2015-12-10 11.18.22Antonello Tolve

Che la scultura sia una lingua quantomai viva, lo dimostrano i vari discorsi che, nel Novecento, hanno ripensato il sentiero della plastica per dar vita ad avventure intellettuali uniche, per costruire viatici felici, per aprire cantieri estetici densi di idee, di riflessioni, di intuizioni. Che abbia, poi, conquistato una parte della scena artistica contemporanea, a pari merito della pittura, lo attestano le mostre organizzate per attraversare le sue conquiste, le sue evoluzioni, i suoi cambiamenti. E che sia, oggi, uno dei più rappresentativi terreni estetici da cui partire per leggere l’articolata coesistenza di forme che dialogano con lo spazio e con l’ambiente in cui l’opera viene collocata, lo confermano le esperienze pubbliche, le opere site-specific, i progetti in situ.

A questa lingua morta – così in maniera disincantata Arturo Martini definiva la scultura nel 1945, all’indomani della Seconda guerra mondiale, per evidenziare la rinascita d’una fenice, di un tripudio plastico che, seppure incapace di rappresentare le realtà dell’epoca, è stato in grado di costruire nuovi orizzonti – il MACN / Muzeul de Artă Cluj-Napoca ha dedicato da qualche tempo un programma biennale per riflettere sulle ragioni e sulle regioni di una disciplina che ha saputo reinventarsi, ricalibrarsi, rigenerarsi (mediante assunti sinestetici), aprirsi via via al mondo della vita.

Giunta al suo quarto appuntamento, la Bienala Naţională de Plastică Mică organizzata dall’Universitatea de Artă şi Design Cluj-Napoca (UAD) negli spazi dell’adiacente Muzeul, propone quest’anno, dopo tre pregiati appuntamenti, un nuovo viaggio tra le ampie contrade della scultura rumena contemporanea per presentare un percorso, a volte non del tutto armonico, dell’Uniunii Artiştilor Plastici din România. Curata da Radu Moraru (prorettore all’Universităţii de Artă şi Design) e Alexandru Păsat (direttore del Departamentului Sculptură nella stessa università) la quarta edizione della Bienala è, infatti, una radiografia sul territorio culturale rumeno e, contemporaneamente, il lancio di nuove presenze, la rinascita di speranze, la conservazione di conquiste legate a formazioni stilistiche (a atteggiamenti plastici nati in seno ad una scuola più precisamente), la salvaguardia del patrimonio universitario e la sua estroflessione verso l’intera città.

Con oltre 100 opere provenienti da tutta la Romania, Vârsta de bronz (Età del bronzo) – questo il titolo scelto dai curatori – mira a fare un bilancio visivo su un materiale antico e a mostrare il perimetro formale di sessanta artisti significativi – studenti, docenti e membri dell’Uniunii Artiştilor Plastici – che, rinunciando apparentemente alla monumentalità, offrono allo spettatore piccole ma preziose icone e figure (mică vuol dire, appunto, piccolo formato) di varia estrazione o natura formale. Spicca tra questi lavori Art Use Only (2015) di Florin Marin (Galati, 1977), una cassa militare in legno contenente tre parallelepipedi in bronzo ricoperti con foglia oro, e sul cui coperchio è impressa la scritta «Art Use Only | Not For War | brass sampless: Bpcs | date: 2015 | n.w. 16,1kg». Altrettanto interessante è Troia, il progetto proposto da Petre Alexandru Păsat (Pleniţa, 1955) che esprime, mediante una doppia struttura modulare a incastro, uno degli avvenimenti più conosciuti della mitologia. Difficile non citare, infine, lo splendido Sul di Onisim Colta, la tecnicità visibile in un lavoro come Caricaturistulu di Romeo Moldovan, la struttura Lumini şi umbre di Liliana Moraru, Planeta Albastră di Liviu Bumbu e, tra gli altri bronzi, Entuziasm la urmă di Valer Semenescu: che fanno brillare questo nuovo appuntamento con eleganti e pregiati complessi plastici. Seppure in alcuni casi non innovative – ma certo non scontate – le opere che modellano questo nuovo, irrinunciabile appuntamento con la scultura rumena offrono un ampio raggio di ipotesi creative, di avventure nate in seno alla formazione universitaria, al dialogo, al campo di lavoro e ad un margine di tempo in cui la sensibilità coincide con l’argutezza tecnica e operativa.

Bienala Naţională de Plastică Mică

a cura di Radu Muraru e e Alexandru Păsat

MACN / Muzeul de Artă Cluj-Napoca, 3-13 dicembre 2015

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