Meryl-Streep-Ricki-Flash-Demme-e1441735904923Valerio De Simone

“Vedo una vecchia signora, coi capelli ritinti, tutti unti non si sa di quale orribile manteca, e poi tutta goffamente imbellettata e parata d’abiti giovanili. Mi metto a ridere”. Così Luigi Pirandello, nel saggio L’umorismo, ricorreva alla figura di una donna matura per spiegare la differenza tra il comico e l’umorismo. Analogamente per Dove eravamo rimasti (Ricki and the Flash, 2015), la sceneggiatrice Diablo Cody, vincitrice del premio Oscar per Juno (Jason Reitman, 2007), crea il personaggio di Ricki (magistralmente interpretato da Meryl Streep), una cantante rock di mezz’età che non ha mai abbandonato il suo abbigliamento glam, senza però infliggerle lo stesso duro giudizio.

La donna, il cui vero nome è Linda, si esibisce in un misero pub di Los Angeles con la sua band, i Flash. Ma il suo equilibrio viene messo in crisi quando l'ex marito Pete (Kevin Kline) le comunica che la loro figlia, Julie (Mamie Gummer, realmente la figlia di Streep), ha tentato il suicidio dopo essere stata abbandonata dal marito. Così Ricki tornerà a Indianapolis per riunirsi alla famiglia vestendo nuovamente i panni della madre. Fin qui Dove eravamo rimasti sembrerebbe una normale rom-com, eppure il film diretto da Jonatham Demme presenta numerosi elementi che lo rendono innovativo, per merito in particolare della sceneggiatura di Cody.

Innanzitutto la donna non solo non rinuncia mai al suo look anticonformista e al suo stile di vita rock, ma esprime una maternità totalmente antitetica a quella tradizionale impersonata da Maureen (Audra McDonald), seconda moglie di Pete e nemesi di Ricki/Linda. In questo modo lo spettatore ha la visione di due differenti madri, senza però essere costretto a sbilanciarsi troppo verso una delle due.

L’amore per la musica spinge inoltre la donna non solo a “rinunciare” alla maternità, ma anche al comfort e agli agi che il lavoro del facoltoso Pete consentirebbe. Ricki infatti lavora come cassiera in un ipermercato per 447 dollari settimanali, e vive in un piccolo e fatiscente appartamento dove svetta un minuscolo altare in memoria di suo fratello caduto nella guerra nel Vietnam. All'apparenza lo spirito eccentrico di Ricki porterebbe a credere che sia politicamente una progressista. Invece, come ricorda suo figlio gay Adam (Nick Westrate) “ha votato due volte per George W. Bush”. Ed è proprio questo abbandonare alcuni stereotipi tipici della commedia romantica (e non), a dare forza e respiro a Dove eravamo rimasti.

Sarà Gregg (Rick Spriengfield), attuale fidanzato della donna nonché primo chitarrista dei Flash, a spronarla e a sostenerla nel riavvicinamento con la famiglia, cogliendo l’occasione delle imminenti nozze del secondogenito di Ricki, Joshua (Sebastian Stan) con Emily conformista borghese.

E’ tipico di Diablo Cody, che nel film appare in un brevissimo cameo, l'attrazione verso il non-comune, osservato senza pregiudizi, come già era accaduto con l’universo dello spogliarello nel quale la cineasta si calò per poi narrarlo in Candy Girl – Memorie di una ragazzaccia perbene (Sperling & Kupfer, 2008). Nuovamente l’ispirazione per il film le è venuta dalla realtà, ossia dalla vita della suocera, Terry Chieri, che tuttora si esibisce con la sua band per locali. Colonna portante del film, Meryl Streep  si esibisce in lunghe perfomance canore e inoltre, a differenza di Mamma Mia! (Phyllida Llyod, 2008), le è stato richiesto di imparare a suonare la chitarra.

In conclusione, Dove eravamo rimasti è un inno all’amore, ma soprattutto alla diversità, un filo conduttore che accompagna anche il percorso del regista Jonathan Demme che - non dimentichiamolo - ha firmato film come Something wild (Qualcosa di travolgente, 1986) e Philadelphia (id., 1993).

Ogni domenica alle 22.10 su Rai5, Alfabeta, programma in sei puntate di Nanni Balestrini, Maria Teresa Carbone, Andrea Cortellessa.  Ufficio Stampa: Riccardo Antoniucci (tel. 3407642693, mail: pressboudu@gmail.com)

 

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