1Antonello Tolve

Non è – non poteva esserlo – la mostra di sola pittura che punta sulla presentazione del lavoro ormai non più tanto clandestino (Il pittore clandestino è il titolo di una antologica curata da Martina Corgnati nel 2001) di Gillo Dorfles. Del resto a far conoscere il suo inesauribile percorso creativo – quello del pittore e dello scultore che tridimensionalizza le forme nate in seno alla pittura – sono state sufficienti alcune considerevoli esposizioni che hanno reso giustizia, da qualche decennio, ad uno dei tanti interessi (e delle tante passioni) che Dorfles ha coltivato assiduamente negli anni. (Quella del 2007 al Museo Revoltella di Trieste e quella del 2010 al Palazzo Reale di Milano ne sono esempi lampanti.) Si tratta piuttosto di un progetto esclusivo che, sotto la guida curatoriale di Achille Bonito Oliva e grazie al coordinamento scientifico e al davvero prezioso progetto di allestimento firmato da Fulvio Caldarelli e Maurizio Rossi (della BlueForma design – Centro interdisciplinare di ricerca sul paesaggio contemporaneo), vuole restituire oggi, nella sua totalità, il volto di una figura speciale, di un estetologo attento a decifrare l’elettrocardiogramma pulsante del presente, le metamorfosi e le oscillazioni dei gusti, i vari fenomeni – non solo artistici – che il secolo breve ha offerto, e i cui lasciti continuano ancora ad offrire.

Il disegno espositivo proposto a Roma negli spazi del MACRO con Gillo Dorfles. Essere nel tempo è allora l’occasione di compiere un viaggio nel cielo aperto del Novecento – in questo caso il tempo è esso stesso sinonimo di Novecento (non dimentichiamo che l’Enciclopedia delle arti contemporanee di Bonito Oliva – l’anno scorso giunta al terzo volume da Electa – è un piano di lavoro sulle varie declinazioni del tempo nel XX secolo) – a partire da uno dei suoi protagonisti più preziosi, da un inviato speciale la cui innata curiosità (come non ricordare che nel ’79 ha scritto finanche una guida del Portogallo) è stata sintomo di interessi che hanno toccato, e toccano, le varie forme della creatività umana.

Se nei pressi del bookshop alcune grandi sculture, rifacimenti recenti di lavori realizzati negli anni Quaranta, fanno da totem e da richiamo al percorso che lo spettatore è invitato a percorrere (e questa volta che lo spettatore sia rilassato: non abbiamo la solita figura del fantomatico curatore Luigi Sansone), un davvero magistrale pannello di sapore didattico si pone come indispensabile aprimostra, come mappa dove si intrecciano le storie e le passioni e convivono le varie anime dell’Angelo della critica (così lo ha definito Trimarco, ricordando il vero nome anagrafico di Gillo), dove è ricostruita la cronistoria felice di un’avventura culturale, di un cammino onnivoro, di una babelicità metodologica e di un interesse per la cross-pollination tra le varie arti, tra le varie stazioni della creatività, tra le varie discipline.

Dedicate alla pittura, alla traccia miocinetica, al tessuto, al disegno, all’acquaforte, al gioiello, al monotipo, alla ceramica e al tuttotondo, le prime sale delineano poi le vari trame del tragitto creativo affrontato da Dorfles per mostrare un linguaggio visivo in cui è possibile scovare non solo i «ghirigori tracciati da qualche sismografo di sogni» ma anche – lo rilevava Emilio Tadini – «una piccola lezione di semiologia figurata». Si tratta di un primo approccio al panorama artistico prodotto da Dorfles negli anni, al quale segue (la mostra è diligentemente divisa in settori che dialogano tra loro, quasi a creare una piacevole e armonica confluenza tra il pittore, il critico d’arte, l’uomo e i suoi mille interessi) un reparto documentario con video, libri e immagini (davvero indovinata, tra l’altro, l’applicazione delle espressioni pittoriche dorflesiane sulla nuova illy Art Collection per il 2016).

2C’è la stagione fondamentale della rivista MAC, coi suoi bollettini e la sua storia decennale (1948-1958) terminata con la prematura e inaspettata scomparsa, a Lugano, di Gianni Monnet. C’è un apparato epistolare dove e possibile percepire il viaggiatore che scrive continuamente a Lalla («la cosa più bella di Gillo era Lalla», ha ricordato Lea Vergine), l’intellettuale che instaura relazioni con l’intelligenza internazionale e che propone alcuni nomi da tradurre in Italia (come non ricordare, tra questi, Rudolf Arnheim) o il teorico che tiene cicli di conferenze (da quelle tenute nel ’55 alla Western Reserve University di Cleveland – le Lectures on the Philosophy of Art organizzate dalla Franklin J. Matchette Foundation – nasce tre anni dopo il fortunato volume Le oscillazioni del gusto e l’arte moderna). Ma c’è anche un impianto fotografico che scava nell’intimità del protagonista, facendo emergere l’immagine di un atleta della conoscenza, un pensatore che ha vissuto e vive con la consapevolezza che tutto cambia e che il cambiamento va avvertito e registrato. O, ancora, una serie di curiosità uscite da qualche tiretto segreto e dalla stanzetta in cui Dorfles conserva con cura le sue pubblicazioni. Tra queste la carta intestata del «Dott. A. E. Dorfles | Medico Chirurgo», i giochi verbovisivi di Natale inviati agli amici e costruiti con la moglie Chiara (Lalla) Gallignani, le poesie degli anni Quaranta e un ampio ventaglio di istantanee che lo ritraggono in occasioni differenti, modellano il taccuino intermittente del Gillo più riservato, più intimo, meno conosciuto.

Gillo Dorfles. Essere nel tempo

a cura di Achille Bonito Oliva

Roma, MACRO, dal 27 novembre 2015 al 30 marzo 2016

Catalogo Skira, 375 pp., € 45

Tagged with →  
Share →

Una Risposta a Gillo Dorfles, atleta della conoscenza

  1. Silvia Manteiga scrive:

    Profondo ed interessantissimo articolo su una figura fondamentale dell”essere” nel contemporaneo.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Il tuo commento dovrà essere approvato prima di apparire.

Iscriviti alle notizie da alfabeta2 e alfapiù

* = campo richiesto!
Almanacco
Il primo Almanacco di alfabeta2 che riassume come «cronaca di un anno» l’attività di www.alfabeta2.it sul tema Post-futuro. Con sconto 30%!
La moneta del comune
Il secondo libro della collana alfalibri: La moneta del comune a cura di Andrea Fumagalli ed Emanuele Braga. L’obiettivo è semplice creare un ambiente socio-economico ed ecosostenibile in grado di produrre per sé e non per il profitto e la rendita.