Goosebumps_Slappy-735x525Gigi Roggero

A prima vista un tavolo è semplicemente un pezzo di legno che soddisfa dei bisogni umani. E tuttavia, ci ha spiegato Marx, appena quella cosa sensibile e ordinaria si presenta come merce, quel tavolo si trasforma: «Non solo sta coi piedi per terra, ma, di fronte a tutte le altre merci, si mette a testa in giù, e sgomitola dalla sua testa di legno dei grilli molto più mirabili che se cominciasse spontaneamente a ballare».

A prima vista un libro è semplicemente un pezzo di carta che soddisfa dei bisogni umani. E tuttavia, ci mostrano i Piccoli brividi in questi giorni nelle sale cinematografiche, quella cosa sensibile e ordinaria si trasforma in una cosa sensibilmente sovrasensibile. Non solo sta su una libreria, ma se aperto sgomitola dalla sua testa di carta dei mostri molto più emozionanti che se cominciasse spontaneamente a parlare.

Ecco allora spuntare da righe e parole il demoniaco Slappy, l’affamato lupo mannaro, la gigantesca mantide, gli gnomi organizzati, l’inafferrabile uomo invisibile. E insieme, come un sol corpo, si appropriano dell’intera città, la divorano, e con essa perseguitano e congelano chi ha dato loro vita. Solo scrivendo un nuovo libro quelle figure possono essere catturate e ritrasformate in righe e parole.

Traduciamo ancora nel linguaggio di Marx. La merce si separa dal lavoro vivo, assume una vita indipendente, si erge contro chi l’ha prodotta, lo sottomette alle sue regole. È il suo duplice carattere, come oggetto d’uso e depositaria di valore. Per essere tranquillizzato, il mostro della merce va trasformato in nuova merce, deve accumularsi. Solo a queste condizioni darà la possibilità al suo produttore di non morire, di continuare a vivere, o almeno a sopravvivere.

Sicuramente ci sarà chi vi potrà dire che quei mostri rappresentano i demoni che ognuno di noi deve domare, per riappacificarsi con se stesso e con il mondo, per farsi sfruttare serenamente. Vi potrà dire che solo l’individuo, astratto dalla materialità della sua condizione sociale, è responsabile dei piccoli brividi che corre e fa correre agli altri, che la cattiveria deve cedere il posto alla bontà, l’odio alla gioia, le passioni tristi a quelle felici. Quel qualcuno vuole riprodurre ciò che esiste, tenendo a bada la nostra inquietudine, facendoci accogliere senza rimostranze quel mostruoso rapporto sociale che si incarna in noi, trasformandoci in pupazzi e maschere, come Hannah, la ragazzina che scompare se si separa dalla sua duplice raffigurazione di merce.

Rovesciamo allora la questione: e se invece di far rientrare le parole le facessimo esplodere, se non accettassimo cioè le regole del mostro? Ecco dove il piccolo brivido può diventare un grande scossone. Allora provaci proletario della parola, sbatti la tua macchina da scrivere in faccia a Slappy, rifiuta il lavoro a cui ti costringe, odia quell’io che ti ha conficcato nella testa il comune nemico, riappropriamoci insieme della nostra immaginazione per distruggere quel vampiro tutt’altro che fantastico che ogni giorno ci succhia energie, aspettative, desideri. Esiste pure un doppio carattere della nostra inquietudine, è ciò che ci sottrae all’obbedienza e alla rassegnazione. È ciò che può diventare conflitto, perché ci dice che la serenità senza potenti brividi la vogliono i padroni. E in fondo, nell’inferno di questo mondo, noi tifiamo per i nostri demoni.

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Una Risposta a I piccoli brividi della merce

  1. Enrica scrive:

    Questo pupazzo e’molto piu’ bello di quello fatto a mano.

    E anche troppo costoso, ma questo non a prezzo

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