Yuval-Avital-photo-Nora-RoitbergManuela Gandini

Sono immobili. Assorti. Donne e uomini neri, fuggiti dalla guerra, riprendono a camminare immersi nel rumore del fiume. Estrapolati dal flusso dei migranti - coinvolti nella performance sonora di Yuval Avital nella nuova sede del Terzo Paradiso di Michelangelo Pistoletto a Biella - sono diventati opera. L’atmosfera di sospensione, prima che si levi il cinguettio degli uccelli in una partitura di suoni acquatici studiata da Avital, cambia l’ordinaria percezione che abbiamo di loro. Ben vestiti, entrano nello specchio dove il Budda medita, camminano attorno alla Mela reintegrata e attorno al tavolo specchiante a forma di Mare Mediterraneo. Ogni tanto pronunciano una parola o lanciano un urlo, composti. Circumnavigano l’opera di Pistoletto a formare a loro volta un’altra opera. Attraverso l’arte la loro presenza acquista una dignità diversa. E in questo caso tutto appare chiaro: l’arte non è che uno strumento lucido di lettura della realtà. L’idea di quella realtà è condensata nei minuti di astrazione della performance Rivers.

A Cittadellarte, sabato 26 settembre, si è svolta una giornata densa di eventi. Si è aperta con l’assemblea degli ambasciatori del Terzo Paradiso (artisti e autori di iniziative legate al simbolo omonimo sul territorio mondiale), e si è trasformata in una sorta di festa popolare di forte impatto emozionale. Tamburi, musiche etniche e performance hanno accompagnato un corteo che da piazza Fiume è giunto in via Serralunga, con bambini, famiglie, artisti, emigrati, ambasciatori, curiosi. A tutti veniva regalata un T-shirt con impresso il simbolo del Terzo Paradiso: le asole del segno dell’infinito, rappresentano il primo e il secondo paradiso, ossia le due ere nelle quali l’uomo ha vissuto in armonia con la natura prima e con l’artificio poi, mentre il cerchio centrale rappresenta l’armonizzazione dei due paradisi e la consapevolezza della necessità di un radicale cambiamento di stile di vita. Il gruppo Art Mob, delineando i tre cerchi ha mimato i paradisi. Straordinario quello tecno-artificiale nel quale un ragazzotto viene vestito con un giubbotto bianco, gli viene dato un cellulare, un’aspirapolvere, un panino … e senza spirito critico, al ritmo della musica disco, accetta qualsiasi cosa con acefala passività.

La strada era punteggiata di tavoli, con sopra le mele del biellese, e di carretti multicolori e divertenti - realizzati dagli studenti del Liceo Artistico “G.&Q. Sella”, dai membri dell’Associazione MASK e dagli artisti del territorio piemontese - pieni di mele. E ancora si ritrovavano mele nella sede di Cittadellarte con un’esposizione pomologica e con le radiografie delle mele marcie fatte da Grazia Amendola. Il tutto all’interno della mostra I Malus – una storia della mela di Andrea Caretto e Raffaella Spagna.

Il simbolo della mela – ha affermato Pistoletto – attraversa tutta la storia che abbiamo alle spalle, partendo dal morso, che rappresenta il distacco del genere umano dalla Natura e l’origine del mondo artificiale che si è sviluppato fino a raggiungere le dimensioni totalizzanti di oggi. La mela reintegrata rappresenta l’entrata in una nuova era”.

In tutto questo fiorir di frutta c’era lo zampino di Achille.

Achille Bonito Oliva, partito per una specie di tournee, ha inaugurato qui la sua mostra territoriale intitolata “L’albero della cuccagna – Nutrimento dell’arte” che - in chiusura di Expo e in risposta alla soffocante concentrazione di opere della mostra “Arts & Food” curata da Germano Celant alla Triennale di Milano – ha dislocato in tutta Italia opere di 30 artisti che hanno lavorato sul tema dell’albero della cuccagna, dell’abbondanza, della scarsità, della compatibilità ecologica e della favola. A Cittadellarte, come sempre, l’opera è collettiva e le discipline si intersecano. Produttori, gente comune, artisti, agricoltori, sono stati partecipi del sabato del villaggio, una giornata che ha avuto il suo culmine nell’ex Lanificio Daniele Trombetta, complesso adiacente alla sede di Cittadellarte, dove Pistoletto ha costruito (con il Comitato Biellesi per il Terzo Paradiso) il simbolo permanente del Terzo Paradiso. Fatto con il rilievo dell’alfabeto Braille, il segno è interamente calpestabile e percorribile. L'edificio di cemento, con finestre industriali a ogiva, costeggia il torrente Cervo e appare come una cattedrale laica, un luogo venuto dal futuro. Qui si incontrano la natura del fiume, le pietre e l’industria sotto il segno consapevole dell’arte.

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