cesareMarco Pacioni

Da chi comincia l’Impero? Domanda alla quale non si è mai smesso di rispondere, nei secoli della storia occidentale. (Anche di recente, proprio all’inizio del nuovo millennio, uno dei più fortunati testi di riflessione e teoria politica di Negri e Hardt ha come titolo proprio Empire.) Risposte sono state date sia da parte di chi ha voluto legittimare filiazioni politiche con secondi e terzi imperi, sia da parte di chi si è impegnato nel corso dei secoli a stabilire di chi fosse la primazia fra imperatore e papa. Nel corso dello sviluppo degli stati nazionali, e in tempi più recenti con il venir meno della figura dell’imperatore, queste dispute hanno poi riguardato più generalmente i rapporti tra chiesa e stato e, estendendo il discorso, la non mai sopita questione del rapporto fra il sacro e il politico.

Negli Occhi di Cesare Luciano Canfora affronta la questione della genealogia imperiale nel poeta della Commedia, mostrando che le fonti latine a sua disposizione riguardavano, tra le altre, anche le celebri Vite dei Cesari di Svetonio. È in questo libro che trova eco, secondo Canfora, la descrizione dantesca di Giulio «Cesare armato con li occhi grifagni» (Inf. 4, 123). Sempre secondo lo studioso, è soprattutto da Svetonio che Dante fa propria l’idea che non Ottaviano Augusto, ma Giulio Cesare è l’iniziatore dell’Impero.

L’impero è per Dante l’acquisizione della dimensione universale della Repubblica. (Come ribadirà, per lo meno a parole, anche la rifondazione della pax augustea.) Tra la Repubblica e l’Impero, come tra i rivali Catone il Censore e Giulio Cesare, vi è un rapporto di propedeutica necessità in Dante, secondo Canfora. Così il suicidio di Catone e, per questo, la sua sorprendente posizione a guardia del Purgatorio (luogo di passaggio e di espiazione da peccati non mortali, come invece è il suicidio) costituiscono la necessaria incarnazione o il sacrificio della virtù politica oltre i confini della stessa romanità repubblicana e verso una libertà che non sia solo condizione, ma possibilità e ricerca perpetua. Il suicidio – il peccato di Giuda che vale già la dannazione massima per aver tradito, come hanno tradito Bruto e Cassio uccisori di Cesare – costituisce un’eccezione teologica troppo vistosa per Catone, e tale da non poter essere giustificata se non in una polarità che sia politica. Polarità che trova proprio negli assassini di Cesare masticati da Lucifero una sorta di contrappasso agli antipodi dell’Inferno geografico, ma in prossimità dell’Inferno narrativo, essendo l’inizio del Purgatorio, luogo dove si trova Catone, subito dopo la fine della cantica infernale, dove si trovano Bruto e Cassio. A causa del suicidio che è il peccato della disperazione assoluta e dal non essere stato battezzato cristiano e dunque purgato dalla macchia originaria, nel luogo per eccellenza della speranza e della purgazione qual è il Purgatorio, Catone assomma su di sé una serie di eccezioni religiose che solo una comprensione politica del personaggio possono giustificare.

Dagli «occhi grifagni» di Cesare, e dall’eccezione catoniana che apre le porte della luce della speranza e chiude nella disperazione dell’assenza della vera luce anche chi, come Virgilio, ha avuto soltanto la colpa di non aver potuto conoscere il cristianesimo, secondo Canfora si intuiscono la distinzione e autonomia dell’istituzione politica dall’istituzione religiosa, a Dante tanto care quanto i riferimenti alla cultura latina ai quali esse si appoggiano. Scrive Canfora: «Per Dante, Catone è colui che “vita rifiuta” per la libertà: ed è proprio quel gesto estremo che spinge Dante a conferire a Catone un ruolo primario, all’ingresso del regno della luce. E nondimeno la vittoria di Cesare su Catone, a Tapso, premessa del suicidio eroico dell’irriducibile repubblicano […] compone questo dissidio in una visione più alta». Soprattutto in una visione nella quale le genealogie cristiane della chiesa e del politico, pur essendo entrambe universali, non coincidono.

Canfora estende la sua ricognizione dantesca della genealogia imperiale romana oltre la Commedia alla Monarchia, nella quale si palesa in tutta evidenza la questione correlata a quella della tradizione degli imperatori e cioè quella dell’impero universale alla quale si è accennato. A chi e perché spetta la monarchia universale, cioè il governo del mondo? La risposta di Dante, secondo Canfora, è che il governo del mondo è stato dato da Dio come compito politico ai Romani. Ciò taglia fuori sia la possibilità che prima dei Romani l’impero universale potesse essere di altri, di Alessandro Magno ad esempio, sia soprattutto che l’investitura per la legittimazione dell’impero universale dovesse passare attraverso la chiesa. Con Cesare, e prima della nascita di Cristo, Roma sarebbe già investita del compito della monarchia universale. Compito che viene ribadito dal poeta, sottolinea Canfora, nella centralità nel Paradiso del più cesaropapista degli imperatori e cioè Giustiniano. Proprio la non sudditanza alla legittimazione del papa dell’impero, l’idea che il governo del mondo sia esclusivo affare dell’imperatore, in quanto Dio stesso avrebbe stabilito per l’impero una genealogia cristiana che con Giulio Cesare precede la nascita di Cristo e della chiesa, secondo Canfora ha comportato la lunga scomunica cattolica – ufficiale addirittura fino al 1965, cioè fino al Concilio Vaticano II – del libro della Monarchia e più in generale un non mai conciliato rapporto con tutta l’opera di Dante.

La perspicace lettura degli «occhi grifagni» di Cesare, nonché l’accurata disamina della biblioteca latina a disposizione del poeta della Commedia da parte di Canfora, paiono suggerirci un Dante non solo poeta teologo, ma anche poeta politico e giurista che sembra aver preceduto di secoli la famosa sentenza di Alberico Gentili: Silete theologi in munere alieno!

Luciano Canfora

Gli occhi di Cesare. La biblioteca latina di Dante

Salerno, 2015, 97 pp., € 8,90

Tagged with →  
Share →

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Il tuo commento dovrà essere approvato prima di apparire.

Iscriviti alle notizie da alfabeta2 e alfapiù

* = campo richiesto!
Almanacco
Il primo Almanacco di alfabeta2 che riassume come «cronaca di un anno» l’attività di www.alfabeta2.it sul tema Post-futuro. Con sconto 30%!
La moneta del comune
Il secondo libro della collana alfalibri: La moneta del comune a cura di Andrea Fumagalli ed Emanuele Braga. L’obiettivo è semplice creare un ambiente socio-economico ed ecosostenibile in grado di produrre per sé e non per il profitto e la rendita.