nave-argo_6-950x634Alma Mileto

Il tempo e lo spazio non esistono di sera, quando si fa buio”. Questa frase è pronunciata da Europa, personaggio centrale nello spettacolo teatrale che Giorgio Barberio Corsetti ha ideato per inaugurare il primo collegamento in fibra ottica tra luoghi antichi di Roma come il Colosseo, la Cripta Balbi e l’Aula Ottagona, e l’INFN di Frascati. Il regista ha diretto gli attori (Valeria Almerighi, Gabriele Benedetti, Maddalena Crippa, Gabriele Portoghese) dislocati nei quattro luoghi sopracitati (hanno potuto interagire fra loro ascoltandosi in cuffia e guardandosi nei monitors) e accompagnati in alcune scene da due musicisti (il contrabbassista Gianfranco Tedeschi e il batterista Fabrizio Spera), anch’essi collocati in due diversi luoghi ma capaci di eseguire una performance musicale in tempo reale grazie al software multimediale LOLA in grado di ridurre al minimo la latenza. Questo esperimento ha avuto luogo il 13 ottobre scorso in Aula Ottagona (a piazza Esedra), centro nevralgico dello spettacolo, in cui sono stati installati tre schermi da cui fosse possibile collegarsi con gli altri luoghi. Come ha detto il regista alla fine della presentazione, tutta l’equipe si è trovata durante quest’esperienza in bilico, come un acrobata sul filo, sulla banda ultralarga fornita dal GARR, consorzio di enti di ricerca il cui obiettivo primario è operare un’infrastruttura di rete per attività in campo scientifico e accademico (fondata con il patrocinio del MIUR).

Il titolo dello spettacolo (o meglio sarebbe dire dello studio) è Nave Argo, la macchina del tempo, un tempo che ha bisogno di trovare, nello scorrimento, una dimensione di sospensione che ne permetta una ristrutturazione. I quattro personaggi (tutte figure mitologiche: Europa, Giasone, la Furia e il Tempo) incarnano sulla scena questo tipo di ricerca: Europa, seduta nell’Aula Ottagona “al crocicchio” tra passato e futuro, rappresenta il momento presente che, opponendosi alla corsa incessante del flusso temporale, vuole riappropriarsi di quello che è stato per ricostruire sulle sue basi ciò che sarà (in un terreno da lei stessa definito “di finzione”). Un sintetico riavvolgimento che nel suo stesso manifestarsi si espone all’attraversamento di coloro che “calpestano” Europa (come cittadini e come spettatori!). Il “figlio esemplare” di Europa è Giasone, che si addormenta come uomo del presente e si risveglia figura mitologica, smarrendosi nelle vie sotterranee di Roma (le rovine della Crypta Balbi, uniche scene girate in differita) e arrivando (in diretta) fino a noi, nell’Aula Ottagona. Giasone si muove nel buio del mito, unico ‘luogo’ in cui può finzionalmente ricostruire la sua storia; se da sveglio non trovava pace e aveva “il respiro corto e affannato”, nel sogno incontra con sollievo un tempo che “si avvita” e permette di riscoprirsi piano piano. Lui stesso si sorprende, in questa strana dimensione in cui il tempo si stratifica, di sentirsi “presente” a se stesso; cammina e balla nella piena libertà di riavvolgere la propria storia, si inchina in qualità di attore “sperimentato” da tutti noi che, attraverso di lui, stiamo facendo la sua stessa, creativa, esperienza. Al Colosseo la Furia simboleggia l’iconoclastia dei jihadisti dell’Isis che in un finto teatro di guerra (quello romano di Palmira) attuano un vero spargimento di sangue; è il violento primato della realtà sulla finzione, della messa in scena di uno “spettacolo finale” che annienta la capacità dell’arte di estendere le forme nel tempo e nello spazio e fa tornare l’uomo e la donna in sè. Il Tempo parla dalla sala dell’INFN in cui la macchina Dafne accelera particelle provocando collisioni tra di esse ad altissima velocità. E’ il tempo del mito che, rigorosamente non lineare, si avvolge su se stesso in un circolo, ritorcendosi nella tridimensionalità della memoria “senza muovere un passo in spazi linearizzati”. Nel vuoto dei tubi dell’acceleratore, a quella velocità, tempo e spazio sono due identiche variabili, ed è solo dallo scontro di elettroni e antielettroni che nascono nuove particelle che ‘cadono’ nel tempo e rallentando acquistano massa. Se alla velocità della luce le particelle si presentano “senza tempo né sentimento”, quando cadono nel tempo può avere inizio la loro vita sostanziale e causale, in cui liberamente iniziano a danzare (come Giasone) e ad essere osservati, perturbati (come Europa).

Ad accogliere questo tipo di temporalità deve essere necessariamente una spazialità altrettanto sospesa ed esposta al rischio di perturbazione: quella della rete. La banda larga dovrà essere in grado di annullare lo spazio inteso canonicamente e di arricchirsi di tutto ciò che incontra nel suo percorso. Se non ci sono confini materiali, devono sparire anche quelli tra discipline, dando vita ad uno spazio ibrido, sperimentale, intermediale, in cui il dialogo non sia solo tra luoghi distanti nel tempo e nello spazio, ma anche tra persone apparentemente lontane tra loro (fisici, informatici, videomakers, attori, musicisti) che portino alla luce qualcosa che rechi in sé la traccia di questo incontro. Un crocevia (speculare a quel “crocicchio” temporale dove è seduta Europa) in cui si comunichi, e lo si possa fare in varie forme.

La nostra nave Argo si è arenata perché una sospensione collettiva dalle nostre quotidiane attività ci permettesse di collaborare e riscoprirci in altre vesti. Ripartire da questo risultato ora è un dovere.

Ogni domenica su Rai5, Alfabeta, programma in sei puntate di Nanni Balestrini, Maria Teresa Carbone, Andrea Cortellessa.   Giovedi 29 ottobre, alle 16.25, replica di Giocare, con Umberto Eco, Gianni Clerici, Stefano Bartezzaghi, Giulia Niccolai.

Ufficio Stampa: Riccardo Antoniucci (tel. 3407642693, mail: pressboudu@gmail.com)

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