perniolaAlessandro Ferraro

Nessuna strategia artistica può più fare a meno di una strategia teorica

Mario Perniola, L’arte espansa

La necessità di creare un dibattito critico attorno all’arte contemporanea è una delle questioni più stringenti tra gli addetti ai lavori. Lo testimoniano il Forum sull’arte contemporanea di Prato (se ne è parlato qui), il recente saggio L’arte espansa di Mario Perniola, ma anche il blog  creato da Luca Rossi. Mario Perniola scrive di una svolta fringe dell’arte capace di svalutare la quotidianità, artistica e non, mettendo in crisi il binomio arte-vita. Luca Rossi crea categorie critiche che convergono sull’importanza di creare una consapevolezza aggiunta nella mente di chi si rapporta con gli oggetti artistici.

La cosa più interessante del testo di Perniola è la precisione lessicale attraverso la quale descrive la realtà artistica contemporanea: si parla di svolte critiche, di stalli, di destabilizzazioni, di tracolli. La parola che compare meno, inaspettatamente, è curatore. Ed è proprio quest’ultima figura che ha ormai preso il posto istituzionale del critico. Luca Rossi lamenta una continua perdita di autorevolezza nell’artista, che viene costantemente sottratta dai curatori. «L’artista, oggi, è debolissimo»: questa la diagnosi del blogger sotto anonimato. E aggiunge: «in particolare permane nel sistema dell’arte, come cartina tornasole per tutto il resto, una sorta di mafia generalizzata in cui gli artisti risultano essere l’anello più debole; piccole oligarchie contrapposte che oltre ad essere poco meritocratiche, non sono nemmeno efficaci per gli attori coinvolti».

L’antidoto, parafrasando Perniola, consiste nel ridare importanza al paradigma della scelta. L’arte espansa analizza la contemporaneità alla luce della svolta inclusiva dell’arte contemporanea; «nel momento in cui l’arte può essere fatta da tutti coloro che si autodefiniscono artisti, la legittimazione e la valorizzazione dei prodotti sfugge definitivamente alle loro possibilità di controllo, perché quasi nessuno di costoro [gli artisti] è più in grado di formulare una poetica, di spiegare il proprio progetto e di argomentarlo». Chiosa Luca Rossi: «Gli attori del sistema artistico si ibridano incessantemente, mettendo in luce conflitti di interesse e di potere». Spesso incompreso, Luca Rossi incarna una figura nuova nel panorama artistico: un artista-critico che si autodiagnostica l’impossibilità di fare opere se non attraverso la creazione di situazioni critiche in grado di argomentare i contenuti che l’arte propone. Ed è proprio la quotidianità a essere progressivamente «artistizzata» – questa la parola usata da Perniola –, a essere cioè vincolata al sistema dell’arte; è minacciata da una sua possibile ipervalutazione economica, ipoteticamente rincorsa da una svalutazione e da uno svuotamento di senso: «insieme al venir meno di ogni criterio motivato di giudizio, li rende soggetti [gli artisti] a organizzazioni che decidono le loro carriere sulla base di fattori puramente mercantili o di campagne medianiche».

Dello stesso tenore sono le scelte di Massimiliano Gioni, suggerisce Perniola, che da intuizioni – di malati mentali, di non professionisti e di artisti – diventano opere d’arte, con la minaccia del «titolo spazzatura» che incombe dietro l’angolo. Secondo Luca Rossi il ruolo della critica, fagocitata dal curatore, diventa un espediente che giustifica esclusivamente l’allestimento della mostra e non si impone di valutarne gli effetti critici – ovvero il loro grado di collisione col presente storico – ma solo di articolare un discorso professionale all’interno del significato della curatela. Perniola focalizza l’attenzione sull’importanza di selezionare i contenuti della svolta fringe come contrasto all’informazionalismo culturale, ormai diventato l’etica del capitalismo. Quello di Perniola intende essere un monito anzitutto etico alla fruizione dell’arte, monito che rifugge dalla novità e dal sensazionalismo ed è basato, al contrario, sulle prestazioni sensibili dello spettatore. Tono simile hanno le considerazioni di Luca Rossi sull’utilità dell’arte: «Siccome è impossibile agire nel raggio d’azione globale, l’unica cosa che conta veramente è agire nel piano locale, compiere una sincera svolta quotidiana consapevole».

Mario Perniola

L’arte espansa

Einaudi, 2015, 112 pp., € 11

Luca Rossi

Whitehouse

http://whitehouse2014.blogspot.it/

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3 Risposte a Per una critica etica

  1. Boris scrive:

    In definitiva nel libro di Perniola non si capisce bene cos’è per lui il termine Fringe, mentre è chiaro che usa il concetto di Artur Danto per spiegare la contemporaneità, partendo dalla Biennale di Max Gioni criticandone gli aspetti esteriori ma ammenttendo che non c’è altra possibilità di fare arte, arrivando perfino alla critica dell’ultimo curatore Okwui Enwezor quale risposta a gioni del nuovo ordine da un punto di vista di sinistra. Pertanto se non vi fossero state le 2 biennale non avrebbe scritto L’
    Arte Espansa che è un concetto già esistente da qualche anno vedi la mostra a Codroipo di Bonanni e quella di Politi a Praga.

  2. […] —> Per una critica etica : un confronto fra  Mario Perniola e Luca Rossi > “La nuova Vanessa Beecroft è Luca Rossi”, Artribune. (interview to G. Di Pietrantonio) > “Non mi interessa Luca Rossi in sé, ma Luca Rossi in me”, Artribune. (review by A. Cramerotti) > “Fenomenologia di Luca Rossi”, Exibart. (article by F. Cavallucci) –>> scroll down for italian and english version info: altmann.kari8@gmail.com […]

  3. […] Per una critica etica : un confronto fra  Mario Perniola e Luca Rossi […]

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