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Luigi Pagliarini Ferrara, Universi relazionali paralleli, 2014, installazione, acrilico su tela, 30x30cm (cad.), Courtesy dell'Artista.

Antonello Tolve

Con il progetto Universi relazionali paralleli, Luigi Pagliarini Ferrara (Pescara, 1963) propone il primo risultato di un esperimento condotto in collaborazione con l'Istituto Statale d'Arte Bellisario di Pescara – in una sessione durata tre giorni (dal 22 al 24 Ottobre 2014) – per dar vita a «un metodo artistico ancorato alla ricerca sulla psicologia della forma, intesa quale essenza e contenuto». Si tratta di un processo modulare che, se da una parte adotta come mezzo espressivo la pittura per creare un rapporto di immediata e spontanea partecipazione con gli studenti, dall'altra calibra il processo artistico lungo l'asse psicodinamico dei gruppi sociali con lo scopo di esaminare le dinamiche di coesione e disgregazione, di alleanza e belligeranza che si creano spontaneamente tra i vari soggetti nell'esecuzione di funzioni collettive. «Il lavoro è pensato rigorosamente quale espressione bi-cromatica e nella sua parte iniziale adotta il più tipico dei linguaggi della pittura automatica fornendo agli esecutori degli artefatti delle specifiche istruzioni», puntualizza Pagliarini. «Nella fattispecie: A. una regola (ferrea); B. una richiesta (elastica); C. dei suggerimenti (o quasi regole)». Accanto ad una struttura di 48 moduli bicromatici (bianco-nero) l'artista propone, inoltre, un secondo URP minimale (7 moduli) per instaurare un rapporto diretto con il curatore della mostra attraverso l'invito a esercitare sulla tela, con un differenziale cromatico (rosso), alcuni interventi che capovolgono l'habitat naturale della critica e la spingono oltre i bordi del proprio discorso amoroso.

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Una Risposta a Luigi Pagliarini Ferrara

  1. (…)”un metodo artistico ancorato alla ricerca sulla psicologia della forma, intesa quale essenza e contenuto».(…) Caro A.Tolve ma che roba “fumi” prima di scrivere certi articoli? Questo”comunicare” è ovviamente rivolto unicamente al tuo entourage e a nessun altro,no? L’Arte intesa come comunicazione la vuoi proprio far morire? Mi domando chi sia lo sponsor che vi(tanti critici come te) consente la teorizzazione e la implicita divulgazione.

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