Lelio Demichelis

Dai primi di settembre sarà in libreria e in rete – pubblicato da Mimesis - il nuovo libro di Lelio Demichelis, La religione tecno-capitalista . Sottotitolo: Dalla teologia politica alla teologia tecnica . Postfazione di Laura Bazzicalupo.

Di seguito, pubblichiamo un estratto dell’Introduzione.

(…) Dunque, è una tesi parresiatica in senso foucaultiano quella che qui si sostiene e si proverà a dimostrare, secondo cui il tecno-capitalismo è totalitario e/o potere religioso: il tentativo cioè di fare parresia, di dire il vero o un vero diverso (…).

Una parresia simile a quella proposta ai suoi studenti, nel film L’attimo fuggente di Peter Weir, dal professor Keating/Robin Williams: Sono salito sulla cattedra per ricordare a me stesso che dobbiamo sempre guardare le cose da angolazioni diverse. E il mondo appare diverso da quassù. Non vi ho convinti? Venite a vedere voi stessi. Coraggio! È proprio quando credete di sapere qualcosa che dovete guardarla da un'altra prospettiva. Anche se può sembrarvi sciocco o assurdo, ci dovete provare. Ecco, quando leggete, non considerate soltanto l'autore. Considerate quello che voi pensate. Figlioli, dovete combattere per trovare la vostra voce. Più tardi cominciate a farlo, più grosso è il rischio di non trovarla affatto . (…).

Questi – occorre ricordarlo, aggiornandoli - sono gli elementi classici del totalitarismo, secondo Hannah Arendt: l’ideologia (e il capitalismo e la tecnica come apparato sono una ideologia, chiusa in se stessa, che spiega il passato, interpreta il presente e promette un futuro di felicità economica e tecnologica); la propaganda (la pubblicità, il marketing, l’istruzione, le università e la dottrina insegnata ma soprattutto la propaganda del capitalismo come e più delle propagande totalitarie del ‘900, cercando di dare alle proprie affermazioni la forma della predizione, legando il massimo di efficienza scientifica del metodo propagandistico all’assurdità del suo contenuto, tipo: l’austerità e il pareggio di bilancio produrranno crescita e benessere); la menzogna sistematica (essenza della propaganda e della manipolazione politica, oggi economica: lamano invisibile, lo vogliono i mercati, così si deve fare, le larghe intese, lo spread); il terrore, la violenza e la polizia segreta (oggi l’impoverimento di massa come terrore e come produzione di paura, le troike come polizia segreta e come inquisizione ma anche la rete/panopticon per sapere tutto di tutti perché tutti dicano liberamente tutto di se stessi (…); e il partito unico dell’economia di mercato (…) sovrapposto al potere dello stato.

E questa è la religione in termini sociologici: il complesso di credenze e di atti legati ad un culto, esprimendo e realizzando ma soprattutto razionalizzando o regolamentando e controllando il rapporto dell’uomo con la divinità o con il sacro. Religione è il sistema di rappresentazioni collettive e di pratiche ripetute relative a ciò che è sacro, ovvero separato e interdetto, rappresentazioni e pratiche che uniscono e connettono in una unica comunità morale chiamata chiesa tutti coloro che vi aderiscono (Durkheim). Rappresentazioni collettive, riti, miti, cerimonie, simboli che rimandano e rinviano ad altro, a Dio ma soprattutto alla chiesa che lo incarna e lo interpreta; religione che lega, connette, struttura ogni fedele in un sistema integrato, coerente e incessantemente replicato fatto di discorsi, di narrazioni e di simboli, di riti e di miti autoreferenziali che agiscono per determinare e ri-produrre comportamenti, atteggiamenti, motivazioni forti e soprattutto durevoli nel tempo (…), dando un ordine generale e un senso unitario e omologante, quindi rassicurante, davanti all’incertezza della vita, facendo apparire come vero quegli stessi atteggiamenti e quelle stesse motivazioni esistenziali e, prima ancora, quella stessa dottrina religiosa che quindi diventa verità indiscutibile. Perché compito e ruolo di una religione è appunto quello di assicurare e di rassicurare davanti alla mutevolezza e alla molteplicità dis-orientante, attribuendo un senso ad ogni cosa e facendolo interiorizzare a ciascuno, ma controllato dal codice religioso di interpretazione (Luhmann), che determina un rapporto di di-pendenza di ciascuno da questo codice, permettendo all’uomo di distinguere ciò che deve essere creduto vero e capace di significato da ciò che invece è caotico e apparentemente privo di senso (Eliade). Religione anche come sovrastruttura (Marx), legittimando la struttura dei rapporti di produzione e la struttura economica esistente, semmai producendola (Weber e l’etica calvinista). O religione come illusione (Freud). (…).

L’apparato tecno-capitalista è questo sapere e questo potere di organizzazione, è un insieme di incessanti discipline dentro la grande biopolitica tecno-capitalista. Con la propria teologia tecno-politica (tutto è tecnica e capitalismo, nulla deve essere fuori da questo Uno-Dio che non ammette il due, il tre, non accetta diversità e molteplicità, anche se incessantemente le crea per poterle poi ricomporre dentro di sé). L’evangelizzazione del mondo in nome della religione del dio-mercato e del dio-tecnica si è omai conclusa e ciascuno deve vivere a immagine e somiglianza di questo doppio dio, in realtà un dio unico e assoluto. (…).

Da questo tecno-capitalismo occorre uscire. Ammettendo che le soluzioni provate fino ad oggi per una sua democratizzazione sono fallite sotto il peso del potere/sapere totalitario/religioso del capitalismo stesso. E dunque. Secolarizzare la società rispetto alla religione del tecno-capitalismo. Laicizzare la società rispetto all’ingerenza clericale della religione tecno-capitalista, esiliando per sempre questo dio dalla scena, unico modo per uscire dalla sua logica anti-democraticamente e anti-illuministicamente autopoietica. Andando alla ricerca di un nuovo modello umano di vivere (quindi non competitivo e non mercificante), dell’isola sconosciuta secondo José Saramago, imparando a navigare navigando. Ma anche con la responsabilità dell’uomo che piantava gli alberi nel racconto (1980) dello scrittore Jean Giono, un uomo solitario ma molto sociale: Faceva così un buco nel quale depositava una ghianda, dopo di che turava di nuovo il buco. Piantava querce. Gli domandai se quella terra gli apparteneva. Mi rispose di no. Sapeva di chi era? Non lo sapeva. Supponeva che fosse una terra comunale, o forse proprietà di gente che non se ne curava? Non gli interessava conoscerne i proprietari. Piantò così le cento ghiande con estrema cura. E ne fece un bosco. Non per sé, ma per tutti. Comprese le generazioni a venire.

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