I-Ching-di-Ernst-BernhardCarlo Laurenti

Le origini dell’Yijing, (che è la vera dizione del più popolare I Ching), il Libro dei Mutamenti, si perdono, è il caso di dire, nella notte dei tempi – risalendo forse all’undicesimo secolo a.C.. In sé, il testo divinatorio cinese (ma propriamente si tratta di uno strumento per aiutare i principi a prendere le loro decisioni) è un libro indigeribile, irriducibile. Chi ha tentato di portarlo in Occidente ha sempre incorporato nella nostra cultura, di fatto, un elemento cardinale di un’altra cultura: con tutte le forzature del caso.

Dieci anni fa emergeva il Libro Rosso, pars occulta dell’opera di Carl Gustav Jung – il suo laboratorio segreto. Proprio Jung, nel 1924, aveva accompagnato con una sua introduzione la traduzione tedesca dell’Yijing, del sinologo Richard Wilhelm; e su di esso fonderà la sua teoria della casualità e della sincronicità. Ora appare un ulteriore tassello dell’avventurosa presenza occidentale del testo: le preziose schegge di commento dettate da Ernst Bernhard a Carla Vasio, giovane scrittrice del Gruppo 63, e alla psicoanalista Silvia Rosselli (figlia di Nello e cugina di Amelia): che ci offre, con un’introduzione lieve quanto densa, Luciana Marinangeli (già curatrice, nel 2011 da Aragno, delle bernhardiane Lettere a Dora dal campo di internamento di Ferramonti).

Di Jung Bernhard, nato a Berlino nel 1895, era stato discepolo ma presto s’era discostato dal suo pensiero. Rifugiatosi in Italia dalle persecuzioni razziali, fu qui decisivo quanto inapparente connettore di flussi, moti, gorghi di idee. Renitente alla scrittura (dei suoi scritti esiste solo un’antologia postuma, la Mitobiografia pubblicata da Adelphi nel 1969) – al pari di Bobi Bazlen, cui fu strettamente legato – il suo influsso «orale» fu invece potente e multiforme, presso personaggi diversissimi quali Giacomo Debenedetti, Federico Fellini, Giorgio Manganelli e la citata Amelia Rosselli. Curioso che ricompaiano membri di un gruppo così vario, di un gruppo non gruppo che prende il nome da un numero, il 63, penultimo della serie ciclica dell’Yijing composto da 64 esagrammi... Nel ’65 Bernhard muore – Potenza Sciamanica dei Numeri.

Sempre più si va scoprendo in Bernhard uno dei personaggi che più ha influito sulla cultura italiana tra anni Venti e Sessanta, restando sempre dietro le quinte. Il suo è un esempio dell’innamoramento sconfinato che da un certo punto la Mitteleuropa concepisce per la Cina, il Paese del Centro. A un certo punto del suo Libro dei sogni (Rizzoli 2007) Fellini racconta l’apparizione onirica di Bernhard: «Di nuovo mi parlò del Tao e della necessità di avere un fiducioso abbandono agli aiuti insperati della Provvidenza. […] Ho fatto I Ching e mi ha commosso l’esattezza della risposta riferita alla mia situazione psicologica e quella riferita al film. Ho chiesto “La situazione del film” ed ecco la risposta “il ristagno cessa” dice l’I Ching . EVVIVA».

Bernhard usa la Cina – al pari di Bertolt Brecht, Karl Kraus e Alfred Döblin – come corrimano d’emergenza a una situazione interiore ed esteriore in fieri. Ma già in precedenza l’Oriente aveva fatto da specchio a una Mitteleuropa magnetica: Musil inserisce interi passi del Tao te ching nei dialoghi dell’Uomo senza qualità; Nietzsche fonda sulle mitologie iraniche l’Also spracht Zarathustra (Lou Salomè finirà per sposare Friedrich Carl Andreas, iranista studioso dello Zarathustra storico, Zoroastro); Schopenhauer nasce a se stesso leggendo la traduzione (dal farsi) dell’Upnek’at, ovvero le Upanishad, fatta da Anquetil Duperron (ma l’India aveva già agito, con Schlegel e Von Humboldt): a tale lettura spinto nientemeno che da Goethe, questo eterno viaggiatore ed entusiasta perduto dell’Altro che nel corso della sua lunga vita si prenderà una cotta simultaneamente per una giovinetta e per un poeta della Persia, Hafez, che emulerà nel magnifico Divano occidentale-orientale: il più benvenuto dei malintesi.

Si osserva una strana regolarità, in questo alternarsi di filologi e filosofi. Quasi due fasi di una metabolizzazione, digestione a livelli ulteriori della sostanza estranea acquisita. Ogni nuovo «assalto», o tentativo di assalto coloniale ha i suoi orientalisti (Paul Deussen, Max Müller, James Legge, Richard Wilhelm) e i suoi metabolizzatori capillari. Fu Martin Buber, forse, ad avere la maggiore influenza sullo stesso Bernhard: che si appropria in modo più ravvicinato della costellazione dell’Yijing come se fosse una costellazione psicologica: «La prima parte dell’I Ching riguarda un compito psicologico e dice se è realizzabile o no».

Ma per capire meglio la specificità del tassello rappresentato da Bernhard dobbiamo chiederci quale posto avesse la Cina nel suo «sistema». E non sarà forse esagerato sostenere che il suo pensiero terapeutico attinga in primis a una fonte sciamanica – quale è la matrice dell’Yijing, il Libro delle Mutazioni. Così dice Bernhard in una lezione ai suoi allevi nel ’65: «C’è un bellissimo esagramma dell’I Ching, il Crogiolo, il n. 50, che significa che si riesce a fare della vita il destino, e questa è esattamente la differenza tra vita e destino. Se ho fatto qualcosa per me, per i miei pazienti, per i miei amici, e anche per il mondo dopo di me, è qualcosa che in linea di massima non mi interessa. […]. Se questo non è visto dal punto di vista della realizzazione di un mio destino individuale non vale niente». L’Yijing non si pone mai nel trappolario della verità; è una lente di cui Bernhard si appropria nella costruzione del destino individuale.

La scoperta occidentale del Libro dei Mutamenti – fatta in Cina dal gesuita Matteo Ricci alla fine del Cinquecento – produrrà molti epigoni, tra i quali nel Seicento l’Oracolo Manuale o Arte di Prudenza di Baltasar Gracián e sul finire del secolo le intuizioni di Leibniz che vedrà nel simbolismo degli esagrammi spezzati (rappresentanti il principio dello Yin) e di quelli uniti (rappresentanti lo Yang) un esempio di numerazione binaria.

Tanto ai libri della più acuminata saggezza morale che alle divinazioni della matematica combinatoria, sino alle più spericolate sperimentazioni della letteratura contemporanea, a torto o a traverso preesisteva dunque, come un fantasma, questo testo sciamanico – questo spiazzante anti-breviario.

I Ching di Ernst Bernhard. Una lettura psicologica dell’antico libro divinatorio cinese

a cura di Luciana Marinangeli

La Lepre, 2015, 142 pp., € 16

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