1.Trevisani-IIC ParigiMarie Rebecchi

Tra le innumerevoli «cose notabiliet meravigliose» della città di Palermo spicca lo sfarzoso edificio liberty del Grand Hotel et des Palmes. Dopo essere stata la residenza della famiglia aristocratica inglese Ingham-Whitaker e la storica sede dove Richard Wagner alla fine del 1881 completò il terzo atto del Parsifal, divenne poi l’albergo simbolo della Belle Époque, e, in un secondo tempo, il luogo d’irrisolti misteri e oscuri intrighi di potere.

Cominciamo con i misteri. Il 14 luglio 1933 un telegramma interno informa il Primo Pretore e il Questore di Palermo della morte del «suddito francese Raymond Roussel» che «avendo esagerato nelle dosi dei farmaci, si sia cagionato la morte». Il caso viene chiuso: morte naturale causata da un’intossicazione da narcotici e sonniferi rinvenuti in grande quantità nella stanza d’albergo del funambolico autore di Impressions d’Afrique (1910) e Locus Solus (1914). Il racconto-inchiesta di Leonardo Sciascia sulla morte di Roussel (Atti relativi alla morte di Raymond Roussel, 1971) è stata una delle scintille che ha attivato l’immaginazione investigativa di Luca Trevisani. La sua mostra Grand Hotel et Des Palmes, curata da Laura Barreca e Valentina Bruschi, ospitata dal Castello dei Ventimiglia, sede del Museo Civico di Castelbuono, prende in prestito il titolo proprio dal nome dall’Hotel palermitano dove venne trovato il corpo senza vita di Raymond Roussel.

Nel dialogo con Luca Cerizza incluso nel catalogo della mostra, Trevisani riconosce il suo debito nei confronti del carattere «eretico, erotico, e a suo modo solitario» di Roussel, così come del metodo archeologico-creativo di Sciascia: «Il piccolo libro che Sciascia ha dedicato al “mistero” delle morte di Roussel mescola al procedimento scientifico il metodo archeologico e li combina con un’analisi creativa dei dati che raccoglie man mano che esplora il caso. Sono gli stessi piani e gli stessi modi con cui ho giocato per muovermi tra erbari e foglie secche».

Seb Patane e Luca TrevisaniPresentata insieme alla mostra di Seb Patane As unreal as everything else, e organizzata in occasione della 19a edizione dell’Ypsigrock Festival, Grand Hotel et Des Palmes è un progetto espositivo che ha attraversato gli Istituti Italiani di Cultura di Parigi e di Madrid, per impreziosirsi poi delle collaborazioni con il Museo Naturalistico Francesco Minà Palumbo, l’Orto Botanico dell’Università di Palermo e il Museo Civico di Castelbuono. Affascinato dall’estetica della natura, dalla cosmetica del mondo vegetale e dalla vita ornamentale delle piante, Trevisani ha concepito una serie di opere realizzate a partire dalle immagini dell’erbario creato dal naturalista Francesco Minà Palumbo studiando le Madonie. Nascosto tra le vetrine immobili del Grand Hotel et des Palmes, l’erbario iconografico di Trevisani si anima nello stesso luogo in cui la musica di Wagner ancora echeggia tra i muri decadenti dell’albergo, rammemorando ai suoi ospiti il macabro destino di Raymond Roussel. E nel combinare l’incontro tra il regno minerale e quello vegetale – come quando innesta il rame sulle foglie essiccate – Trevisani sembra ripetere i bizzarri artifici della lingua combinatoria che domina l’enigmatica scacchiera letteraria di Roussel.

Come già nel suo lungometraggio Glaucocamaleo (2013), e nel libro Water Ikebana Stories About Solid & Liquid Things (Humboldt Books 2014) dove gli incessanti passaggi di stato dell’acqua alludono alle prodigiose metamorfosi di quello che Goethe nei suoi studi sulla metamorfosi delle piante definiva lo «splendido giardino del mondo», anche nella mostra palermitana Trevisani torna a indagare quella dimensione liquida e proteiforme della natura in cui l’uomo insaziabilmente si specchia nel tentativo di riconoscere una delle proprie immagini.

Gli enigmi, la liquidità delle parole e della materia, il gioco di trasformazioni e metamorfosi che caratterizzano tanto la penna di Roussel quanto i lavori di Trevisani rendono le loro opere al contempo «concesse e rifiutate», penetrabili solo nel punto in cui la soglia tra il divieto e l’accesso è indistinguibile. Come scrive Michel Foucault nel suo omaggio a Roussel (1963, Ombre corte 2001): «Il mattino in cui doveva lasciare il suo albergo per una cura di disintossicazione a Kreuzlingen viene trovato morto; malgrado la sua debolezza, che era estrema, si era trascinato con il materasso contro la porta comunicante che dava sulla camera di Charlotte Dufrène. Questa porta che sempre restava aperta, la si trovò chiusa a chiave. La morte, il chiavistello e questa apertura chiusa formarono, in quell’istante e senza dubbio per sempre, un triangolo enigmatico dove l’opera di Roussel ci è allo stesso tempo concessa e rifiutata».

Luca Trevisani

Grand Hotel et Des Palmes

a cura di Laura Barreca e Valentina Bruschi

Palermo, Museo Civico di Castelbuono, 8 agosto-8 novembre 2015

catalogo a cura di Laura Barreca, Kalós Edizioni d’Arte, 102 pp., s.i.p.

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Una Risposta a Luca Trevisani, la soglia e la chiave

  1. Marie Rebecchi scrive:

    Segnalo un errore nel mio testo: Luca Cerizza, non “Luca Corizza”.

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