Oggi su AlfaDomenica:

  • Piero Del Giudice, La giungla padana. Arcangeli in cattedra: In coda alle manifestazioni per il centenario della nascita di Francesco Arcangeli (Bologna 1915-1974) escono dal Mulino – in collaborazione col «fondo librario Roberto Tassi» dell’università di Parma – le sue lezioni nel primo biennio della cattedra di storia dell’arte – 1967/68, 1969/1970 – che terrà, sino alla morte, nell’università della sua città. Arcangeli vi dichiara la propria continuità con l’insegnamento di Roberto Longhi (che su quella cattedra lo aveva infatti preceduto dal ’34 al ’49): colui che aveva svelato uno spazio culturale nuovo e nuovi protagonisti della storia dell’arte «rivelando l’esistenza potente di una grande tradizione di Val Padana, ben distinta da quella tosco-romana o anche veneziana», e le cui lezioni – aggiunge Arcangeli – sono  «un incontro con me stesso, con i tramandi più profondi e originali della mia terra, quelli che la polvere dei secoli aveva velato». Per il dibattito del presente vale infatti, per lui, la sintesi longhiana (tra romantica e marxiana) per cui «l’arte è liberazione di sentimenti in forma di gratuito, irretribuibile lavoro umano». Leggi: >
  • Daniela Angelucci, José Gil, Deleuze e le vicissitudini dell’immanenza: Tra i tanti concetti problematici e fecondi della filosofia di Gilles Deleuze c’è sicuramente quello, sempre più presente nei suoi ultimi testi, di immanenza. Ovvero l’esigenza – ereditata da Spinoza e da Nietzsche – di cancellare ogni presupposto che possa assumere la funzione di criterio trascendente. È su questo tema che si incentra l’ultimo scritto del filosofo, l’articolo Immanenza: una vita, del 1995, in cui la nozione viene descritta a partire dalle figure del moribondo, colui che è tra la vita e la morte, e del neonato. Vite impersonali, neutre, indefinite. Un concetto problematico, dicevo, perché si tratta di un compito – pensare e praticare l’immanenza, il piano delle singolarità pre-individuali e della vita impersonale – fatalmente arduo per l’essere umano, costitutivamente scisso e sempre altrove rispetto al suo presente e alla sua corporeità. Come scriverà nel 1991 lo stesso Deleuze insieme a Félix Guattari in Che cos’è la filosofia?, si tratta di un compito necessario e impossibile: appena si prova a pensare il piano di immanenza, ecco che la trascendenza fa capolino. Ma anche, nello stesso tempo, un concetto particolarmente fecondo, al centro di molte riprese della filosofia deleuziana, frequentato e significativo nel pensiero contemporaneo non soltanto italiano. Leggi: >
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