847105170_ee09c059db_zSandra Schmidt

A Buenos Aires, quando si parla della "Biblioteca“, si intende la Biblioteca Nacional de la República Argentina Mariano Moreno, cioè la biblioteca nazionale (BN) perché, oltre a essere un luogo dove si può leggere tutti i giorni dalle sette della mattina fino a mezzanotte, è un’istituzione culturale di primo piano.

A farla diventare tale negli ultimi dieci anni ha contribuito in modo determinante l'ex direttore Horacio González, benché non fosse né un bibliotecario di formazione né un organizzatore di eventi di cultura delle masse. González, nato a Buenos Aires nel 1944, prima di tutto è un noto sociologo, con una cattedra all’Università di Buenos Aires dove insegna Teoria Estetica e Pensiero Politico Argentino. Tra le sue tante opere spiccano La ética picaresca (1992) e numerosi saggi sulla lingua.

Sono stato nominato dal governo precedente, dunque era evidente che il mio mandato finiva con quello del governo“, spiega, e aggiunge: „La mia incompatibilità col nuovo presidente Mauricio Macri è assoluta, da un punto di vista etico, politico, artistico e umano.“ Alla domanda perché il posto del direttore della BN è connesso con il governo, Gonzalez risponde con un sorriso soave, quasi compassionevole, che gli tornerà sulla faccia più volte durante la nostra conversazione a Buenos Aires a metà febbraio, e che sembra significare che la situazione in Argentina è molto più complessa di quanto si possa immaginare. Comincia a raccontare dunque della quotidianità movimentata della BN, del suo essere „molto politicizzata“ principalmente a causa di tre diversi sindacati che esercitano „una continua pressione“. Negli ultimi anni le lotte politiche si sarebbero adeguate „ai tempi della rete“ e di conseguenza si accorciano i tempi dei direttori. González è stato il primo direttore dal 1973 che ha occupato il posto per più di qualche anno.

Il significato di questo luogo tanto speciale però  non si spiega se non si mette in gioco l’importanza straordinaria della BN per la memoria collettiva della società e  non si ripercorre brevemente la storia argentina: all’inizio dell Ottocento, racconta González, Mariano Moreno lavorava per fondare varie istituzioni argentine in un momento storico nel quale l’Argentina ancora non esisteva. Tra le sue idee ci fu pure quella di una biblioteca come un „progetto di illustrazione“ di un ampio contesto ideologico e morale proprio - raccogliendo testi e documenti di provenienze varie. „A me personalmente piace molto l’idea di una biblioteca che sia un percorso culturale parallelo alle pubbliche azioni politiche e militari per l’indipendenza.“ L’indipendenza argentina data dal maggio 1810, la fondazione della Biblioteca Pública de Buenos Aires dal settembre dello stesso anno, sicché la BN ha a che fare col „mito originario“ del paese. E poi c'è stato Borges, il famoso scrittore Jorge Luis Borges. „Durante la sua direzione ha scritto un paio dei suoi testi fondamentali e perciò la sua sola presenza significa l’Alfa [gioco di parole con il racconto Aleph di Borges] per la Biblioteca.“

Horacio no se va!“ scandivano le tante persone che si sono riunite il 10 dicembre davanti all’edificio della BN che assomiglia a un fungo atomico nel centro porteño. González, con il suo aspetto sempre un po’ anarchico a causa dei capelli lunghi che gli sventolano in faccia, sta in mezzo alla folla e sorride a tutti. Non sembra commuoversi, si gode che anche tutti quei sindacalisti scontrosi gli facciano un addio tanto caloroso. L’oratrice Teresa Parodi, ministra di cultura dell’ultimo governo, invece si commuove e lo abbraccia di cuore. In quella stessa mattina si insedia il nuovo presidente neoliberale non amato da González. „Mi sembrava il giorno giusto, quello che secondo la costituzione prevede il cambio delle più alte funzioni dello Stato“, dice.

Non c’è modo di parlare della BN senza parlare della politica argentina. Secondo González i governi K [di Néstor y Cristina Kirchner 2003-2015] hanno dimostrato „un atteggiamento favorevole nei confronti della cultura“. Sa benissimo che questo è un modo positivo di dire che a livello statale hanno creato tanti posti di lavoro. Il nuovo governo da subito ha cominciato a licenziare migliaia di persone, particolarmente nel settore culturale. „È vero che lo stato argentino non è molto efficace. Io nella Biblioteca ho avuto più persone di quanto sarebbero state necessarie“, dice González, „ma hanno svolto un compito sociale, abbiamo inventato delle cose per loro ed è stato grazie a questo che la Biblioteca è diventata un grande complesso bibliotecario e culturale.“ Riedizioni critiche di opere rare, un corso di laurea per rilegatori, una specializzazione in Bibliotecologia e una quantità di corsi gratuiti per tutti – di poesia, drammaturgia, scrittura per giovani o sul racconto latinoamericana, per non parlare delle grandi mostre realizzate.

Nel 2011 è stato inaugurato il Museo de la Lengua, un progetto che esisteva da molto tempo. L’idea è che la lingua viene considerata „come momento costitutivo per l’agire etico, letterario e politico“. L’edificio a due passi dalla BN è impressionante, qui sono state rese possibili la ricerca accademica sulla lingua e si sono svolte conferenze di rilievo internazionali. Secondo González la gestione sarà un problema per il nuovo governo che ritiene inculto. „Il paradosso è che noi, i cosiddetti populisti, facciamo parte della dimensione di alta cultura, e il governo, che si dichiara anti-populista e repubblicano, è composto da impresari grezzi.“ 

Tornando a Borges e all’impatto che ha avuto sul suo lavoro come direttore emerge un González che si dimostra molto meno kirchnerista di quanto possa sembrare. L’interpretazione di Borges è uno delle vicende più complicate nella vita culturale del paese: da un lato la sua opera, dall’altro l’atteggiamento politico antiperonista, addirittura antidemocratico, culminato nell’approvazione del golpe militare nel 1976. „La mia interpretazione sorpassa la politica, è assolutamente pro-borgiano e questo mi ha creato qualche problema con funzionario del governo kirchnerista.“ 

La relazione tra González e i governi K negli ultimi anni non si limitavano al suo essere un alto funzionario. È pure uno dei fondatori di Carta Abierta, un gruppo diventato noto per le Lettere Aperte pubblicate sui diversi temi politici. „È un gruppo di intellettuali e artisti che non sono mai d’accordo tra di loro, ma non è né la Prima né la Seconda né la Terza Internazionale“, ride González, „c’è un po’ di Gramsci, un po’ di Adorno e un po’ di Arturo Jauretche“. La fondazione dentro della BN causò molte critiche essendo la Biblioteca un luogo pubblico. „Oggi direi che non è stato una buona idea, d’altra parte nella Biblioteca si svolge anche La Academia del Periodismo, un corso di giornalismo al quale partecipano esponenti del Grupo Clarín e delle testate importanti del paese. Alla fine c’era tutto il dramma del paese lì dentro: i giornalisti critici feroci del governo e noi intellettuali anche un po’ ingenui.“ Secondo González Carta Abierta fondamentalmente sosteneva le grande linee del governo, però cercava anche di criticarlo. González non si definisce kirchnerista: „Ho dei forti dubbi su questo.“ E sorride con il suo sorriso soave.

Il nuovo governo ha nominato lo scrittore Alberto Manguel come nuovo direttore, famoso scrittore che finora non si è espresso per  i suoi progetti per la biblioteca. E non arriverà prima di luglio perché insegna a Princeton. 

Il vuoto nella direzione e i licenziamenti in altri settori hanno causato paure tra i dipendenti. A fine febbraio scrittori, editori ed accademici si sono rivolti la prima volta al nuovo Ministro de Modernización Andrés Ibarra per esprimere la loro preoccupazione per il futuro della BN. Poco dopo Elsa Barber, vicedirettrice sotto González, è stata nominata ad interim e si è comunicato che tutti i corsi gratuiti sono stati „sospesi“, secondo Página/12 senza spiegazione sul perché. Corre la voce che Manguel preferisca tornare a una biblioteca di vecchio stile, esclusivamente per gli studiosi che vengono per starci in silenzio, cioè tutto il contrario della „biblioteca come grande città“ di González. Poi a fine marzo sono arrivate le temute liste – delle persone licenziate – il nuovo governo manda a casa 240 dipendenti della biblioteca, quasi un quarto del personale. Segue un appello internazionale firmato da scrittori ed intellettuali, tra i quali John M. Coetzee, Chantal Mouffe, Judith Butler e Toni Negri tra tanti altri. Horacio González due settimane fa ha pubblicato la sua Carta a los directores de bibliotecas nacionales de Ibero y Latinoamerica y del Caribe nella quale non solo ricorda le numerose iniziative degli ultimi anni, ma ribadisce pure il suo modello di biblioteca.

Il lavoro di Carta Abierta nel frattempo continua. In piena estate ha organizzato una grande assemblea popolare nel Parque Centenario, uno spazio verde enorme nella città, dove è intervenuto pure González. Dice di aver „sofferto molto essendo un funzionario ufficiale“ perché l’attribuzione del „oficialista“ significa che le parole perdono il loro peso, perché uno viene visto automaticamente come parziale. Ora lui si sente più libero.

Aggiornamento (ndr)Durante il discorso che il 21 aprile Alberto Manguel ha tenuto in occasione dell'inaugurazione della Fiera di Buenos Aires, c'è stato un escrache da parte di un gruppo di manifestanti (un collettivo di insegnanti, bibliotecari e intellettuali, secondo il quotidiano argentino "Pagina 12") che per i giornali governativi erano solo una trentina (qui il link all'articolo di La Naciòn) e che hanno poi percorso la fiera in corteo, applauditi dalla gente e dagli standisti. La versione di Pagina 12 è più completa e un po' diversa: Manguel non avrebbe risposto alle contestazioni, facendo l'indifferente e continuando a leggere come se niente fosse, mentre il pubblico presente restava per lo più in silenzio, a fronte di pochi che  applaudivano i manifestanti, e altrettanti pochi che gridavano"Cacciateli!". Manguel nel discorso non ha parlato della Biblioteca, ma solo del Quijote. Successivamente, in una intervista a La Nacion, ha detto solo quanto anticipa Sandra Schmidt, e cioè che la "Biblioteca deve funzionare come una biblioteca", ossia che non ci devono essere attività culturali che lui considera "estranee", tipo laboratori, seminari eccetera. Solo consultazione. 

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