G.B. Zorzoli

L’annuncio che la Corea del Nord aveva effettuato il test di una bomba H ha scatenato la riprovazione dei leader di tutti i principali paesi; perfino della Cina, tradizionalmente propensa a una strumentale difesa del vicino di casa. I media non sono stati da meno. Fra interviste e commenti, per qualche giorno gli esperti in politica internazionale e in strategia militare hanno avuto il loro da fare.

Tranne un mini dibattito a Washington e dintorni, praticamente confinato fra gli addetti ai lavori, nessuno ha formulato denunce comparabili a quelle nei confronti della Corea, quando a rilanciare il nuclear gambling è stato un paese che, chiamandosi USA, ha ben altro peso politico e militare. L’esplosione in atmosfera di un ordigno nucleare da parte di uno stato ai margini del cosiddetto consesso civile, anche se molti esperti dubitano che si sia realmente trattato di una bomba H, fa notizia. L’ammodernamento delle B61, bombe H presenti nell’arsenale nucleare americano dall’epoca della guerra fredda, che potrebbe addirittura cambiare le regole del gioco, no.

Già il fatto che, per poterlo realizzare, nel 2013 il Dipartimento della difesa USA abbia stanziato 11 miliardi di dollari – ma molti di più saranno richiesti per completare l’operazione – dovrebbe far drizzare le orecchie. A rendere la notizia ancora più preoccupante sono però le caratteristiche dell’ammodernamento introdotto, sintetizzate nello schema elaborato dalla Federation of American Scientists:

Le novità essenziali sono due: gli alettoni di coda regolabili e le selectable power options. Grazie agli alettoni regolabili, il B61 modello 12, già provato in volo (senza bomba) nel Nevada l’anno scorso, riesce a colpire con maggiore precisione l’obiettivo prescelto, mentre le selectable power options consentono di modificare il potenziale esplosivo dell’ordigno, adeguandolo al livello strettamente necessario per distruggere l’obiettivo. Così si prendono due piccioni con una fava: l’effetto congiunto della maggiore precisione e della potenza ridotta minimizza i danni collaterali e il fallout radioattivo.

Come ha subito denunciato la Federation of American Scientists, queste novità offrono ai comandi militari giustificazioni, finora assenti, per chiedere l’utilizzo delle B61-12 in casi ovviamente «eccezionali», con danni collaterali e fallout altrettanto ovviamente «ridotti al minimo». Preoccupazioni che non possono essere liquidate come il classico allarmismo da parte dei soliti intellettuali liberal. Il generale Cartwright, già vicepresidente dello stato maggiore congiunto esercito/marina/aviazione e che a suo tempo appoggiò la scelta degli alettoni regolabili, ha ammesso che «what going smaller does, is to make the weapon more thinkable». E sulla stessa lunghezza d’onda si sono sintonizzati l’ex-sottosegretario alla Difesa ed ex-direttore del Nuclear Weapons Council («unaffordable and unneeded»), Coyle, già responsabile del Pentagon weapons testing, ed Ellen Tauscher, ex-sottosegretario di Stato con delega al controllo degli armamenti.

Metto in palio ricchi premi per chi riuscirà a segnalarmi anche un succinto stelloncino sull’argomento, pubblicato sui più influenti quotidiani italiani.

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Una Risposta a La bomba minimalista

  1. gennaro di bisceglie scrive:

    Non me ne meraviglio! Ormai siamo tutti asserviti a sua maestà l’imperatore di turno, si chiami Obama o John, del più grande impero della storia!D’altra parte la sinistra, se ancora si può parlare di sinistra, è maestra nell’arte sublime della divisione all’infinito: se si è in 4 si litiga in 5, se si è in tre , in 4 se in due in tre e se si è soli, ebbene si diventa schizofrenici pur di litigare, rivendicando ciascuno la propria superiore purezza.
    Non mi risulta che qualcuno abbia pensato di riunire i cervelli di sinistra per lanciare una proposta – possibile!- a livello globale in cui si abbia il coraggio di dire e lanciare- democraticamente – quanto in questo articolo e in altri analoghi si dice con dignità e intelligenza critica.

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