Oggi su alfadomenica:

  • Marina Beer, Anna Maria Ortese, se questo è un animale:  Anna Maria Ortese (1914-1998) ha sempre avuto un rapporto profondo con il mondo degli animali (come Elsa Morante: eccezionali entrambe anche in questo tra gli scrittori italiani). Bastano i titoli-totem dei grandi romanzi (L’Iguana, Il cardillo addolorato): la questione moderna dell’‹‹animale›› come ultima (o prima) frontiera dell’umano è impaginata da Ortese a piene mani ovunque nella sua narrativa, che è stata fino alla fine zoomorfa e metamorfica. Animalismo e consapevolezza della sparizione della Natura vengono però divulgati con passione profetica soprattutto nei saggi e negli articoli scritti fra gli anni Settanta e Ottanta – contemporaneamente agli inizi dei movimenti per i diritti degli animali e l’Animal Welfare e dei movimenti ecologisti – ora raccolti con cura e dedizione da Angela Borghesi nel volume Le Piccole Persone: appunto gli animali, le cosiddette persone non umane. Essi occupano la scrittura della Ortese giornalista fin dagli esordi – l’elzeviro Gli amici senza parole del 1940 già contiene in nuce la maggior parte dei temi della sua riflessione. Leggi: > 
  • Enrico Testa, Leo Spitzer, scrivere di espedientiA volte gli anniversari servono a qualcosa. È forse anche per la ricorrenza del centenario della Prima guerra mondiale infatti che oggi, a quarant’anni dalla sua prima traduzione italiana presso Boringhieri (la splendida versione di Renato Solmi qui mantenuta), si ripresenta dal Saggiatore in una veste nuova e più ricca e in un contesto nel frattempo radicalmente mutato, un capolavoro della storia e della linguistica come le Lettere di prigionieri di guerra italiani di Leo Spitzer. Apparso la prima volta in tedesco nel 1921, il libro nacque dal caso: la decisione da parte del Ministero della Guerra austro-ungarico di affidare il compito di censore della corrispondenza dei prigionieri italiani, per lo più contadini con scarsa dimestichezza con la penna, a un giovane filologo romanzo destinato, a parere di Cesare Segre, a «giganteggiare tra gli esponenti maggiori della linguistica della prima metà del Novecento» e a diventare, secondo le lapidarie parole di Harold Bloom, «uno dei pochi eruditi critici moderni che contano». Spitzer, con un intuito pioneristico che restituisce piena dignità umana ed espressiva a testi la cui umiltà e rozzezza li facevano solitamente disprezzare dagli storici, sfruttò appieno l’occasione costruendo un libro capitale del Novecento. Leggi: >
  • Semaforo: Diversità - Lutti - Robot. Leggi: >
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