manoAntonio Lucci

Ci sono personaggi nella storia della cultura, come Georges Bataille e Pier Paolo Pasolini, Hugo Ball e Carmelo Bene (solo per nominarne alcuni), in cui teoria e vissuto fanno tutt’uno. Di certo il medico e filosofo francese Julien Offray de La Mettrie, vissuto nella prima metà del Settecento, fa parte di queste figure leggendarie a metà tra teoria e incarnazione, tra vita vissuta e vita narrata. Nella nuova traduzione curata da Fabio Polidori per Mimesis, in maniera sobria il curatore non cede a biografismi, lasciando parlare un testo dal grande rilievo storico-culturale.

Eppure, anche solo per comprendere il personaggio che si cela dietro alle righe del testo, è necessario per lo meno venire a conoscenza di due aneddoti sulla sua vita. Una vita breve (solo 42 anni) interessante. La Mettrie era un medico geniale, ed era un edonista. Non a caso nell’evento della sua morte si intrecciano questi due caratteri biografici fondamentali: La Mettrie morì, praticamente, di indigestione da paté di fagiano e tartufi dopo un leggendario banchetto dato in suo onore dall’ambasciatore francese in Prussia per ringraziarlo delle straordinarie cure mediche che gli aveva prestato.

Al di là del biografismo, che comunque è irrinunciabile in un’opera che, fin dalla dedica, recita «invio me stesso, non il mio libro», si potrebbe dire che l’innovatività, provocatorietà e – a suo modo – genialità del libro di La Mettrie, sta tutta già nel titolo: L’uomo macchina. La Mattrie è forse il primo grande sostenitore – ed è in questo il primo grande riduzionista – della totale coincidenza di spirito e materia. Anzi, della derivazione dello spirito dalla materia: «Se pensiamo rettamente, se siamo retti, così come siamo allegri e coraggiosi, tutto dipende dal modo in cui è montata la nostra macchina».

Nel testo di La Mettrie, che – come ben rileva Polidori nella prefazione – non fu affatto epocale quando uscì, troviamo però, proprio in virtù di questo materialismo assoluto, i germi di idee importanti e controverse: che avranno poi grande diffusione, sviluppo e seguito nei due secoli a venire.

Quello che il lettore moderno nota innanzitutto in La Mettrie è l’orizzonte scientifico totalmente secolare e secolarizzato in cui si pone. L’anima non esiste, se non come funzione della materia, e non c’è bisogno di alcun garante metafisico della sua immortalità né tantomeno della sua esistenza: «l’universo non sarà mai felice se non sarà ateo».

Il mondo che prospetta La Mettrie è un mondo che vuole e si propone di fare a meno della teologia e di ogni immagine metafisica dell’uomo. Nel far questo è incredibilmente moderno, arrivando addirittura a sostenere una certa uguaglianza di principio (almeno dal punto di vista dell’«argilla» di cui sono composti) tra uomo e animale: «L’uomo è soltanto un animale», principio che poi sarà alla base di molti dei moderni studi nel campo degli animal studies e dell’etica applicata agli animali.

Eppure questa rivoluzionaria vis progressiva nasconde anche dei lati oscuri, che poi le peggiori tendenze del positivismo (si pensi solo ai nomi di Mantegazza e Lombroso in Italia), le teorie della degenerazione ottocentesche italiane e francesi. e le conseguenti ibridazioni tra teorie mediche e teorie politiche agli albori del Novecento, porteranno a compimento: si tratta dei punti dell’Uomo macchina in cui La Mettrie sostiene che il medico dovrebbe essere anche legislatore.

Incarnando qui in poche battute un’idea antica (già Platone rivendicava al suo ceto professionale – quello dei filosofi – la dignità unica adatta a ricoprire il ruolo del legislatore) La Mettrie evoca ante litteram gli spettri della medicalizzazione della società che tanto hanno occupato – e occupano – i dibattiti attuali sulla «biopolitica». Senza voler per questo leggere un testo come quello del medico e filosofo francese con lenti troppo moderne, colpisce che quest’idea del medico-legislatore sia evocata nella stessa pagina in cui si parla dell’ereditarietà di vizi e virtù, idea che poi diverrà il cardine della già evocata letteratura ottocentesca sulla degenerazione.

In conclusione, le poco più di cinquanta pagine di La Mettrie, ottimamente tradotte, contestualizzate e introdotte nella nuova edizione italiana del testo, meritano un posto di rilievo nella biblioteca sia dello storico della scienza che di coloro i quali volessero scoprire un punto di condensazione di quelle tensioni teoretiche tra medicina, politica e filosofia che hanno avuto grande risonanza fino alla metà del secolo scorso e che tutt’ora continuano ad averne.

Julien Offray de La Mettrie

L’uomo macchina

a cura di Fabio Polidori

Mimesis, 2015, 78 pp., € 9

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