Nuovo teatro, cos’ha da dire

Conversazione con Valentina Valentini su Nuovo Teatro Made in Italy

Andrea Cortellessa

Esce in questi giorni presso Bulzoni (364 pp., € 35), sigla editoriale da sempre legata all’Università «La Sapienza», ma che ha storicamente negli studi teatrali il proprio core business, un libro che non ha una destinazione solo accademica, ma vuole entrare in profondità in questioni che, per tradizione, non lasciano indifferenti neppure i media generalisti che in generale alla «cultura» prestano ormai così poca attenzione. Nuovo Teatro Made in Italy è dunque un libro sul teatro, ma prima e più ampiamente è un libro sull’Italia. Dove del presente si traccia un’archeologia che prende le mosse dalla discontinuità culturale più macroscopica del nostro passato recente: quella rappresentata dagli anni Sessanta. È l’occasione per rivolgere all’autrice Valentina Valentini, che di alfabeta2 è magna pars, domande – spero – non «di servizio». (continua a leggere)

Gianikian e Ricci Lucchi, il canto dell’archivio

Marie Rebecchi

Il passato per noi non esiste. Noi siamo sempre nel presente, e anche queste immagini lo sono. La storia non è solo una ripetizione, come diceva Vico: «Le guerre tornano il colonialismo prosegue». Quando facciamo i nostri film non percepiamo queste ripetizioni, e tuttavia una volta realizzati prendiamo coscienza della storia. Abbiamo una percezione del nostro lavoro nel tempo stesso in cui si fa la storia. Per questo motivo non siamo storici ma testimoni. O archeologi: mettiamo a nudo gli strati della storia. Ma è fondamentale che gli archivi diano la sensazione del presente che si cela dal loro interno.

In questo passo (tratto da un’intervista del 2006 di Antoine De Baecque, raccolta nel loro volume di dits et crits pubblicato dal Centre Pompidou in occasione della retrospettiva conclusasi lo scorso 15 novembre, Notre caméra analitique) Yervant Gianikian e Angela Ricci Lucchi espongono il loro rapporto con la storia, l’archivio e l’opera con la stessa intransigente inflessione che contraddistingue il loro lavoro di artisti. (continua a leggere)

Una poesia / 1 Tommaso Di Dio

Infine si alzò dal tavolo

e ci mostrò una strada che scendeva verso il basso.

E disse: noi ci perderemo

perché molte sono le luci e gli ostacoli invisibili.

Troveremo scale a ritroso, ci saranno

scrigni di quercia sepolti sotto lampioni e fra le braccia

avremo d'improvviso scheletri di balene.

(continua a leggere)

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