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Lorenzo Madaro

Puglia. Meta ormai di punta per vacanze esclusive in masserie appartate o per full immersion nella movida estrema. E per l’arte contemporanea? Proviamo a tracciare un percorso tra luoghi e progetti.

Tra gli appuntamenti periodici c’è il Premio Pino Pascali, nell’omonima fondazione di Polignano a mare: in questi anni sono transitati numerosi nomi, di diversa estrazione ma con un comune denominatore – un’attenzione alla multimedialità –, tra cui i fratelli Chapmann, Nathalie Djurberg, Adrian Paci, Giovanni Albanese e, nell’edizione in corso, il collettivo russo AES+F, scelto da una commissione composta dalla direttrice Rosalba Branà e da Christian Caliandro e Antonio Geusa. A Bari, il Polo per il contemporaneo del Comune, la cui direzione è stata affidata a Massimo Torrigiani, grazie alla collaborazione con Medimex proporrà una mostra di Brian Eno da fine ottobre, mentre non si conoscono ancora i futuri programmi. E il mondo della ricerca universitaria? Fatta eccezione per gli studi promossi dalla cattedra di storia dell’arte contemporanea guidata da Christine Farese Sperken, le università pugliesi latitano abbastanza sul fronte della progettualità delle mostre e dei momenti di riflessione condivisa, come hanno ribadito alcuni sbiaditi tentativi, recenti e non, in area salentina.

È il privato però che ha sempre garantito una valida alternativa nella programmazione artistica contemporanea pugliese, sin dai remoti anni Settanta: in primis, dal 1971 a pochi anni fa, la galleria barese di Marilena Bonomo, che ha fatto conoscere in Puglia le ricerche concettuali e minimaliste europee e americane, mediante un’attività fitta e inflessibile. In area salentina sono numerosi gli spazi in cui sono promossi progetti e mostre: per esempio il castello Carlo V gestito da Theutra srl con il Comune, dove da fine ottobre farà tappa L’albero della cuccagna, il progetto firmato Achille Bonito Oliva, con un’installazione di Mimmo Paladino. Nell’antico maniero, come in tanti altri castelli di Puglia, dal 2005 al 2010 è andata in scena Intramoenia Extrart, rassegna curata da Giusy Caroppo, con il coordinamento scientifico dello stesso Bonito Oliva, che ha contribuito alla conoscenza di alcuni nomi internazionali in questa regione. Allo stato attuale è la scena no profit a destare molto interesse: da Vessel e Planar a Bari, a Damage Good e Ramdom in area salentina, con progetti dedicati alla fotografia di ricerca o a residenze, spesso in stretta connessione con realtà straniere, così come accade anche a San Cesario di Lecce con La festa dei vivi (che riflettono sulla morte), progetto relazionale a cura de Lu Cafausu, di cui fanno parte, tra gli altri, Cesare Pietroiusti, Luigi Presicce, Giancarlo Norese, Emilio Fantin e Luigi Negro. Per le gallerie rimane un riferimento, per rigore e impegno, ArtCore a Bari, città in cui anche Doppelgaenger e Murat122 propongono un calendario di mostre. L’area leccese in tal senso soffre un po’ per l’assenza di investimenti privati, ma resiste L’Osanna, storica galleria di Nardò, mentre per la giovane arte rimangono un riferimento Riva Arte contemporanea nel capoluogo e Art&Ars gallery a Galatina, mentre la galleria nomade Co.61 si dedica con sempre più attenzione alla progettualità di mostre in spazi pubblici e privati. Tra i progetti da ricordare c’è Senso Plurimo, osservatorio di qualità della giovane arte made in Puglia, curato da Marinilde Giannandrea per i Cantieri teatrali Koreja di Lecce, e l’attività dell’Exchiesetta di Polignano, project room curata da Carlo Berardi e Giuseppe Teofilo, con una dose dilatata di progettualità. Negli ultimi anni il Salento è entrato di diritto nella geografia dell’arte contemporanea anche grazie a due progetti che, pur su ambiti diversi, avanzano proposte di qualità. Capo d’arte, a Gagliano del Capo, oramai è un appuntamento fisso dell’estate, che con la curatela di Torrigiani negli ultimi due anni hanno proposto, rispettivamente, Yang Fudong e Soundwalk collective, con allestimenti inediti e sorprendenti; a Galatina Christian Pizzinini e Antonio Scolari nel loro Palazzo Mongiò ospitano mostre, tra cui la recente collettiva Luce a cura di Antonella Marino. E poi ci sono gli antichi manieri – tra cui si distingue il castello di Gallipoli, gestito da Orione srl con la direzione di Raffaela Zizzari, che quest’anno ha promosso un’antologica di Michelangelo Pistoletto (ancora in corso), curata da Manuela Gandini – e i palazzi privati, tra cui quello della Fondazione Noesi a Martina Franca, dove si propongono soprattutto riflessioni su nomi storicizzati degli anni Sessanta e Settanta. Sarà un caso, ma negli ultimi anni molti artisti di origini pugliesi hanno spiccato il volo in contesti nazionali e internazionali. Impossibile citarli tutti, ma qualche nome è d’obbligo: dagli ormai conclamati casi di Giuseppe Gabellone, Luigi Presicce, Domingo Milella e Francesco Arena, ai nuovi nomi che si affacciano con un lavoro rigoroso nel contesto italiano, tra cui Michele Guido, Daniele D’Acquisto, Tony Fiorentino, Luigi Massari, Cosimo Terlizzi, Giuseppe Teofilo, Nico Angiuli e Fabrizio Bellomo. Ed anche sul fronte della critica ci sono belle novità, alcuni under 40, già attivi nel contesto nazionale, tra cui Christian Caliandro, Giacomo Zaza (che quasi ogni anno propone una mostra nel Torrione Passari di Molfetta) e Santa Nastro, ormai pugliese d’adozione, per competenze e rigore stanno facendo la differenza. Per l’arte contemporanea, questa regione si sta rivelando, pertanto, seppur tra tante contraddizioni, un’area abbastanza effervescente, anche se il settore non gode dei medesimi benefici di altri ambiti della cultura, come il cinema – con Apulia Film Commission –, la musica, con Puglia Sound, e il teatro, con il Teatro pubblico pugliese. Molto lavoro è stato già fatto, dalle diverse generazioni di critici e dagli operatori, dalle istituzioni e dai privati, ma la strada da compiere è ancora lunga.

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