Elisa Fabrizi

La mostra Altra misura. Arte, fotografia e femminismo in Italia negli anni Settanta a cura di Raffaella Perna – Frittelli Arte Contemporanea, Firenze (dal 21 novembre all’8 marzo 2016) – propone un percorso espositivo di circa cento opere frutto di una riflessione accurata sulle relazioni tra corpo, identità femminile e fotografia. Le undici artiste – Tomaso Binga, Diane Bond, Lisetta Carmi, Nicole Gravier, Ketty La Rocca, Lucia Marcucci, Paola Mattioli, Libera Mazzoleni, Verita Monselles, Anna Oberto e Cloti Ricciardi – partono da presupposti differenti, ma condividono il medesimo uso del mezzo fotografico concepito come mezzo ideale per esplorare l’identità per la sua peculiare natura di “indice”, la sua specifica contiguità con il reale. La mostra si concentra su un preciso momento storico, gli anni Settanta, appunto, periodo nel quale in Italia il connubio tra arte, fotografia e femminismo – sorto già a metà anni Sessanta – si fa più stretto. In questo momento le artiste iniziano a rivendicare spazio e visibilità all’interno delle istituzioni e del sistema dell’arte, sostenute anche da alcune critiche militanti: Lea Vergine, Annemarie Sauzeau Boetti, Romana Loda. Sorgono luoghi espositivi e collettivi femminili autogestiti; e le artiste realizzano opere che pongono in discussione l’ordine sociale vigente, denunciando le disparità di genere. Durante il decennio anche la fotografia è al centro di un rinnovato interesse critico: mostre quali Combattimento per un’immagine (1973) a cura di Luigi Carluccio e Daniela Palazzoli, Fotografia Creativa (1970) Fotomedia (1974), Foto&Idea (1975), A-photo (1977), Foto come analisi (1977), Venezia ’79. La Fotografia (1979) sono occasioni importanti per comprendere le relazioni tra arte e medium fotografico.

Menna1977_Oggi_sposi_fondo_bianco-800La mostra di Firenze riprende il titolo dall’esposizione Altra misura (1976), curata da Romana Loda a Falconara (Ancona), in cui veniva presentato il lavoro di cinque artiste accomunate dall’uso della fotografia e da una visione politica e femminista dell’arte: Annette Messager, Natalia LL, Suzanne Santoro, Stephanie Oursler e Verita Monselles. A distanza di quarant’anni la mostra alla Galleria Frittelli – nata sulla scia del libro Arte, fotografia e femminismo in Italia negli anni Settanta (Postmedia Books, 2013) – restituisce, da una prospettiva storica, il lavoro di artiste impegnate nell’esplorazione fotografica dei nessi tra identità e corpo femminile, cercando anche di colmare la carenza di attenzione critica che a lungo ha penalizzato il lavoro delle donne nel nostro Paese. Osservando le opere in mostra è evidente quanto le artiste rivendichino per la donna un posto e un ruolo diversi nella società tardocapitalista, pur partendo da esperienze personali e posizioni politiche differenti, evidenti nel diverso rapporto che ognuna di loro ha con la militanza femminista: Paola Mattioli, Diane Bond e Cloti Ricciardi prendono parte ai gruppi di autocoscienza mentre non si registrano partecipazioni ai collettivi per Nicole Gravier e Tomaso Binga, nonostante esse abbiano accolto le istanze femministe.

Ketty La Rocca, Lucia Marcucci e Nicole Gravier demistificano le rappresentazioni del femminile proposte da rotocalchi, pubblicità e fotoromanzi; lo fanno decostruendo il linguaggio dei media. Nicole Gravier, ad esempio, nella serie Mythes et Clichés (1976-1980) si appropria del codice linguistico e delle inquadrature proprie del fotoromanzo per evidenziare un’inconsistenza di contenuti. Tomaso Binga, Cloti Ricciardi, Libera Mazzoleni e Verita Monselles criticano invece il linguaggio verbale, espressione del maschile e propongono un’alternativa: un linguaggio altro che rinasce dal corpo. L’opera di Tomaso Binga Oggi Spose (1977) è frutto di un’operazione concettuale e semantica raffinata; l'artista reagisce all’usurpazione maschile contenuta nella tradizionale espressione “Oggi Sposi”, e nel contempo afferma la volontà di coniugare due parti di sé. Ricorda Tomaso Binga: “Solo il mezzo fotografico con la sua messa a fuoco poteva far emergere le personalità ben distinte delle due immagini nella medesima anima”. L'opera è infatti composta da due fotografie che ritraggono l’artista e Tomaso Binga – suo alter ego maschile – nel giorno del matrimonio; il lavoro presenta l’immagine stereotipata della donna che indossa il tradizionale abito bianco e assume un’aria sognante, contrapposta alla foto dell’uomo (interpretato sempre dall’artista) in abito scuro e circondato dagli strumenti del lavoro. Il matrimonio simbolico che congiunge l’artista con il suo alter ego intende infatti demistificare sia le convenzioni linguistiche, sia quelle sociali.

In molte delle opere in mostra, inoltre, la fotografia documenta momenti del vissuto personale e intimo, affrontando ad esempio la maternità, come nell’opera di Anna Oberto Diario v’ideo senti/mentale (1974), in cui l’artista esplora la scoperta del mondo e del linguaggio da parte del figlio Eanan; o nella sequenza Sara è incinta (1977) di Paola Mattioli, dove l’obiettivo testimonia uno scambio tutto al femminile.

Altra misura ripercorre in modo puntuale i rapporti tra arte, fotografia e femminismo in Italia negli anni Settanta; la mostra ripercorre storicamente il contesto del decennio in cui i concetti di differenza e alterità iniziano a emergere con forza, anche attraverso la raccolta di numerosi documenti d’archivio.

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2 Risposte a Un’Altra misura. Arte, identità e fotografia

  1. marcella scrive:

    Ricevo quotidianamente Alfabeta sul mio indirizzo mail
    nella mail di questa mattina, di fianco all’immagine di presentazione, c’è il nome di Elisa Fabrizi. L’immagine è tratta dal lavoro di MARCELLA CAMPAGNANO “L’invenzione del femminile : RUOLI”(1974/80) che , di fatto, si costituisce come manifesto di una manifestazione-mostra , a cui materialmente non ho partecipato. La mia rinuncia è stata motivata da un intervento critico pubblicato su fb e che vi manderò e, vi chiedo di pubblicare a tutela del mio nome e del mio lavoro. Superficialità, disinformazione o abuso? Urge una nota di chiarificazione. Grazie

  2. marcella scrive:

    Ecco la motivazione dellla mia assenza dalla mostrache vi chiedo di pubblicare insieme all’immagine con titolo e nome dell’artista(la sottoscritta MARCELLA CAMPAGNANO)

    PERCHE’ le mie immagini ” L’invenzione del Femminile : RUOLI ” NON sono presenti NELLA MOSTRA FIORENTINA.

    Care amiche,

    prima di tutto per la certezza di appartenere a un altro progetto che, non è qui il caso di tornare a evidenziare dopo quasi cinquant’anni e, che mi mantiene convintamente ai margini di ogni entusiasmante manifestazione che, ciclicamente e, forse un po’ acriticamente, ripropone l’arte “cosiddetta” femminista come curioso oggetto di delibazione.

    Non sono presente, per la mia conquistata estraneità al “cosiddetto” sistema dell’Arte e alla sua logica commerciale, speculativa, meritocratica.

    Probabilmente la mia è una posizione al limite del provocatorio.
    Scusate ma non ne posso più di codesti intrecci a cui la sedicente politica, per esempio, ci costringe quotidianamente.

    Moralismo, inattualità?

    Un lusso che mi pago con l’isolamento.

    Grazie dell’attenzione.

    Abbraccio tutte e mi auguro di riuscire, un giorno,a fare tesoro dell’innocenza di tanta colleghe.

    Marcella Campagnano

    P. s. : potendo, ma è tardi, mi accompagnerei, in silenzio, compostamente alle tante Vivian Maier della nostra storia

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