mariaManuela Gandini

Quindici anni fa la libreria delle donne di Milano si trasferisce da via Dogana a via Pietro Calvi. La sede, che aveva già macinato allora 25 anni di storia femminista, continua a essere luogo politico di incontri e relazioni intessute di arte poesia letteratura discussione. Corrado Levi, artista e scrittore tra i fondatori del F.U.O.R.I., nel 2001 inventa la Quarta vetrina per la libreria, cioè una vetrina dedicata all’arte, coordinata da Donatella Franchi e curata da lui. Il luogo, vivace e colorato, accogliente, con comode poltrone per le conferenze alle quali seguono succulente cene, è pieno di energia relazionale. In questo clima, per il quarantesimo anniversario della libreria che cade il 7 novembre, si è inaugurato un nuovo ciclo di mostre in vetrina curate da Francesca Pasini. La prima è di Marta Dell’Angelo.

Nella quarta vetrina, una selva di braccia femminili si alza verso il cielo come a reggere un architrave. L’opera s’intitola Cariatidi, (2007). «Queste cariatidi non sono isolate e non sostengono nulla – spiega la curatrice – ma hanno lo slancio delle braccia verso l’alto, uno sforzo verso un’idea di libertà». Nella pratica artistica di Dell’Angelo, la relazione con il contesto, ossia gli abitanti di un quartiere o di una comunità, è il fondamento dal quale nascono insiemi di forme. L’artista ha chiesto a donne di quindici etnie diverse e di età variabili di posare per lei a braccia nude e tutte hanno accettato di far parte dell’opera. «I lavori – ha dichiarato l’artista – nascono da soli anche un po’ per caso. La costante visibile nel tempo sono gli oggetti e come li muovo nello spazio. E la caratteristica è “l’ammasso” perché da sole non si fa niente». L’idea di comunità e condivisione, che è alla radice della filosofia della libreria, è quella che caratterizza il lavoro di Dell’Angelo che elabora intrecci e contrappone gioiosità alla palude dei rapporti sociali ordinari. Le braccia sode e ben tornite delle donne, che mostrano la trama della loro pelle e – come ha osservato qualcuno dal pubblico – fanno intuire anche il sudore, sono il sostegno del cielo, forme mobili e dinamiche. L’artista, che in questo caso ha usato la fotografia e il collage, dipinge soprattutto donne, corpi nudi di donne, opere che parlano di amicizia come quella che ritrae due amiche accovacciate mentre, giù i pantaloni, fanno pipì per terra. Predilige il corpo femminile perché «quello delle donne è senza peli e senza ombre e meglio si presta all’astrazione, mentre il corpo maschile, con la presenza della peluria diffusa, non permette alla luce di scivolare sulle forme».

Oltre agli incontri con le singole artiste e la curatrice in programma per l’inaugurazione di ogni mostra a cadenza mensile, verrà prodotta una stampa dell’opera della quarta vetrina in dieci copie, come quando Luisa Muraro, Lia Cigarini e Corrado Levi, chiesero a Lea Vergine, nel 1975, di presentare una cartella di artiste donne. Ricorda la critica: «Rimango un po’ perplessa, scrivendo per la prima volta su nove artiste insieme, tra le quali Carla Accardi, Dadamaino, Amalia del Ponte, ma comincio a prender coscienza di separazioni terrificanti…». Così, poco dopo, decide «di vedere come si sono comportate le artiste che, all’interno dei gruppi d’avanguardia, avevano uno spazio parallelo e non erano mimetiche nei riguardi dei compagni». È il periodo nel quale l’arte diventa dispositivo di lotta e il proprio corpo il terreno di indagine. La marginalità dell’universo femminile è la marginalità di tutte le fasce deboli. Le donne artiste in quel momento trovano forza e senso nella ribellione: da un lato il corpo è divenire artistico, dall’altro è il luogo della battaglia e della rivendicazione. I cinquant’anni di presenza femminile nell’arte, contro i duemila di presenza maschile, hanno imposto la necessità di non pensarsi più neutre ma con la propria identificazione di genere.

Qual è oggi la vocazione di un luogo come la libreria delle donne? «Non c’è più l’energia politica collettiva – conclude Pasini –, qui non vieni per ribellarti ma perché c’è il supporto culturale per creare riflessioni e questo aiuta anche nell’interpretazione dell’arte. Cosa si può fare insieme? Ora la libreria è aperta anche agli uomini». Le prossime due mostre in programma sono di Alice Cattaneo (dicembre) e Concetta Modica (gennaio).

Marta Dell’Angelo

Cariatidi

Quarta Vetrina, Libreria delle Donne, Milano, sino al 9 dicembre

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