Una poesia / 16 Maria Borio

Maria Borio è nata a Perugia, si è laureata in Lettere ed è dottore di ricerca in Letteratura italiana. Ha scritto su Vittorio Sereni e Eugenio Montale e ha pubblicato la monografia "Satura". Da Montale alla lirica contemporanea (2013). Sue poesie sono apparse sull'Almanacco dello specchio (Mondadori, 2009), su Poesia (Crocetti, 2012), su varie riviste, siti e blog. Una silloge di testi, Vite unite, è presente nel XII Quaderno italiano di poesia contemporanea (Marcos y Marcos, 2015). Cura la sezione poesia di Nuovi Argomenti.

 

Inedito

Vedi i riflessi camminare,
la finestra è il bacino:
il conducente inchiodato
o poche gocce in un lago di montagna
piegano l’acqua come i pensieri e il posto.
L’acqua è fatta di noi
il vetro impenna, gli atomi
sono creatura e storia in un passaggio,
hai invidia per ciò che evapora, spartisce
i conflitti in luci microscopiche.

Ma è molto più semplice.
Mi hai detto, la sostanza del vetro
è la nostra e la finestra un’architettura
come il corpo. Il nostro, lo vedi,
è sdraiato e confuso ma sente –
quando si impugna un’arma per correre e uccidere
vale il processo dell’attrazione...
In questo giacciono fotogrammi –
un uomo nel deserto, chiaroscuro,
un treno spinto nella terra, la folla muore,
un essere fa nascere la punta della freccia,
taglia, o un tuo ricordo,
un lago azzurro di montagna – altri
ideogrammi.

La condensa scarlatta della finestra era sangue
o gli occhi chiusi e annegati.
Se li apri molto cade, un sesso dentro a un altro.
Il mio respiro lascia elettroni sulla mano,
guerre achee e nucleari districate.
Il respiro lascia un campo – tutto sul vetro
in potenza.

Ma è molto più semplice.
Sono una finestra senza imposte,
il vetro su cui le storie aderiscono –
il nome di fabbrica o il riflesso
della luna grigia che scende dietro la collina
sono quanto troppo mi fa
sentire,
incapace al tuo essere
di dire…
Polveri erano distanza.

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