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Rirkrit Tiravanija, Untitled 2015 (14,086), installazione, 2015, mattoni crudi, timbri in legno, attrezzi, dimensioni variabili. Pilar Corrias Gallery

T. Migliore

“Ne travaillez jamais”, “non lavorate mai”, era la scritta di un graffito di Guy Debord su un muro di rue de Seine, a Parigi, nel 1953. Rirkrit Tiravanija l’ha trasformato in un ideogramma cinese inciso su 14.086 laterizi cotti in una macchina installata all’interno di una galleria di Pechino. Il numero si riferisce ai mattoni necessari per costruire la più piccola casa familiare in Cina. Nel reenactment per la 56. Biennale di Venezia, Untitled 2015 (14,086), i mattoni sono messi ad asciugare al sole, incisi con il motto dei Situazionisti, impacchettati e venduti ai visitatori da muratori-artisti, l’homo faber e non l’animal laborans. Il pezzo d’installazione acquistabile da ciascuno, 10 euro, finanzia l’ISCOS, organizzazione per i diritti dei lavoratori nel mondo. In questa forma d’arte che si produce dal vivo, con la cooperazione del pubblico, lo scambio economico è mantenuto, ma implica il consenso dell’acquirente-visitatore a un mercato per un’immobiliare paritaria e condivisa, che non sia immagine di diseguaglianze sociali. L’opera non è più un bene mobile privato. Conta il suo situarsi alle Artiglierie dell’Arsenale, dove i mattoni, idea di un bene immobile comune, commutano armi da fuoco.

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