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Domenico Antonio Mancini, Senza Titolo 2015. Courtesy Galleria Davide Gallo, Milano

Manuela Gandini

E’ invisibile il Mediterraneo-spazzatura: il Mediterraneo dei rifiuti tossici e radioattivi che si smaltiscono in ventimila anni causando morte e inquinamento, lo stesso Mediterraneo-tomba che risucchia i migranti, offre refrigerio ai turisti e cibo ittico alle nostre tavole. E’ un mare mimetizzato. Il parquet della Galleria Davide Gallo è stato scrostato e lievemente scavato, il tanto da tracciare i confini della Calabria, Sicilia, Albania e Grecia che affacciano al Mare Nostrum. Domenico Antonio Mancini, artista napoletano, lavorando michelangiolescamente per sottrazione, fa emergere la materia (il Mediterraneo del sud) dal parquet. Lo sversamento dei rifiuti e l’affondamento di navi occultato dalle cronache, è un problema diventato invisibile, inaffrontabile e scarsamente percepibile, come l’opera che – sotto ai nostri piedi - non appare immediatamente. Duro, struggente e poetico, l’intervento di Mancini riporta ai fatti più oscuri e imperscrutabili di uno dei business più lucrosi e subdoli della mafia legata alla politica: quello che Greenpeace definisce “L’intrigo radioattivo” internazionale.

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