di guerra pressoché quotidiano, quello della campagna «dal basso» contro i vaccini: pochi giorni fa l’Ordine dei medici è giunto a minacciare la radiazione, per coloro che si astengano dal praticarli; mentre una prolungata deregulation normativa a livello nazionale non fa che aumentare la confusione. L’astensione dai vaccini è un fenomeno che dalla dimensione della leggenda metropolitana, per gradi, minaccia ormai di scivolare nella psicosi di massa (con punte di astensione, da parte delle famiglie, che in alcune regioni d’Italia toccano anche il 20%): una psicosi nella quale gioca un ruolo importante il citizen journalism fai-da-te incoraggiato dall’abuso dei social (fa una bella scoperta il ministro Lorenzin, quando dichiara che «non si possono mettere sullo stesso piano i risultati a cui è giunta in decenni di studi la comunità scientifica con il parere del primo blogger che passa»). L’assai documentato saggio-pamphlet dello storico della scienza Andrea Grignolio, Chi ha paura dei vaccini?, non solo fa risoluta chiarezza sul campo da un punto di vista specificamente medico, ma più in generale offre elementi di riflessione sui cortocircuiti che sempre più spesso si attivano fra «dati» scientifici e, diciamo, «realtà percepita» dal concerto sociale. Un cortocircuito nel quale si capisce come sia l’informazione a giocare un ruolo decisivo: cosicché non sorprende la presenza, nel volume, della prefazione di un giornalista importante come Riccardo Iacona. Che per la cortesia dell’editore siamo in grado di presentare qui.

Riccardo Iacona

Questo libro di Andrea Grignolio è una preziosa e competente opera di divulgazione scientifica per chi voglia saperne di più sulla storia dei vaccini e delle vaccinazioni e di quanto abbiano migliorato lo stato di salute della gente nel mondo intero, e nel contempo voglia capire qualcosa di più sulla natura delle ragioni di chi si oppone alle vaccinazioni di massa. Ragioni che nel libro vengono affrontate una per una, nella loro dimensione storica e messe in relazione con i risultati di 50 anni di ricerche scientifiche e questo su tutti gli interrogativi che oggi circolano nei siti e negli scritti dei movimenti antivaccinisti. A cominciare dalle supposte relazioni di causa ed effetto tra le vaccinazioni e l’insorgere di autismo e di altre malattie neurologiche, fino alla favola dell’indebolimento del sistema immunitario, cui sarebbero soggetti i bambini vaccinati rispetto a quelli che non si vaccinano. Così come troverete nel libro affrontata di petto, e senza alcuna sottovalutazione, la domanda forse più importante: come è possibile, cioè, che siano proprio le classi sociali più alte e più acculturate, che vivono nelle società più ricche, quelle che decidono di non far vaccinare i propri figli, anche nel nostro Paese, con punte statistiche di non completamento dei cicli di vaccinazione che hanno messo in allarme l’Organizzazione Mondiale della Sanità? Il rischio è che non si raggiunga l’«immunità di gregge», quella che si verifica quando la vaccinazione di una parte significativa di una popolazione permette di offrire una protezione e una tutela a tutti, anche a chi non può vaccinarsi per motivi medico sanitari, interrompendo di fatto la catena delle infezioni. Per rispondere a questa cruciale domanda, Grignolio mette in campo strumenti interpretativi molto interessanti e sofisticati, che si rifanno alle più importanti ricerche sui meccanismi neurocognitivi, in relazione alle ragioni evoluzionistiche della nostra capacità di valutare cause, effetti e rischi.

Non voglio anticipare nulla delle argomentazioni e soprattutto delle storie che animano i capitoli di questo libro, per non togliervi il piacere di una lettura che ha una dimensione narrativa da grande racconto. Il libro infatti avrebbe potuto limitarsi a presentare le centinaia di pubblicazioni scientifiche che smontano senza ombra di dubbio e «pezzo per pezzo» tutte le falsità e i pregiudizi che animano il pensiero antivaccinista, e già questo sarebbe stato ed è di per se un racconto affascinante . Ma Grignolio è stato capace di farci vivere dietro quelle ricerche la storia della ricerca scientifica alle prese con i dubbi, le prove, gli «aspri dati», le ipotesi e le «verità» che via via sono state nel tempo acquisite. C’è nel libro il dispiegamento del «metodo scientifico» nella storia degli ultimi 200 anni e quanto gli scienziati siano riusciti a svelare del meccanismo biologico più potente, più complesso e affascinante che abbiamo a disposizione, il sistema immunitario con tutte le difese che mette in campo. E, contemporaneamente, tutto questo è stato calato in una dimensione storica che ci racconta come si sia costruita la moderna politica sanitaria, in grado di raccogliere il meglio della produzione scientifica e trasformarla in concreta risposta e miglioramento delle condizioni di salute e di vita della popolazione del mondo intero. Da questo punto di vista, la vicenda delle vaccinazioni di massa è veramente paradigmatica, sia per la dimensione mondiale della prevenzione, in grado per la prima volta di bloccare per tutti infezioni e malattie che fino al secolo scorso hanno fatto decine di milioni di morti, che per il rapporto tra costi ed efficacia.

Ma nell’opera di Grignolio c’è qualcosa di più, ed è questo in più che ci riguarda da vicino, anche se non siamo scienziati o medici. Ci riguarda, cioè, come cittadini. Nel mio caso, con una parte di responsabilità aggiuntiva, cioè come giornalista. Sto parlando del rapporto tra scienza, politica e informazione. Dovrei dire del mancato o insufficiente rapporto. Soprattutto nel nostro Paese. Quanto valga poco per le classi dirigenti italiane il «pensiero scientifico» lo dimostrano tanti episodi in cui la Politica ha fatto fatica a fare i conti con gli «aspri dati» della ricerca, e questo per non assumersi rischi con il proprio elettorato. Esempi ce ne sono tanti nel libro e Grignolio li racconta molto bene. L’ultimo esempio veramente incredibile è stata la gestione del caso Stamina, dove siamo stati a un passo dall’aver fatto pagare al sistema sanitario nazionale una «cura» che si è rivelata una vera e propria truffa, e questo nonostante per tempo le commissioni di scienziati avessero avvertito dell’inconsistenza totale del metodo Stamina. Ma a ben vedere la resistenza a fare i conti con gli «aspri dati» da parte della Politica, fino al punto di voler cancellare la realtà dei fatti, travalica di gran lunga i confini delle scelte medico sanitarie ed è diventato un modo di essere e di comunicare con l’opinione pubblica.

E io lo so bene, perché nel mio lavoro faccio sempre una fatica enorme a rimettere al centro dei nostri racconti quello che veramente succede, che si tratti dei dati della disoccupazione, piuttosto che dei fondamentali dell’economia o delle comparazioni con quello che succede al di là dei nostri confini. Si assiste cioè a una comunicazione politica dove aumenta il peso della propaganda a scapito di un rapporto franco e motivato con l’opinione pubblica, in una sorta di campagna elettorale permanente, dove l’esercizio della valutazione, in termini di costi, benefici e risultati delle politiche messe in atto viene vissuto con fastidio dalle classi dirigenti di questo Paese. Per me è molto chiaro che questa è una malattia del gioco democratico e le ultime pagine di Andrea Grignolio, quando ricordano che proprio nella verifica continua e fatta da più soggetti indipendenti dei risultati di una ricerca consiste la profonda natura democratica del metodo scientifico, sono per me di grande fascino e aprono nuove prospettive anche al nostro lavoro di giornalisti. In fondo scienziati e giornalisti hanno un campo narrativo che li accomuna, la ricerca della verità o per meglio dire di una verità alle condizioni storiche date.

Andrea Grignolio

Chi ha paura dei vaccini?

prefazione di Riccardo Iacona, postfazione di Gilberto Corbellini

Codice, 2016, XIII-188 pp., € 14

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Una Risposta a Vaccini, fare i conti con i dati

  1. Alessandro scrive:

    Proprio ora che leggo questo articolo che mi trova pienamente d’accordo, questo altro sito pubblica questo: http://www.libreidee.org/2016/07/nazi-medicine-la-chemioterapia-e-gli-altri-7-farmaci-letali/#com-head

    Come fermare questa falsa informazione ammantata oltretutto di facile retorica politica?

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