sleepCetta Petrollo

Sonnologie, ultima raccolta di Lidia Riviello – attiva dal 1998, prefata da Edith Bruck, Edoardo Sanguineti e Carla Vasio – esce per Zona nella bella collana Zonacontemporanea, a sette anni dalla pubblicazione di Ritorno al video. Anni questi, come drammaticamente sappiamo, decisivi per la storia globale – dalla crescita esponenziale delle stragi ed esecuzioni rivendicate dal terrorismo islamico alla mutazione delle correnti migratorie nell’area mediterranea, sino al forse definitivo imporsi della cultura di mercato nell’uso e nella diffusione delle nuove tecnologie.

Il sonno in cui sono immerse la stanca cultura europea e le raffinate propaggini dei suoi letterati, dimostratesi incapaci dei risvegli prefigurati, in altre parti del mondo, all’inizio degli anni Ottanta («Col demiurgo Feydan, con Nelson Mandela / noi ci chiamiamo fuori ce ne laviamo le mani / e così sia. / Ma non è soltanto per ruffianeria / ma non è soltanto per ruffianeria / è che siamo proprio tagliati fuori / noi vecchia Europa, / fuori dalla fame, dal dolore, dalla memoria, / fuori dal moto rivoluzionario della storia»: Elio Pagliarani, La bella addormentata nel bosco), è rappresentato in Sonnologie da un susseguirsi di terzine e distici epigrammatici disposti a mosaico, ritorni di incipit e lenti caroselli di versi.

Un’architettura intermittente, nell’allerta di un sogno-sonno insieme vigile e appannato. I dormienti si abbandonano incoscienti in un ricovero malato, simile a un ospedale, a una desolata biblioteca o a una barca senza conducente. Si allude e si fa esplicito cenno, in parallelo, alle zattere umane abbandonate in mare, e alla supposta democrazia del digitale che afferma il potere del guidarsi da sola, senza autisti-scafisti («dai vetri fissati in previsione di una tautologia addensante scompare / la definizione di conducente»; «sebastian thrun non risponderà alle e mail / vive dove nevica sempre»; «corrispondono a solitudine sul molo i salvataggi in forme estreme / dell’ultimo utente / infranto nel sonno libero»).

L’assoluta e significante eticità di questo libro, sbalzata fuori dalla dimensione del comico e da ogni maniera sperimentale, è sostenuta dal ritmo costante del discorso poetico. Ritmo timidamente perseguito ma che si impone, musicalmente, all’interno dei versi e al di là dei loro incipit tipografici: settenari, ottonari, novenari, quinari e anche endecasillabi punteggiano la spietata osservazione dei dormienti e dei mostri aleggianti intorno al loro sonno. Sono appunto Sonnologie, come in questi frammenti esemplari: «in un fascio di rose / non trovano altre immagini che l’essere sulla barca, / molto infelici e speculari alle pause della storia»; «alla battaglia si va senza metodo, souvenir si chiama / la piaga o la pratica del sistema, / punto di pianto / e riflessione frammentaria».

Il poeta scommette di dire il mondo per noi e, per farlo, dà una strattonata alle visioni e ai linguaggi della ricerca linguistica degli ultimi venti anni; supera la forma poematica – inadatta a raccontare la storia quando la storia si sta ancora formando – per aderire, in dissolvenza, a quella epigrammatica dove la significanza si coagula intorno a ben precise posizioni, distanze, rifiuti: «una volta si sognava senza produrre / l’istituto chiede di amministrare mitologie utili per questo sistema»; «vorrebbero trattare il corpo ma si / lanciano nel massaggio prima / della scena madre»).

Il mosaico che si compone, nell’architettura della disseminazione, ha in sé quella precisa e imperiosa necessità del dire che è il presupposto indispensabile per quella nuova poetica di cui abbiamo bisogno per uscire dal sonno.

Lidia Riviello

Sonnologie

con una nota di Emanuele Zinato

Zona, 2016, 58 pp., € 10

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