Stefano Chiodi

La ridotta partecipazione di artisti italiani all’ultima Biennale di Venezia ha messo nuovamente in luce la difficoltà dell’arte italiana ad affermarsi sul piano internazionale. Molte volte ci si è interrogati sulle ragioni di questa situazione, attribuendola di volta in volta a una mancanza di risorse, di volontà politica o di capacità di creare il cosiddetto «sistema». C’è oggi – in un periodo di profonda crisi delle istituzioni artistiche, di crollo degli investimenti pubblici, di generale pessimismo rispetto alla possibilità di intervenire su quello che appare a molti come un declino inarrestabile – la possibilità di ripensare e rilanciare in forme diverse lo spazio culturale, i discorsi e le pratiche dell’arte nel nostro paese? La risposta non potrà che venire da un’assunzione collettiva di responsabilità da parte del «mondo dell’arte» italiano di cui si ripromette di sondare la praticabilità il primo Forum dell’Arte Contemporanea Italiana, organizzato dal Centro Luigi Pecci di Prato. Il Forum, che si avvale di un comitato promotore formato da Ilaria Bonacossa, Anna Daneri, Cesare Pietroiusti e Pierluigi Sacco, insieme a Fabio Cavallucci direttore del Centro Pecci, sarà costituito da una serie di tavoli, formati ciascuno da un coordinatore e da diversi relatori, ognuno dei quali cercherà di proporre soluzioni percorribili, a partire da una serie di questioni e temi definiti, come, per esempio, la mancanza di strategie condivise nella promozione degli artisti italiani; i complessi rapporti tra pubblico e privato; la debolezza degli artisti italiani nel mercato internazionale.

Parte del programma del Forum sarà, sabato 26, una tavola rotonda da me coordinata cui interverranno Daniela Bigi, Giulio Ciavoliello, Andrea Cortellessa, Michele Dantini, Guido Mazzoni, Bartolomeo Pietromarchi, Marinella Paderni, Luca Panaro, Marco Senaldi, Gaetano Olmo Stuppia e Riccardo Venturi.

In Italia il dibattito critico sull’arte contemporanea sembra essere sopito, quando non del tutto latitante. La nascita di nuovi musei, la grande trasformazione generata da internet negli ultimi due decenni, persino la relativa apertura del mondo accademico allo studio dell’arte più recente, non sembrano aver scalfito una antica diffidenza della cultura italiana nei confronti di un’attualità spesso ridotta al suo più scontato stereotipo. Sappiamo che nel generale distacco tra produzione e «consumo» culturale, sempre più influenzato quest’ultimo da accorte tecniche di marketing, la critica – come ricerca ed esame indipendente dei fatti artistici, letterari ecc. – subisce in realtà nella nostra epoca un’emarginazione per così dire strutturale, sostituita nelle sue funzioni più rilevanti dalla potenza finanziaria del mercato o da nuove forme di giudizio soggettivo, ad esempio quelle tipiche dei social networks. Ma la debolezza di un panorama italiano sempre più sulla difensiva, spesso ridotto alla pura difesa di posizioni di retroguardia, di improbabili «radici”» non può essere considerata solo alla luce dei grandi orientamenti globali; ciò che occorre è invece interrogare lo scenario sociale e politico, le condizioni materiali di formazione e di produzione intellettuale nel nostro paese: per comprendere le ragioni che impediscono la crescita di un dibattito critico che aspiri a un peso reale nello scenario internazionale e individuare nuove modalità di intervento, nuove prospettive in grado di riannodare la vitale relazione tra critica e sfera pubblica.

Il programma completo del Forum dell’Arte Contemporanea Italiana è consultabile sul sito www.forumartecontemporanea.it.

Rivitalizzare il dibattito critico

Tavola rotonda, sabato 26 settembre, 12.30

Prato, Monash University Prato Centre

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Una Risposta a Arte contemporanea, un dibattito sul dibattito

  1. Gianni ambrogio scrive:

    A parte la indiscutibile incapacita’ organizzativa e la mancanza di stimoli venali,esiste purtroppo la quasi totalità’ di capacità’ di comprensione da parte della critica ufficiale,della produzione d’arte odier a,che si limita ad affermare che oggi non si è’ piu capaci di produrre il bello..oggi si creano molte opere di grande valore non capite o digerite dall’ufficialità che si limita a organizzare grandi ammucchiate di pittori men che mediocri disposti a spendere anche molto pur d’essere esposti al godimento degli ignoranti,sgonfiando i cervelli e gonfiando i portafogli degli organizzatori

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