sciola pinuccioBenedetta Saglietti

In quali modi si faceva musica ieri e l'altro ieri e come ci si immaginava il futuro musicale? Come lo si fa, adesso, questo futuro? Arduo dar conto di tutte le innovazioni nella musica d'oggi, anche se ci sono delle costanti. A partire dal disco d'oro "maxi-singolo" a 12 pollici con immagini, saluti, suoni e musiche terrestri, mandato in orbita nel 1977 con la sonda Voyager 1, lo sfruttamento dello spazio cosmico a fini musicali non passa di moda. Un esempio è Le Noir de l'Étoile di Gérard Grisey (1990), un brano misterioso e bellissimo per sei percussionisti in cui il ritmo di una pulsar, una stella che emette periodicamente brevi impulsi di radioonde, interagisce con strumentisti e nastro magnetico: si ascolterà alla Chigiana, nell'ambito del festival, il 1° agosto, e poi il prossimo 12 novembre al Pirelli Hangarbicocca nell'ambito di Milano Musica, rassegna che è un riferimento sicuro per la musica contemporanea.

Anche la Red Bull Music Academy ha chiesto con una call for ideas a creativi provenienti da mondi diversi d'immaginare il futuro della musica. Lo spazio fisico, ad esempio, è al centro di "Gan", pensato dallo scrittore Adam Harper: un campo da golf nel quale il reciproco influenzarsi di ascoltatore-paesaggio-installazione sonora genererebbe, a seconda del percorso compiuto, l'esperienza musicale.

Il paesaggio inteso come "cocreatore" musicale non è una novità (le soundscape compositions di Barry Truax e Luc Ferrari nacquero negli anni '70), e nelle università americane e francesi l'ecomusicologia e l'ecocriticism studiano il fenomeno. Anche per la British Library il patrimonio immateriale di suoni del paesaggio e della natura deve essere tutelato e conservato e quindi hanno messo online un archivio ad hoc.

Sempre in ambito paesaggistico, ecco le sound sculptures al confine tra arte e musica: un esempio è il High Tide Organ a Blackpool, nel quale l'energia delle onde del mare è l'interprete, o il visionario Singing Ringing Tree, suonato dal vento a Burnley, concluso nel 2006 dagli architetti Mike Tonkin e Anna Liu: entrambe le sculture si trovano nel Lancashire, in Inghilterra. In Italia maestro di quest'arte era Pinuccio Sciola, le cui pietre, da lui incise parallelamente, diventano sculture e acquistano una voce. Strumenti percussivi "gentili", poiché vanno accarezzati e non percossi, visibili nel suo parco di San Sperate (Cagliari), ma anche all'Auditorium Parco della Musica, a Roma e in giro per mezza Europa. Sciola affermava che è la pietra ad avere una sua memoria sonora: il calcare ha un suono liquido, il basalto quello della terra e del fuoco. Il più bel documentario sull'artista è di Beat D. Hebeisen.

Altro capitolo sono quegli strumenti tecnologici che interagiscono col corpo umano per produrre suoni, modificazioni corporee quasi cyborg-musicali. Ad esempio Neil Harbisson, affetto da acromatopsia, per mezzo di un dispositivo "ascolta" i colori, le cui frequenze codificate sono trasformate in suoni. Il media-artist, musicista-ingegnere Dmitry Morozov, ha ideato un "tatuaggio musicale" che somiglia a un codice a barre, ma è una partitura corporea attivata tramite un sound controller appoggiato al braccio, congegno rudimentale, inventato come altre sue creazioni (tipo la Metaphase Sound Machine) ricorrendo a arduino nano e un controller per la Nintendo Wii.

Il corpo è un laboratorio di sperimentazione musicale: sfruttando il biofeedback, il sistema di monitoraggio delle funzioni vitali del corpo umano, e un software collegato a uno stetoscopio elettronico, inventato dal musicista jazz e terapeuta olistico newyorkese Milford Graves, il batterista Greg Fox ha composto le varie track del suo Mitral Transmission.

Attraverso alcuni sensori, applicati al suo corpo e collegati a un computer, Fox si è messo in ascolto di se stesso: dal canovaccio sonoro costituito dal ritmo e dalle diverse altezze del battito cardiaco e del movimento muscolare ha tratto le sue composizioni. Il risultato è una musica poliritmica, che coniuga il biofeedback alla generative music teorizzata da Brian Eno.

In ambito compositivo si ricorre a materiali inconsueti, in particolare l'acqua, già nel Water Concerto (1998) e nella Water Passion (2000) di Tan Dun, o le waterbowls amplificate dai microfoni subacquei impiegate da Tomoko Sauvage, con un risultato tra glassarmonica e campane tibetane. L'acqua è sfruttata anche nella composizione klangNarbe (la cicatrice del suono) di Marina Khorkova, interpretata dal Trio Accanto ai Ferienkurse di Darmstadt 2014. Compiono 70 anni quest'anno i Ferienkurse e sono un altro punto di riferimento della musica contemporanea, al via il 29 luglio.

O, ancora, le creazioni dell'artista e compositrice Christina Kubisch che, già a partire dalla fine degli anni '70, sfruttavano circuiti elettromagnetici, rendendo udibile per induzione il flusso magnetico che si ascoltava attraverso un mixer. Kubisch ha declinato la sua arte acustica anche nelle Electrical Walks, passeggiate urbane, condotte con una speciale mappa, per letteralmente ascoltare la voce - soprattutto - della città. Una rabdomanzia sonora, che consente all'ascoltatore l'esplorazione uditiva del background acustico-elettromagnetico nascosto in ogni dove, documentata nel bel What we don't see di Anna Katharina Wohlgenannt. Una menzione merita anche il bel progetto digitale sul suono di Berlino del team Hendrik Lehmann, Julia Gabel, Vitali Rotteker, Tim Crombie e Philipp Bock per il Tagesspiegel.

Per restare in tema di vibrazioni e tornare alla natura: il Data Garden Quartett, première al Philadelphia Museum of Art nel 2012, è costruito sugli impulsi elettronici generati da 4 piante tropicali, poi amplificati. La viennese Vegetable Orchestra esiste invece dal 1998: a partire da frutta e verdura costruiscono strumenti "bio" che poi suonano. C'è poi il Quiet ensemble (Fabio Di Salvo e Bernardo Vercelli) che sonorizzano della frutta in Natura morta (2014). Il bernoccolo della natura ce l'hanno sempre avuto: cominciarono col far dipingere e suonare 25 lumache su una lastra di plexiglass, all'opera nell'ipnotico Orienta. Associando a ogni lumaca millesimi di secondo di suoni, pre-registrati in studio con microfoni di precisione, e abbinando il suono alla velocità delle chiocciole, alla fine hanno dato a ogni chiocciola la propria "voce" che corrisponde al loro movimento: l'effetto è allo stesso tempo danza, pittura astratta e musica. Avevano già sonorizzato dei pesci (Quintetto) e fatto suonare una ninna nanna a dei topolini che correvano su delle ruote in Orchestra da camera, 2013.

Cambiando ambito, nuove sono le forme non solo di distribuzione musicale, ma anche di "making-of". Jonathan Dagan ha creato il DNA-Project, un album-making-experience, ovvero il work in progress dell'album 401 days, i cui progressi sono stai messi online (sul modello della timeline lineare o del DNA reticolare) in tempo reale e condivisi man mano che andava delineandosi. Open source, remix, connessione con l'audience sono le parole chiavi. Similmente PJ Harvey, con la band e il suo producer, memore delle esperienze di Marina Abramović, ha composto l'album The Hope Six Demolition Project in un'ala di vetro unidirezionale concepita da Artangel - può essere vista, ma non vedere chi la guarda - nella Somerset House a Londra: un'installazione architettonica e allo stesso tempo un modo per demistificare il mito della creazione musicale.

Sul versante live degna di nota è stato Tweet, per pubblico, Twitter e iPad controllers (Politecnico di Milano, sede Bovisa, MiTo settembre musica 2010) un concerto interattivo per esecutori e pubblico di Luke Dahl, Jorge Herrera, Carr Wilkerson, Robert Hamilton, in cui i tag dei Tweet convertiti live generavano un tessuto sonoro-ritmico visibile sul Twitter wall.

Altra frontiera è quella delle app. Una delle prime e più celebri è l'Orchestra App, che consente di avere a disposizione la londinese Philharmonia Orchestra guidata dal direttore Esa-Pekka Salonen. Mogees, invece, è stata inventata da Bruno Zamborlin per portare la musica elettronica nelle strade in modo semplice. È un sensore che si applica alle superfici degli oggetti, va collegato alla presa delle cuffie tramite un cavetto analogico creato su misura e di qui allo smartphone. Il sensore converte le vibrazioni prodotte toccando un oggetto in un segnale audio, istantaneamente trasformato da un software in suono. Il software riconosce cinque gesti e li collega a cinque note di una scala a scelta dell'utente. Uno strumento che non presenta nessuna regola predefinita per un performer/compositore significa libertà assoluta. Secondo l'Interactive Machine Learning sono infatti i musicisti che dettano le regole di come si potrà suonare lo strumento, sfruttando il loro talento.

Anche altri inediti strumenti musicali, come il Geps (Gesture-Based Performance System) di Cedric Spindler e Frederic Robinson, sfruttano i gesti corporei per creare un suono. Non a caso all'IRCAM (l'Institut de Recherche et Coordination Acoustique/Musique fondato da Pierre Boulez) esiste un gruppo - il Sound Music Movement Interaction Team - specificamente dedicato allo studio dell'interazione suono-movimento Di certo molta musica mixata con la tecnologia si può scoprire al Music Techfest.

Un'altra strada ancora, infine, è segnata dall'arte contemporanea e dall'ibridazione: ad esempio modificando un "vecchio" strumento, un pianoforte a coda, facendone una sorta d'installazione vivente. Il pianoforte col buco, il pianista che suona da dentro il brano Stop, Repair, Prepare: Variations on Ode to Joy for a Prepared Piano e, contemporaneamente, muove col suo corpo lo strumento in un spazio vuoto è insieme performance, ripensamento dell'Inno alla gioia di Beethoven, pura arte concepita dal duo di artisti visivi Allora&Calzadilla. Nata per il Moma nel 2011 in Italia è stata ospitata dal Castello di Rivoli e alla Fondazione Trussardi di Milano (qui interpretata da Luca Ieracitano).

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