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Driant Zeneli, Don’t look at The Sun while you are expecting to Cross it 2014. Courtesy Prometeo Gallery, Milano

Manuela Gandini

Per Driant Zeneli, la caduta di Icaro è già l’utopia realizzata. Il fallimento è il preludio al compimento di imprese impossibili. Un uomo, l’artista, indossa una tuta, un casco e s’imbraga. E’ su un’altura dalla quale una funivia spara le persone come proiettili da una vetta all’altra. A dicembre del 2011, la cometa Lovejoy attraversava il sole a una temperatura altissima. Tutti pensavano che si dissolvesse ma così non è stato. Don’t look at The Sun while you are expecting to Cross it (2014), non guardare il sole mentre lo attraversi, è l’opera video che l’artista ha dedicato alla cometa, lanciandosi da una parte all’altra dei due monti per attraversare metaforicamente il sole. Questo è l’ultimo video della trilogia When dreams became necessity, una spinta oltre i limiti, la rassegnazione e la tristezza sociale che caratterizzano il nostro tempo. In Some say the Moon is easy to touch, il 19 marzo 2011, la luna è vicinissima alla terra. L’artista si lancia nel vuoto con il bungee jumping per arrivare a toccare la luna con un dito. Cinquanta metri di caduta libera e poi un successivo tuffo nel mare gli consentono di raggiungerne il riflesso. La complessità della preparazione, l’attesa, il salto, si risolvono nel dissolvimento poetico dell’illusione. I suoi video stabiliscono una relazione intima e indivisibile tra l’umano, il desiderio e lo spazio naturale.

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