IMG_20160420_0002Michele Emmer

«Così le intelligenze degli Utopiani, abituate a studi del genere, sono meravigliosamente rapide nello scoprire ed escogitare ogni sorta di soluzione per migliorare la vita dell’uomo. Comunque devono ringraziarci per almeno due invenzioni, ossia la stampa e la produzione della carta. In quel caso, tuttavia, i loro meriti non furono inferiori ai nostri. Infatti quando gli mostrammo i libri cartacei stampati da Aldo Manuzio [semplicemente Aldus nell’originale], dicendo di cosa la carta fosse fatta e come venisse stampata, più parlandone che spiegandone i particolari (giacché nessuno di noi conosceva a fondo l’una o l’altra delle due tecniche), loro stessi indovinarono molto acutamente il funzionamento del tutto»: così, nel 1516, in Utopia. Dove Thomas More racconta di una società ideale in cui tutto rasenta la perfezione, come i libri che leggono gli abitanti, gli Utopiani. Edizioni in greco di filosofi e poeti cui bisogna adeguarsi come modelli di eccellenza. Scrive Mario Infelise: «Manuzio era scomparso da un anno soltanto, il 1515, ma il suo catalogo incarnava già da tempo in Europa l’idea stessa della biblioteca ideale». La sua esperienza era durata solo vent’anni, dal 1495 al 1515, che sarebbero bastati a rivoluzionare le tecniche di comunicazione, per dirla con parole di oggi, facendo del libro stampato il protagonista della diffusione della cultura per i successivi cinque secoli. E non solo, qualsiasi cosa pensino i fautori della esclusività delle tecniche digitali e della prossima sparizione dei libri.

Una grande mostra celebra (anche se con un anno di ritardo) la morte di un grande intellettuale, nato in un piccolo paese del Lazio, Bassiano vicino a Sermoneta, e morto a Venezia il 6 febbraio 1515. Un editore di libri era Manuzio, che capisce le enormi potenzialità della stampa, e per questo si trasferisce a Venezia, capitale mondiale della stampa a quell’epoca. Enorme potenzialità che riguardavano non solo la possibilità di stampare in tante copie ma di realizzare una qualità di riproduzione, di design, di grafica del libro, cambiandone anche il formato e il font si direbbe oggi, inventando tra l’altro il carattere corsivo.

Aveva uno suo stemma e un suo motto, Manuzio, per la casa editirice. In mostra compare la pagina di una copia degli Adagia in latino di Erasmo da Rotterdam, stampato da Manuzio nel 1508, di proprietà di Jean Grolier. A lui Manuzio aveva mostrato un’antica moneta romana portatagli anni prima Pietro Bembo, suo grande amico. Sulla pagina Grolier, per ricordare l’incontro con Manuzio, ha impresso le due facce della moneta.

Pagina degli Adagia di Erasmo da Rotterdam stampata da Manuncio nel 1508, copia posseduta da Jean Grolier

Parlando del motto della casa editrice Festina lente (affrettati con calma), racconta Erasmo che fu appunto Manuzio a trovarne l’immagine: composta da un delfino, simbolo della velocità, e da un’ancora, simbolo di lentezza e solidità.

«Quanto alla balena del legatore di libri, arrotolata come un tralcio intorno al fuso di un’ancora affondante – com’è stampata e dorata sulle schiene e sui frontespizi di tanti libri antichi e nuovi – questa è una creatura molto pittoresca ma puramente immaginaria, imitata, credo dalle figure consimili di vasi immaginari. Benché universalmente lo chiamino un delfino, nondimeno io dico che questo pesce da legatori è un tentativo di balena, poiché così si voleva fare quando il segno venne introdotto la prima volta. Lo introdusse un antico editore italiano più o meno nel secolo XV, durante la Rinascita degli Studi; ed in quei tempi, ed ancora in un periodo relativamente vicino, si supponeva volgarmente che i delfini fossero una specie di Leviathan» (Moby Dick, capitolo LV, nella traduzione di Cesare Pavese del 1941). Una balena per Herman Melville, nel suo capolavoro del 1851.

Valerio Held, disegno, Topolino n. 3151, 19 aprile 2016

Tornando alla mostra – una mostra esemplare per chiarezza espositiva, scelta delle opere, accuratezza e semplicità dell’allestimento –, essa vuole mostrare come quei venti anni di Manuzio siano stati anni di grandissima trasformazione, per la cultura europea (sono gli stessi anni, per esempio, della Tempesta di Giorgione). Non sta cambiando solo il mondo dei libri, con le sue fantastiche edizioni: in mostra si possono vedere per esempio tutte le tavole di quello che è considerato «il libro più bello del mondo» – l’Hypnerotomachia Poliphili, stampato da Manuzio nel 1499 –, con accanto le opere grafiche che ne hanno influenzato l’autore – ancora non è chiaro chi sia – e ne sono state influenzate); cambia l’interesse per la natura e cambia anche l’arte in quanto tale: nasce il quadro come lo intendiamo ancora oggi, di piccolo formato, da mostrare nelle case dei ricchi che collezionano, che leggono e vogliono leggere dappertutto. Così Manuzio inventa le Aldine, le edizioni tascabili, ancora costose ma in grado di diffondersi ovunque. E proliferano le imitazioni.

Insomma una mostra esemplare, come il catalogo peraltro. In cui si coglie il cambiamento di un’epoca, la stessa sensazione che si percepisce percorrendo le sale. Il progetto e il disegno della mostra sono chiari come, a suo tempo, quello dello stesso Manuzio. È sulle sue idee che è stata tracciata la via da percorrere nell’esposizione. Non poteva mancare una sala dedicata alla matematica, parte essenziale non solo della cultura del Rinascimento. Con il riferimento a quel grande personaggio che fu Luca Pacioli, forse allievo di Piero della Francesca e autore del De Divina Proportione con disegni di Leonardo (anche questo libro stampato a Venezia, ma dal Paganini). Molti dei testi presenti nel catalogo fanno riferimento alla fondamentale lezione che Pacioli tenne il 11 agosto 1508 (alla presenza di cinquecento persone tra cui l’architetto Giovanni Giocondo, uomini di governo come Bernardo Bembo, letterati, Vincenzo Querini, Aldo Manuzio e probabilmente lo stesso Erasmo da Rotterdam) sul V libro degli Elementi di Euclide, dedicato appunto alle proporzioni. La conferenza sarà pubblicata nel volume a sua cura pubblicato nel 1508, prima edizione a stampa del testo Euclide. In mostra c’è il ritratto di Pacioli, che si trova a Napoli Capidimonte, attribuito sino a tre anni fa a Jacopo de Barbaris e ora a Jacometto Veneziano, di cui ben poco si sa.

Ho saputo di questa mostra, eccezionale sia per il contenuto che per la forma espositiva, leggendo la rivista Topolino della Disney, cui sono abbonato da 65 anni. Hanno dedicato all’evento due servizi, nei numeri 3150 e 3151, con diverse pagine e illustrazioni. Nell’ultimo numero il disegnatore Disney Valerio Held, ovviamente veneziano, ha realizzato i disegni di una storia, Zio Paperone e i libri segreti di Paperus Picuzio (su testi di Alessandro Sisti), che si svolge a Venezia nella tipografia della versione papera di Manuzio: col nuovo emblema della tipografia. Il prossimo giugno, nell’ambito della mostra all’Accademia, la sorprendente sinergia verrà celebrata da un incontro e un atelier per disegnare alla Disney con Held e l’altro grande maestro Giorgio Cavazzano. Lunga vita ai libri, alla grafica, ai fumetti!

Aldo Manuzio. Il rinascimento di Venezia

a cura di Guido Beltramini, Davide Gasparotto e Giulio Manieri Elia

Venezia, Gallerie dell’Accademia, 19 marzo-19 giugno 2016

Catalogo Marsilio, 373 pp. ill., € 45

 

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