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La cultura del libro suona sempre di più come una contraddizione in questi giorni, una contraddizione che sfiora il paradosso, dal momento che non ci sono mai stati così tanti libri: nel 2013 “Forbes” ha riferito che ogni anno nei soli Stati Uniti si pubblicano tra 600 mila e un milione di libri.

William Giraldi, Saved by the Bell, “The New Republic”, 8 febbraio 2016

Occupazioni

Come il fumo ci dà qualcosa da fare con le mani quando non le usiamo, 'Time' ci dà qualcosa da fare con la mente quando non pensiamo", ha scritto Dwight Macdonald nel 1957. Con gli smartphone, il problema non si pone. Mani e mente sono occupati continuamente a mandare sms e e-mail, a mettere “mi piace”, a twittare, a guardare i video di YouTube e a giocare a Candy Crush.

Jacob Weisberg, We Are Hopelessly Hooked, “The New York Review of Books”, 25 febbraio 2016

Sandwich

Norman Garmezy, psicologo dell'età evolutiva presso l'università del Minnesota, ha incontrato migliaia di bambini nei suoi quattro decenni di ricerca. Ma un ragazzo, in particolare, gli è rimasto impresso. Aveva nove anni, una madre alcolizzata e un padre assente. Ogni giorno arrivava a scuola con lo stesso sandwich: due fette di pane con niente in mezzo. A casa non c'era nessun altro cibo disponibile e nessuno che glielo preparasse. Anche così, il ragazzo ci teneva che "nessuno sentisse pietà per lui” e sapesse dell'inettitudine dei genitori. "Ogni giorno immancabilmente”, dice Garmezy, “entrava con un sorriso sul volto e il suo 'sandwich di pane' ficcato nella cartella”.

Maria Konnikova, How people learn to become resilient, “The New Yorker”, 11 febbraio 2016

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