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Jenny Holzer, XX 7, 2013-15, olio su tela, 203,2 x 157,5 cm. Cheim & Read Gallery

T. Migliore

Fra i War Paintings di Jenny Holzer, attualmente al Museo Correr di Venezia, XX 7 (2013-15) è un olio su tela, 203,2 x 157,5 cm, che rifigura il rapporto FBI “Valutazione di pericolosità dell’attivismo sciita filo-khomeinista negli Stati Uniti” (1984). La pagina 7 descriveva un centro di istruzione islamica nei dintorni di Washington. Dal 2003 Holzer esamina documenti “sensibili”, desegretati, della guerra in Iraq e del sistema di detenzione a Guantanamo. Li recupera attraverso il FOIA, l’“atto per la libertà di informazione” che consente l’accesso agli archivi dell’Agenzia per la Sicurezza Nazionale (NSA). Nei segreti di Stato si è di fronte al doppio vincolo fra la necessità di redigerli, di lasciarne memoria esplicita, e quella di criptarli, per proteggere mandati e mandanti. La legge consente ai federali di rimaneggiarli prima di renderli pubblici. “Il primo segno è una cancellatura” (Calvino). XX 7 ironizza sul costruttivismo minimalista del FOIA. L’aumento di formato e la trasformazione del nero coprente del documento in un Quadrato rosso, alla Malevič, portano a galla la pittura dei federali. Con l’evidenza della beffa delle crocette su un testo illeggibile. L’unico accesso è alle marche di sanzione positiva dell’atto di diffusione: la X barrata sulla parola SECRET del cablogramma “SECRET//NOFORN” (“secret” è il livello intermedio tra “confidential” e “top secret”; “noforn” indica che il documento non dev’essere condiviso con cittadini stranieri). La libertà di informazione è un abbaglio.

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