L’Africa prefigurata da Raymond Roussel nella stesura del suo romanzo Impressions d’Afrique (1910) è un paesaggio irreale, che non ha altro scopo che quello di servire da sfondo ad un procedimento combinatorio, basato su continue reazioni a catena di parole e accostamenti arbitrari di mondi differenti.

Illeggibile e selvaggia - non in senso pittoresco ma perché furiosamente incline ad assorbire tutte le informazioni suggerite dai regimi culturali occidentali e a risputarle in un ibrido imprevedibile – anche la nostra Africa non ha più a che fare con una ricerca delle origini ma con la scoperta di nuove destinazioni.

Questo progetto cerca di conferire alla dinamica e alla presenza corporea altri statuti – configurazioni coreografiche inedite ed in questo senso la ricerca sul movimento ne costituisce l’aspetto fondante.

La performance presenta i personaggi di un romanzo d’avventure che non c’è e li colloca in successione nello stesso luogo “qualsiasi” per analizzarne il comportamento. Vedremo una donna destinata al sacrificio, una pattuglia di marines in avanscoperta, dei guerrieri esperti di tecniche di ipnosi… ma sono corpi che non sanno più che farsene di una storia. Il loro scopo è individuare e far emergere la postura di un corpo nuovo nel momento esatto in cui decide di presentarsi davanti al reale.

Con Il giro del mondo in 80 giorni, Quattro danze coloniali e Impressions d’Afrique il gruppo mk ha prodotto negli ultimi anni un repertorio coreografico sempre in bilico tra paesaggio puro e ricostruzione tormentata dell’esotico. Il corpo è qui ossessionato dall’incontro con l’Altro, dal commercio e dallo scambio delle reciproche differenze,

Lo spettacolo ricalca il romanzo d’avventura o più semplicemente la vocazione turistica della nostra società, ed è offerto come padiglione da expo universale che assembla immagini e danze quasi esotiche sotto l’imperturbabile sigla di un Ovunque contemporaneo, irresponsabilmente ricollocato in Africa.

Al primo incontro nella foresta con una tribù indigena armata e minacciosa, l'antropologo Miklucho Maklaj decide di stendersi per terra e dormire. Gli indigeni, colti di sorpresa da tanta arrendevolezza, lo lasciano illeso. E poi lo accettano.”

La performance ha debuttato nel maggio 2013 presso il Museo Etnografico Pigorini di Roma accompagnata da un talk a tematica postcoloniale, che ha confermato il suo carattere di report antropologico su tradizioni coreografiche inesistenti. Nel giugno dello stesso è stata inaugurata alla BiennalDanza di Venezia una versione aperta alla partecipazione di performer esterni.

Impressions d’Afrique

con Philippe Barbut, Biagio Caravano, Marta Ciappina, Andrea Dionisi, Laura Scarpini
coreografia Michele Di Stefano
musica BIGG, Riff Raff, Geir Jenssen, Mahmoud Ahmed, Lorenzo Bianchi Hoesch
disegno luci Roberto Cafaggini
organizzazione Carlotta Garlanda con Francesca Pingitore
produzione mk 2013, Regione Lazio Assessorato alla Cultura Arte e Sport
in collaborazione con Routes Agency, Museo Nazionale Preistorico Etnografico Luigi Pigorini Roma e MELA/European Museums in an age of migrations
con il contributo MiBACT
durata 50’

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