tugAntonello Tolve

Una nuova retrospettiva al MAST di Bologna invita a riflettere sul complesso scenario delle conquiste scientifiche e, in particolare, sulla stridente relazione tra l’uomo e la macchina, tra il profitto di pochi imprenditori e lo sfruttamento di una moltitudine operante a stretto contatto con imponenti ingranaggi meccanici che consumano le ore, i giorni, i mesi, gli anni agli impiegati, ai lavoratori, ai badanti di fabbriche con turnazione a ciclo continuo.

Dedicata questa volta a Jakob Tuggener (1904-1988), fuoriclasse della fotografia che ha svolto un’attività difensiva nei confronti dei propri ideali e delle proprie ricerche estetiche, la mostra – in verità si tratta un doppio itinerario che presenta da una parte oltre 150 fotografie dedicate al lavoro umano negli stabilimenti industriali (Fabrik 1933-1953), dall’altra la proiezione continua di immagini legate all’atmosfera frizzante dell’alta società (Nuits de bal 1934-1950) – apre il ciclo di attività che la Fondazione MAST propone nel 2016 con l’intento di indagare, questa volta, sullo scenario poetico di un artista dimenticato, di un «illusionista unico nel suo genere, un singolare alchimista che», a detta di Max Eichenberger, critico di punta dal 1942 della rivista Die Tat, «pur se in quantità ridotte, è in grado di tramutare il piombo in oro».

Dopo un apprendistato come disegnatore tecnico a Zurigo dove coltiva una passione fotografica che emerge come una dominante già nel ’26 – poco prima di intraprendere gli studi presso la Reimannschule (1930-1931) di Berlino distrutta da un raid aereo nel 1943 –, Tuggener avvia un riservato percorso nel campo delle arti visive con il desiderio di costruire un dialogo con i primi e gli ultimi della realtà, di formulare scelte libere e inventive, di dar sfogo all’esigenza di comporre un gusto personale che si precisa nell’attesa, nell’inaspettato, nel laterale, nel marginale, nel silenzioso, nel trasparente, nell’invisibile del lavoro quotidiano.

Con la sua Leica, acquistata dopo il suo ritorno in Svizzera (1932), e con una «sensibilità infallibile per la poesia del quotidiano» (Gasser), Jakob Tuggener diventa ben presto il fotografo freelance della Maschinenfabrik Oerlikon e della sua rivista (Gleichrichter ovvero «Il raddrizzatore», che già nel titolo espone il suo programma) dove realizza inchieste a puntate come Was Arbeiter über ihre Arbeit sagen («Cosa dicono di noi gli operai») e Köpfe aus Bureau und Werkstatt («I volti dei lavoratori tra ufficio e officina»), diventa l’intrufolato speciale in smoking che, sedotto dagli abiti da seta delle dame in décolleté e dagli ambienti fiabeschi dell’alta borghesia, racconta le occasioni mondane del proprio tempo ma diventa anche lo sperimentatore irrequieto che pubblica nel ’43 uno dei libri più preziosi della storia della fotografia (Fabrik) evidenziando, mediante appena 72 istantanee disposte come un montaggio cinematografico muto, un vena creativa unica che si avvale di preziose conoscenze tecniche e teoriche.

Dal disegno alla pittura, dalla fotografia al cinema – in mostra è possibile guardare anche quattro video di gusto marcatamente espressionista: Meeting aereo (1937), Il polso dei tempi nuovi (1938), Il mulino del lago (1944) e L’era della macchina (1938-70) – per giungere all’amore per il cinema tedesco degli anni Venti, Tuggener disegna via via lo spaccato di un’epoca carica di cambiamenti, i tratti di un clima che esplode sotto gli occhi di tutti e trasforma (trasformerà, di lì a breve) l’intera umanità.

Tra le varie immagini impaginate sotto la direzione curatoriale di Urs Stahel e Martin Gasser, accanto ad alcuni tagli davvero magistrali come Facciata, fabbrica di costruzioni meccaniche Oerlikon (1936) e il Fischio a vapore, fabbrica di filati di seta artificiale Steckborn (1938), appassionante è la tensione di un Fochista addetto al forno elettrico (1943) che ricorda nell’espressione tesa del volto il David di Bernini o il Lavoro in caldaia (1935) di un uomo infilato in un congegno metallico annerito dai grassi lubrificanti che sembra nascere dalla torsione dolorosa di uno schiavo michelangiolesco. Ma sono soltanto alcuni piccoli lampi, alcune finestre, alcuni riquadri critici che l’uomo coltissimo propone per osservare e analizzare un doppio spaccato sociale duro a morire.

Jakob Tuggener

FABRIK 1933-1953; NUITS DE BAL 1934-1950

a cura di Martin Gasser e Urs Stahel

Bologna, Fondazione MAST, dal 27 gennaio al 17 aprile 2016

 

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