striscia_giochiTiziana Migliore

È difficile accorgersi della Venezia dei suoi abitanti. Finché vi si sta per studio o per lavoro, si coglie solo, soffrendolo, l’attraversamento del turismo di massa, apparenza che ne rovina l’immagine. Sfugge la Venezia che non vuole morire, perché, paradossalmente, ha il territorio giusto di una “città ideale”. La conformazione fisica, con i campi, i ponti, i rii, le calli, permette una rete di relazioni impossibili in una città moderna, dove l’auto ha sostituito la passeggiata e l’outlet la piazza. Venezia non è un contenitore vuoto; nella sua essenza inosservata è anzi, al contrario, l’esempio perfetto di una civitas, dedalo di relazioni.

L’ho capito quando ho scoperto Barchetta Blu, centro di ricerca che a Venezia, dal 1999, cura la formazione del bambino. E del futuro adulto concittadino: “è civis per me colui per il quale io sono civis”. Ora il sindaco minaccia l’azzeramento dei fondi previsti per il 2015 e il 2016. Si sono raccolte più di 3000 firme per salvare questo modello educativo di eccellenza, aggiornato sui modelli pedagogici più evoluti in Europa. Abbiamo incontrato la fondatrice e presidente di Barchetta Blu, Marina Zulian.

T.M.: Raccontiamo agli italiani la città di Venezia. Che cos’è Barchetta Blu?

M.Z.: Venezia è una città meravigliosa. Il patrimonio storico-artistico che la rende unica fa corpo con una realtà urbana a misura di famiglia. Quando è nato il mio primo figlio, nel 1999, le strutture e le iniziative per bambini non erano sufficienti. Così abbiamo creato Barchetta Blu: associazione di famiglie riunite nell’idea che Venezia, la Serenissima, con il centro storico intatto e le sue piazze, i “campi”, potesse essere una città adatta allo sviluppo mentale e fisico dei giovani.

T.M.: Come pensate la formazione del bambino?

M.Z.: Il motto di Barchetta Blu è che “ci vuole un villaggio per crescere un bambino”. Oggi il concetto di famiglia sta sempre più cambiando: padre e madre lavorano e spesso i nonni non sono vicini. Perciò si deve poter contare su una visione allargata della famiglia, su una rete di aiuto tra le famiglie e su professionisti – educatori, pedagogisti, psicomotricisti – che propongano ai bambini attività idonee alla loro crescita. Barchetta Blu comprende, oltre a 9 asili nido in città, una biblioteca per l’infanzia aperta a tutti, l’unica a Venezia, una ludoteca e una scuola di musica, una scuola di teatro, un doposcuola. Organizza laboratori, corsi di scrittura creativa e di sostegno a ragazzi in difficoltà, colloqui per genitori con psicologi e pediatri. Naturalmente, perché questo si realizzi, c’è bisogno della politica. Nel 2001 il Comitato dei genitori, rendicontando tutte le attività svolte nei due anni precedenti, ha avviato una strettissima collaborazione con l’assessorato alle politiche educative del Comune di Venezia.

T.M.: Perché la soluzione finale non potrebbe essere quella di riassorbire i bambini dei vostri spazi nei nidi comunali, come caldeggiato dal neosindaco?

M.Z.: Quest’anno, nei nidi comunali, non ci sono più posti. Aggiungerli costerebbe molto di più della spesa attualmente prevista. Finora il Comune ha concesso lo spazio – la sede centrale è aperta più di 360 giorni all’anno dalle 8 alle 19 – ed erogato un contributo pari a 20.000 euro mensili, invariato dal 2001, per i nostri 9 nidi e tutte le attività. Ma soprattutto Barchetta Blu incarna un modello completamente diverso dai nidi tradizionali. Si compone di un micronido nella sede centrale, in zona Accademia, per infanti dai 12 ai 36 mesi dalle 8:00 alle 16:00, il SoleSale, e di 8 “nidi in famiglia” sparsi nel centro storico, nelle isole e al Lido, per i bebè dagli 8 ai 36 mesi. La formula “nido in famiglia” consente ai genitori di allestire un nido in casa, aprendo quindi ad altri bambini e a educatori specializzati le porte del proprio privato, con orari che variano secondo le esigenze e le possibilità economiche delle famiglie. Dai nidi “satellite” si torna al “pianeta” centrale, dalle 16.30 alle 18:30, per attività particolari – musica, lettura, pittura, giardinaggio… Barchetta Blu conta oggi 2000 soci. E le attività sono state 2855. Solo il progetto Famiglie insieme. Nido SoleSale e Nidi in famiglia ha finora visto partecipare 797 famiglie.

T.M.: Qual è la relazione con le Università settore educativo, con le scuole e gli asili nido, privati e pubblici?

M.Z.: Fin dall’inizio abbiamo tentato di creare una “rete educativa”. Come si legge nei report, collaboriamo con quasi 200 enti: con le scuole magistrali e i dipartimenti di Educazione dell’Università di Ca' Foscari e dell’Università di Padova, per tirocini e stage, per rendere disponibili gli studi e le ricerche che si fanno a Barchetta Blu; con l’Accademia di Belle Arti e altre scuole cittadine per laboratori. Parallelamente organizziamo visite nei musei, che i bambini poi rielaborano con atelier creativi, letture nelle piazze, addirittura nelle banche. Quando c’è un bambino, la crescita non è solo la sua, ma del nucleo che gli sta intorno.

T.M.: Attraverso quali canali il vostro progetto si estende alla collettività oltre l’età dell’infanzia?

M.Z.: Per i ragazzi dai 3 ai 13 anni offriamo laboratori di inglese, tedesco, francese e spagnolo. Sono attive una scuola di musica con maestri di viola, violino, pianoforte e chitarra e una scuola di teatro. Durante il periodo estivo, quando le scuole sono chiuse, apriamo stage di teatro, percorsi di gioco movimento, anche coi fratelli più grandi o con i nonni, coinvolgendo la famiglia a tutto tondo. Al nostro festival della lettura (nona edizione, dal 2007 al 2015), aperto alla città, abbiamo lanciato l’iniziativa Se una notte in biblioteca: 30 bambini hanno dormito in biblioteca con i sacchi a pelo e la loro lucetta.

T.M.: L’azzeramento del fondo pubblico avrebbe tre ripercussioni pesanti: la prima sulle famiglie che vi hanno scelto e a cui di colpo verrebbe sottratto un diritto; la seconda su voi educatori, sulla vostra occupazione; la terza, non meno grave, sulla governance di Venezia. Una scelta del genere metterebbe in cattiva luce le politiche locali, per la disgregazione del tessuto di relazioni costruite nel tempo. Immaginiamo che il sindaco non abbia compreso l’entità del danno e che debba comunque far fronte a un bilancio comunale non roseo. Cosa gli direste per andare incontro alle sue impellenze?

M.Z.: Non si può cancellare di colpo l’esperienza di una cittadinanza attiva, l’amministrazione dovrebbe approfondire il caso Barchetta Blu. Il finanziamento del Comune è da sempre lo stesso, nonostante l’aumento del costo del lavoro. Ma poiché caratteristica di Barchetta Blu è di non stare con le mani in mano, negli anni abbiamo messo in moto una ricerca fondi, attraverso sponsor e bandi: così il nostro bilancio supera oggi del doppio il contributo ricevuto. Serve sostenere le spese di gestione del centro, che sono soprattutto costi del personale impiegato. Certo il fondo comunale innesca un circolo virtuoso per avviare i progetti. Chi è stato eletto per rappresentare Venezia non può interrompere bruscamente un patto che è segno della fiducia reciproca fra cittadinanza e politica.

http://www.barchettablu.it/associazione/483-barchettablu-a-rischio

Ogni domenica alle 22.10 su Rai5, Alfabeta, programma in sei puntate di Nanni Balestrini, Maria Teresa Carbone, Andrea Cortellessa. Questa sera, seconda puntata: Spendere (con la partecipazione, fra gli altri, di Antonio Negri, Elettra Stimilli, Giorgio Falco).

Ufficio Stampa: Riccardo Antoniucci (tel. 3407642693, mail: pressboudu@gmail.com)
Tagged with →  
Share →

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Il tuo commento dovrà essere approvato prima di apparire.

Iscriviti alle notizie da alfabeta2 e alfapiù

* = campo richiesto!