star_wars_trailer3Valerio De Simone

Tanto tempo fa, in una galassia lontana, esisteva un mondo fantastico popolato da eroi e principesse guerriere che guidavano una ribellione contro un perfido imperatore e il suo fedele braccio destro. Ma poi, in un’epoca più recente, questo ecosistema è stato acquistato dal colosso cinematografico Disney che ha scelto di trasformarlo radicalmente.

Nonostante al termine del Ritorno dello Jedi (Richard Marquand, 1983) la Ribellione avesse vinto la guerra contro l’Impero distruggendone la flotta di astronavi e soprattutto la loro arma micidiale, la Morte Nera, la neonata Nuova Repubblica deve fronteggiare un nuovo nemico: il Primo Ordine, sorto dalle ceneri del precedente regime totalitario intergalattico. L’azione ha inizio su Jakku, pianeta desertico che ricorda la Tatooine del primissimo Star Wars (George Lucas, 1977). Qui le sorti di Poe Dameron (Oscar Isaac) miglior pilota della Resistenza, Finn (John Boyega) ex assaltatore imperiale e Rey (Daisy Ridle) giovane mercante dei rottami delle astronavi, si incrociano e conducono lo spettatore in una serie di avventure intergalattiche. Sul loro cammino incontreranno Chewbecca (Peter Mayhew) e Han Solo (Harrison Ford), i quali forniscono una breve e poco esaustiva spiegazione di come la vittoria dell’Allenanza Ribelle non abbia significato la fine del male: l’assenza dei cavalieri Jedi ha portato a una destabilizzazione della democrazia galattica.

Durante il loro viaggio gli eroi si scontreranno con il misterioso giovane cavaliere oscuro Kylo Ren (Adam Driver, noto per essere il fidanzato di Lena Dunham nel serial Girls). Questi, ancora non del tutto padrone dei suoi poteri, irrequieto e soggetto a forti attacchi di collera, niente altro è che il figlio di Han Solo e della ex principessa ora generale della resistenza Leia Organa (Carrie Fisher). Le speranze di un nuovo mondo sono riposte nella giovane Rey, che sta scoprendo velocemente, forse anche troppo, quanto la Forza le scorra dentro.

Il film di J. J. Abrams, da lui scritto insieme a Lawrence Kasdan, già collaboratore delle sceneggiature dell’Impero colpisce ancora (Irvin Kershner, 1980) e del Ritorno dello Jedi, si pone come un ibrido tra un reboot e una copia fedele del film di Lucas. Numerosi sono gli elementi a dimostrarlo: dall’apertura ambientata su di pianeta desertico alla presenza di una nuova stazione spaziale, Star Killer, simile alla Morte Nera, fino al bar di Mos Eisley qui «ricreato» nell’antico castello di Maz.

Novità interessanti sono l’abbandono da parte del Primo Ordine, la cui iconografia è una fusione semplicistica tra U.R.S.S. e Terzo Reich, l’utilizzo di cloni come truppe d’assalto sostituiti da bambini strappati alle proprie famiglie e trasformati in fedeli soldati, pratica tristemente usata nella realtà in molti paesi dell’Africa. Ulteriore elemento interessante è legato alla configurazione di gender: nelle prime trilogie le donne, come ha sostenuto Camille Paglia nel documentario Star Wars: The Legacy Revealed (2007), erano dei personaggi forti, ribelli che sostenevano la democrazia, come la principessa Leila, chiamata così nell’edizione italiana, Mon Mothma (Caroline Blakistton; Genevieve O’Reilley), la regina poi senatrice Padme Amidala (Natalie Portman vincitrice nel 2013 del premio Oscar come migliore attrice in Il Cigno Nero) eroina della seconda trilogia. Ma nel Risveglio della forza sono numerose le donne coinvolte nel Primo Ordine, prima tra tutte il Capitano Phasma interpretata da Gwendoline Christie, la Brienne di Tarth del serial Il trono di spade. Ulteriore aspetto di «crescita» della saga è rappresentato dalla promozione di Leia/Leila da principessa a generale della Resistenza, mostrando un’ulteriore apertura progressista alle donne anche se come ha scritto Rebecca Hains sul Washington Post questo cambiamento sarà precluso, forse momentaneamente, nelle action figure tratte dai personaggi del film.

Punto di forza del film, oltre a camei di Max Von Sidow a Daniel Craig, è segnato dal ritorno degli storici protagonisti, Mark Hamill, Harrison Ford e Carrie Fisher. Proprio Fisher, che è riuscita a trasformare i numerosi attacchi nella rete sul suo aspetto fisico in un tweet-memorandum sulla caducità della bellezza, riesce a rendere il suo personaggio il più umano che ha avuto uno sviluppo vero: indurita dalla «scomparsa» del figlio sceglie di gettarsi nuovamente in battaglia contro il male.

Ma nonostante ciò il film di Abrams, i cui incassi in meno di un mese hanno superato il miliardo di dollari, non sembra voler decollare e preferisce percorrere narrazioni già esplorate condendole con battute più adatte a un pubblico di bambini, merito forse dell’ingresso Disney, snaturando così l’idea dei film che si rivolgevano a spettatori di differenti età. L’azione non manca, mentre invece si risente dell’assenza non solo di una spiegazione più chiara degli avvenimenti accaduti in precedenza, ma anche un’eccessiva semplificazione dell’apparato filosofico e conseguentemente anche di quello narrativo. Più che un «risveglio della Forza», si potrebbe dire un déja vù.

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