jungredbook1aBiagio Cepollaro

Al binomio psiche e materia s’intitola l’epistolario fra Carl Gustav Jung e Wolfgang Pauli, che raccoglie circa ottanta lettere comprese fra il 1932 e il 1957. Si tratta di una fitta e intensa relazione tra due giganti, rispettivamente il creatore della psicologia analitica e il premio Nobel per la fisica che teorizzò, tra l’altro, il principio di esclusione, le proprietà dello spin e l’esistenza del neutrino. Ma è anche una sorta di romanzo epistolare, nel quale il paziente più giovane accetta con entusiasmo di dedicare la sua stessa attività di sognatore alla realizzazione di una ricerca comune. Con precisione filologica il curatore Antonio Sparzani, storico della fisica ed esperto di questioni attinenti alla teoria della relatività (Relatività, quante storie. Un percorso scientifico letterario tra relativo e assoluto, Bollati Boringhieri 2003) ha emendato anche alcune imperfezioni dell’edizione originale tedesca, curata dallo psicoanalista C.A. Meier, controllandone i molteplici rimandi e sistemando gli apparati del testo.

Pauli fu paziente di Jung per un paio di anni. In seguito il rapporto divenne, per più di un ventennio, di appassionata reciproca ricerca sulle connessioni profonde che si potevano intuire tra i concetti della fisica quantistica e gli archetipi della psicologia analitica. Il programma di Pauli appare esplicito: «creare una base concettuale unitaria per la comprensione scientifica dello psichico come del fisico». Ma per realizzare questo programma occorreva superare il determinismo classico non solo nell’ambito fisico ma anche psichico: in fondo, come per la fisica classica anche per la psicoanalisi di Freud il presupposto deterministico risultava irrinunciabile. Jung, con le sue nozioni di sincronia e connessioni non causali, si muoveva in una direzione simile. A creare un ponte tra i due versanti sembrava proporsi l’alchimia: il grande rimosso che tornava nell’oggettività dei sogni e degli archetipi che affollavano la mente del sognatore Pauli.

Sono lettere garbate e talvolta persino affettuose, ma anche spericolate: per realizzare il programma dell’unificazione dello psichico e del fisico occorreva andare al di là del concetto di causa per giungere a una nuova idea di legge di natura in grado di integrare o di unificare tutte le dimensioni apparentemente opposte. Si trattava di concepire il ruolo degli archetipi come istinti del rappresentare nella formazione scientifica dei concetti. Pauli a volte interpreta i suoi sogni insieme a Jung per gettare una luce sugli archetipi: col tempo crede sempre di più che la radice dei concetti scientifici sia in quel tipo di oggettività garantita dall’inconscio collettivo. Jung a sua volta cerca una corrispondenza sul piano della fisica. Entrambi sono persuasi che la scissione tra psichico e materiale vada superata in una visione integrata.

Nelle prime lettere Pauli avanza delle analogie che dovrebbero garantire una corrispondenza tra i due piani: per esempio quella tra il nucleo radioattivo e il Sé. Vi sarebbero in comune, sostiene, la metamorfosi e l’azione verso l’esterno. Jung incoraggia il fisico a credere nella sua intuizione: «Il nucleo radioattivo è un eccellente simbolo della fonte di energia dell’inconscio collettivo il cui strato più esterno è la coscienza individuale». Un’altra «corrispondenza» non meno coraggiosa è quella tra il concetto di complementarità (gli opposti onda/particella, eccetera) e la relazione tra conscio e inconscio. Un salto successivo, che sembra andare oltre le analogie, è operato attraverso la relazione tra il concetto junghiano di sincronia e il concetto di correlazione quantistica: qui la relazione a-causale e non locale tra eventi va intesa come pura connessione di significato. Possono accadere eventi tra loro non localmente relazionati né collegati da una relazione causale ma connessi da un rapporto di significato? Come è possibile che alcuni stati psichici abbiano effetto sulla materia?

Nel corso degli anni Jung e Pauli si confrontano senza difese, evitando di nascondersi dietro il muro dello specialismo. A tal proposito Sparzani ha di recente pubblicato alcuni scritti dell’epistemologo Paul Feyerabend dal titolo significativo Contro l’autonomia (Mimesis 2012), centrati proprio sullo smascheramento dei presunti specialisti, i quali si rivelano utili soprattutto a non mettere in questione il valore delle proprie ricerche e gli assunti di base delle proprie discipline. Pauli realizza in anticipo proprio questo programma. Per paradossale inversione dei contrari, i suoi progressi nel campo della fisica dipendono dalla sua capacità di abbandono psicologico. I sogni gli possono rivelare il senso profondo della sua ricerca scientifica cosciente.

Jung e Pauli. Il carteggio originale: l’incontro tra Psiche e Materia

A cura di Antonio Sparzani con Anna Panepucci, traduzione di Giusi Drago

Moretti&Vitali, 2016, 408 pp., € 30

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