Carlo_MichelstaedterChiara Pradella

God save the Queen!”, cantano gli inglesi, uniti per proteggere il loro regno: un paese in cui l’autorità sovrana rappresenta uno dei punti cardine della vita del singolo, incarnando il centro nevralgico di politica, cultura, società. Ed è proprio da questo senso di coesione simbolica che i cittadini goriziani, appassionati di “morale michelstaedteriana”, hanno fatto loro il motto “God save the loft!”: riferendosi alla soffitta di Palazzo Paternolli dove il filosofo Carlo Michelstaedter ha dato vita alla sua produzione artistico-letteraria più autentica. In particolare - con Epistolario alla mano - si può trovare prova tangibile e concreta di come quelle mura di Piazza Vittoria (confinanti con Via Bombi) abbiano portato alla stesura del“La persuasione e la rettorica”: la sua più che celebre tesi di laurea, che ha dato il via ad un interesse sempre più sentito per il pensiero michelstaedteriano, di cui si stanno occupando studiosi nazionali, europei e d’oltreoceano.

I fatti: Gorizia, Carlo Michelstaedter nasce nel 1887 al civico 8, in Piazza Grande (l’odierna Piazza Vittoria, all'angolo con via Mameli); abitazione che dal 50° anniversario dalla morte reca una targa in suo onore, seppur la casa sia stata venduta come un qualsiasi altro immobile, tralasciata la possibilità di farne museo o luogo simbolico della cultura goriziana. Tuttavia, il vero “epicentro” della “nascita culturale” del filosofo non è avvenuto in questo stabile, bensì al “Palazzo Paternolli”: l’edificio antistante, ove il giovane era solito riunirsi insieme gli amici Nino Paternolli ed Enrico Mreule (i Nino e ‘Rico del Dialogo della salute), condividendo con loro importanti riflessioni filosofiche ed esistenziali.

Ma la soffitta è anche testimonianza di qualcosa di più emblematico, come possiamo leggere in una lettera scritta dallo stesso Michelstaedter nel 1910, riferendosi alla stesura della sua tesi di laurea “Qui io vivo una vita che non si può vivere, ma nasce una grande opera”.

Quella soffitta, insomma, rappresenta la crescita spirituale e intellettuale di un filosofo divenuto sempre più importante sulla scena nazionale e internazionale del nostro tempo; ma anche la testimonianza di quanto quel luogo fosse fondamentale per un’ “esistenza di confine” quale era la sua, dato che sarà lo stesso Carlo ad affermare, in un’altra epistola “(…) Quanta pace c’è lì su, che non c’è altrove – che non c’è nel mio animo che ‘va colla testa bassa’”.

Eppure, di questa e altre testimonianze - ben impresse nelle due edizioni dell’Epistolario pubblicate Adelphi e nelle Opere Sansoni- pare non esserne rimasta nemmeno una traccia, nella philo-sophia isontina, dato che il Palazzo Paternolli sembra ricalcare la stessa fine della casa natale michelstaedteriana, essendo oggetto di più d’una trattativa commerciale.

C’è da chiedersi, in una società avanzata che si rispetti, se sul piatto della bilancia abbia un peso maggiore il valore storico e culturale di un luogo che ha fatto da testimone a un persuaso come Michelstaedter, o la corsa ad una sfrontata economia di passaggio, sulla scia d’un susseguirsi di negozi e supermercati incaricati di rimettere in moto una situazione già da tempo sperimentata all’insuccesso.

Sono diversi anni che cerchiamo di proporre un progetto culturale per valorizzare la storia del Palazzo Paternolli e la stessa città di Gorizia”- Spiega il portavoce della società che presiede lo stabile- “Ma finora nessuno si è mai dimostrato interessato. Mancano i fondi, dicono, manca una spiccata sensibilità in grado di prendersi carico di una responsabilità così grande quale la salvaguardia e la promozione della nostra cultura!”. Aggiunge.

Eppure, in tutto questo, c’è chi ancora non si arrende. Amici e simpatizzanti la causa: pronti a dar vita ad una petizione, pur di sensibilizzare Comune e Governo affinché ognuno faccia la propria parte per la salvaguardia del patrimonio culturale cittadino (e nazionale in senso stretto).

God save the loft!” Non resta che ripetere; nella speranza di riprendere almeno un po’ di quel sano patriottismo che ci manca.

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