01_World Breakers_Credits Centrale Fies + Dead MeatChiara Pirri

Ad accogliere Drodesera è una centrale idroelettrica ancora funzionante, esempio interessante di architettura industriale nei pressi di Dro, in Trentino. A fargli da cornice, il biotopo delle Marocche con le sue imponenti rocce, le Dolomiti sullo sfondo, il lago di Garda e una costellazione di bacini verde-azzurro a pochi chilometri. L’unicità del luogo si riflette in quella del progetto artistico, che dal 1981 Barbara Boninsegna e Dino Sommadossi portano avanti con cura e originalità. Un festival che invita artisti italiani e internazionali, giovani scoperte e nomi affermati, accompagnandoli in un percorso che in molti casi precede e procede oltre i dieci giorni di spettacoli, mostre, laboratori, concerti, dibattiti e tanto altro.

Sede del festival, Centrale Fies è infatti anche un importantissimo centro di produzione e residenza (inserito all’interno di network nazionali e internazionali) e incubatore di idee e progetti innovativi.

Numerosi gli artisti che qui hanno creato i loro spettacoli più importanti: il Teatro Valdoca, i Motus, Antonio Latella, Alessandro Sciarroni, Mutaimago, gruppo nanou, i BERLIN e tantissimi altri. Questo luogo, tra le poche realtà di residenza per artisti in Italia, è anche sede di una Factory che accoglie compagnie alle quali la Centrale offre un supporto alla produzione, promozione e circuitazione degli spettacoli.

Fucina d’idee e progetti in grado di costruire reti di supporto locali e internazionali, Centrale Fies è primariamente la sua linea artistica forte, che risalta da tutte le edizioni del festival, portatrici ognuna di un diverso sguardo sulla contemporaneità. Un tema centrale, con cui ogni opera si pone in relazione, dà organicità alla programmazione. Spettacoli, performance, mostre, concerti costituiscono un universo di cui lo spettatore, come fruitore attivo, può rintracciare i nodi di analisi e le problematiche.

Quest’anno Drodesera è World Breakers: mondi in sgretolamento, non macerie ma confini che si aprono per accogliere l’Altro. World Breakers mostra il momento in cui qualcosa s’infrange: la quotidianità irrompe in un paesaggio artificiale e immaginifico con Philippe Quesne in La Mèlancolie des Dragons; la violenza più efferata entra in una classe di liceo durante l’esame di maturità (Anagoor Socrate il sopravvissuto, che si ispira al romanzo Il sopravvissuto di Antonio Scurati); l’universo familiare fatto di lingua madre e cultura si vede costretto al confronto con un altro mondo in A beautiful ending di Mohamed El Khatib; il disastro di Chernobyl rivive attraverso la testimonianza dell’anziana coppia, che non ha voluto abbandonare il proprio villaggio in seguito all’esplosione (BERLIN, Zvizdal).

Il passato e il futuro si scontrano: Sotterraneo porta in scena una riflessione cinica e brillante sul post-umano (Postcards from the future), Vanja Smiljanić presenta uno studio sulla setta religiosa dei Cosmic People / Cybernetic War; l’artista angolano Nastio Mosquito, (attualmente in mostra alla Fondazione Prada di Milano) combina musica, video, installazione e performance per trattare i temi dell’eredità culturale; Luigi Presicce propone un ciclo filmico sulle sue performance, che affronta parallelamente eventi storici, politici e simbologie astrali e alchemiche; Blauer Hause, festival sonoro, con Giulia Morucchio presenta ascolti dedicati a ciò che resta sul piano sonoro dell’atto performativo. Inoltre giunge quest’anno alla terza edizione il premio “Live Works”, dedicato alla performance e curato da Barbara Boninsegna, con Simone Frangi di Via Farini (Milano), Daniel Blanga Gubbay di Aleppo (Bruxelles) e Denis Isaia del Mart di Trento e Rovereto.

Nel luogo in cui arte visiva, teatro, cinema e tanto altro possono convivere in un territorio liminale, le specificità di ciascun medium sono reinventate attraverso un dialogo armonico, molti altri artisti ci condurranno oltre la nostra “comfort zone”.

Centrale Fies è anche B-FIES, una crew di fotografi e video maker che testimoniano attraverso veri e propri reportage, progetti speciali e una cifra stilistica riconoscibilissima, tutte le attività della Centrale (residenze, festival, vita quotidiana), costituendo un archivio d’immagini e filmati (integrali e trailer) di alcune tra le opere più rappresentative della scena contemporanea. Centrale Fies è inoltre “Fies Core”, label che cura progetti di narrazione e comunicazione glocal e cultural-based legati alle identità territoriali, oltre che “Fies project”, attraverso cui la Centrale si apre alle scuole per avvicinare i bambini e i più giovani alle arti contemporanee.

Si tratta di attività multidisciplinari, che vivono di contributi pubblici, ma non solo, spiega Dino Sommadossi: “I finanziamenti pubblici sono indispensabili per l’arte e la cultura, ma da noi non superano il 50% dei finanziamenti totali, infatti Centrale Fies persegue – e questo è un altro tratto peculiare - l’auto-sostenibilità attraverso bandi, finanziamenti privati, attività economiche parallele (affitto degli spazi, attività di counseling, etc) e dalla ricaduta economica delle attività primarie della Centrale (circuitazione degli spettacoli, biglietti e altro.

A fare la differenza è anche la modalità di scelta degli spettacoli, che non segue la logica della “prima nazionale”, messa in atto da tutti quei festival che ricercano una più ampia ricaduta mediatica, a discapito della circuitazione.

Centrale Fies sceglie di stare dalla parte degli artisti: attitudine al rischio, intuizione, ricerca, progettazione, disposizione al dialogo e alla condivisione, sembrano essere le sue parole d’ordine.

World Breakers

Drodesera XXXVI

22 Luglio al 30 Luglio 2016

Centrale Fies, Dro (TN)

http://www.centralefies.it/

Alfabeta2, media partner del festival, pubblicherà alcune delle video-interviste agli artisti di World Breakers, curate da Dalila D’Amico e Chiara Pirri.

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