imagesMarina Beer

Anna Maria Ortese (1914-1998) ha sempre avuto un rapporto profondo con il mondo degli animali (come Elsa Morante: eccezionali entrambe anche in questo tra gli scrittori italiani). Bastano i titoli-totem dei grandi romanzi (L’Iguana, Il cardillo addolorato): la questione moderna dell’‹‹animale›› come ultima (o prima) frontiera dell’umano è impaginata da Ortese a piene mani ovunque nella sua narrativa, che è stata fino alla fine zoomorfa e metamorfica. Animalismo e consapevolezza della sparizione della Natura vengono però divulgati con passione profetica soprattutto nei saggi e negli articoli scritti fra gli anni Settanta e Ottanta – contemporaneamente agli inizi dei movimenti per i diritti degli animali e l’Animal Welfare e dei movimenti ecologisti – ora raccolti con cura e dedizione da Angela Borghesi nel volume Le Piccole Persone: appunto gli animali, le cosiddette persone non umane. Essi occupano la scrittura della Ortese giornalista fin dagli esordi – l’elzeviro Gli amici senza parole del 1940 già contiene in nuce la maggior parte dei temi della sua riflessione.

L’animalismo e l’ecologismo di Ortese sono estravaganti, tragici e veementi, ma senza militanze ed etichette politiche – né esplicite, né corrette. L’unica militante che cita con sublime sprezzatura è la vera ‹‹regina di Francia››, la Brigitte Bardot delle campagne animaliste (e lepeniste). Poetiche e impolitiche, anacronistiche, eccessive e insieme vertiginosamente attuali queste prose, di cui molte inedite, sono ora pubblicate da Adelphi, editore che da anni sta rendendo giustizia all’opera di Ortese, e che da tempo persegue con sistematicità la divulgazione di testi dedicati agli animali e all’‹‹animale››: da Konrad Lorenz a Temple Grandin, da John M. Coetzee (con il titolo La vita degli animali, la prima versione, del 1999, di Elizabeth Costello, 2003) a Gerard Durrell, da Presenze animali di James Hillman fino al Cacciatore celeste di Roberto Calasso, che al rapporto tra uomo e animale è interamente dedicato.

Che cosa è dunque l’animalismo di Ortese? Se retorica, stile e fiammeggianti ricami barocchi risplendono ai margini di questo suo bestiario minore, il cuore di esso è una logica apocalittica, ferrea e magmatica. Ortese antepone tutte le offese fatte per rapacità dall’uomo alla Natura e alle sue creature, nel corso della storia del pianeta, anche a quelle inflitte dall’uomo alla stessa specie umana: per lei l’homo sapiens, ultimo agente del non-umano, è fin dal principio della sua storia il genocida della Natura e sarà forse da ultimo la vittima ‹‹dell’Universo››. E se nel 1965 la Natura-Iguana ancora chiede aiuto agli uomini ‹‹per non essere abbandonata [...] dato che sarà difficile, per essa, vivere senza di noi››, nei fatali anni Ottanta, quando la distruzione è ormai compiuta, Ortese vagheggia un tempo – quasi messianico – in cui soltanto la natura ‹‹angelica›› dell’animale potrà forse redimere l’uomo ‹‹degradato da creatura a padrone››. I lettori di oggi sanno che forse quel tempo è davvero arrivato.

‹‹Quando sono nata l’universo era ancora visibile››: questo l’incipit folgorante di questa raccolta di prose da leggere oggi come breviario inquietante e tormentoso per il nostro presente, discorso del mondo oscuro nel quale ci stiamo inoltrando, ‹‹nei popoli e nei tempi privi di malinconia [...] che salgono o discendono furiosamente i crepacci del vivere››: sono guizzi fulminei e tortuose illuminazioni che rischiarano paesaggi divenuti anche troppo familiari. Ed ecco la singolare miseria del modo italiano di porsi davanti alla Natura e all’animale, alla società e allo spirito; lo scandalo della sofferenza degli animali, della macellazione industriale e della vivisezione; e quello ancora maggiore dell’indifferenza davanti alla tortura dell’animale, che equivale all’odio per l’uomo, ridotto anch’esso a cosa – e così Ortese spiega non solo le torture e i genocidi del Novecento (una tesi che non è solo la sua, quella dello specismo come archetipo inconscio del razzismo), ma anche il sadismo innato (inconscio e latente) nell’uomo moderno. È vero, la percezione perturbante, kafkiana, che ‹‹gli animali, come noi li chiamiamo, potrebbero non essere affatto animali, come l’uomo, forse, non è l’uomo››, convive con stralunate perorazioni a favore di lupi e cani assassini, esiti estremi di un’antropomorfizzazione dell’animale immune da darwinismo o neodarwinismo. Consiglio però a tutti di rispondere alle 18 domande antropomorfe del Questionario in difesa degli animali probabilmente destinato da Ortese negli anni Ottanta alle scuole – un arduo «esercizio spirituale», tra arte concettuale e coscienza civile. Insomma, questo libro di ombra e di lampi è un piccolo classico della letteratura novecentesca sugli animali.

In un recentissimo intervento su doppiozero Angela Borghesi accosta il libro di Ortese da lei curato all’enciclica di papa Francesco Laudato si’, e commenta quasi delusa le recenti parole del papa contro la ‹‹gente tanto attaccata ai cani e ai gatti›› che poi lascia ‹‹senza aiuto la fame del vicino o della vicina››. Ma se a Ortese trent’anni fa era forse lecito essere ‹‹tanto attaccata ai cani e ai gatti››, oggi ha ragione Francesco. Oggi infatti i diritti degli animali stanno (apparentemente) diventando parte del senso comune globale della parte più ricca del mondo e della sua ideologia. Emarginati e quasi del tutto distrutti insieme ai loro habitat, gli animali sono diventati anche in Italia persone di famiglia e protagonisti del discorso quotidiano. Filosofia, cinema, letteratura, editoria e rete li mettono al centro. Perché?

Forse anche perché l’antropomorfizzazione degli animali e l’animalizzazione dell’uomo mettono al riparo il nostro senso comune dalla presenza e dai transiti di altre vite, alle quali vogliamo restare indifferenti, alle quali non vogliamo dare valore di vita e dalle quali – come un tempo dagli animali – ci sentiamo solo minacciati. Vite che entrano in contatto con le nostre solo come immagini e notizie. Vite di cui non vogliamo sapere nulla. Vite umane in esubero scacciate da territori resi inabitabili e devastati, non-cittadini, non-uomini, scarti dello sviluppo globale uccisi ogni giorno a centinaia nel nostro mare.

Anna Maria Ortese

Le Piccole Persone. In difesa degli animali e altri scritti

a cura di Angela Borghesi

Adelphi, 2016, 271 pp., € 14

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