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Sophie Ko Chkheidze, Giardini di Adone, 2015, vetro temperato, ali di farfalla, rami del nido di uccello, 150 x 130 cm, Courtesy Renata Fabbri arte contemporanea, Foto: Floriana Giacinti
Silva Imaginum, Galleria Renata Fabbri, Milano, a cura di Federico Ferrari

Martina Cavallarin

Nell’ultima stanza della galleria Renata Fabbri di Milano l’apparizione subitanea e delicata dei Giardini di Adone di Sophie Ko Chkheidze è una lastra di vetro temperato lirica e potente all’interno della quale si anima un microcosmo organico composto da piccoli rami di nido d’uccello, ali di farfalle, residui biologici e minuscoli segni. L’opera è indice e simbolo di un mondo reale nel quale si esplica la grazia e la presenza dell’intero universo. Mondo in cui, al tributo silente e ossequioso all’opera di Claudio Parmiggiani con le sue ombre e i suoi “fantasmi”, si somma la ricerca rivolta all’epifania dell’immagine e a quel che di lei resiste nella devastazione sociale, ecologica e culturale nella quale si trova a transitare la società contemporanea. I Giardini di Adone descrive un’iconosfera attraversata da una temperie culturale della quale quotidianamente ci nutriamo nel nostro vivere bulimico e alienato, abitato da forme di comunicazione refrattarie alla conoscenza effettiva e concreta, e sperduto tra i meccanismi social e i network incanalati nella rete globale e nelle strutture virtuali.

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