Maria Teresa Carbone

Dei libri per bambini, sulle riviste letterarie e nei supplementi letterari dei giornali, si parla poco o niente. Tutt'al più qualche articolo durante la Fiera del libro per ragazzi di Bologna (che, incidentalmente, è la più importante del mondo, l'equivalente infantile della Buchmesse di Francoforte) e una pagina di consigli per gli acquisti prenatalizi. Che peccato e che spreco!

Vogliamo ricordare che alcuni dei capolavori di tutti i tempi, da Pinocchio a Alice nel paese delle meraviglie, sono stati scritti pensando anche, se non esclusivamente, a lettori giovanissimi? Senza contare che, in un paese dove giornalisti, intellettuali e governanti si disperano a gran voce di fronte ai dati catastrofici sulla lettura, i libri per bambini sono o potrebbero essere la principale porta di accesso verso una duratura amicizia con la parola scritta. (Ma che i lamenti siano più di facciata che di sostanza è dimostrato dal fatto recentissimo che nel testo finale della #buonascuola la parola libro non compare neanche una volta, e ben pochi se ne sono accorti).

Insomma, anche dimenticando che pure in tempi di natalità ridottissima sono rare le famiglie, ristrette o allargate, in cui non si conti neanche un infante o un ragazzino, di motivi per tenere d'occhio quanto si scrive e si pubblica per l'infanzia, ce ne sarebbero parecchi. Ne aggiungiamo ancora uno: in quel settore assai zoppicante che è l'editoria italiana, i testi per bambini vanno bene, e non soltanto i prodotti fabbricati in serie con un occhio e mezzo rivolto al merchandising, ma anche i libri veri, scritti e illustrati come si deve, pubblicati da case editrici, come si usa dire, “di ricerca”, attente a individuare nuovi talenti locali e a intercettare quanto di meglio si fa all'estero. Libri che l'adulto mette volentieri in mano a un bambino, perché li apprezza in proprio da lettore.

Prendiamo il caso di Quanta terra serve a un uomo? uscito da poco per una delle migliori sigle italiane in questo campo, Orecchio acerbo. Il testo di partenza è un racconto di Lev Tolstoj, adattato con intelligenza da Annelise Heurtier, brava autrice francese di libri per ragazzi (un paio di anni fa il suo Sweet Sixteen destinato a un pubblico adolescente ha raccolto diversi premi e critiche favorevolissime), e ottimamente tradotto in italiano da Paolo Cesari. Le illustrazioni sono di Raphaël Urwiller, un artista a cui evidentemente piacciono le sfide, se si pensa che, ancora nel catalogo di Orecchio acerbo, sue sono le “figure” di Jabberwocky di Lewis Carroll, e che insieme alla sua compagna Mayumi Otero ha avviato una piccola casa editrice, Icinori, per la quale non è un ossimoro parlare di artigianato d'arte.

Proprio dalle immagini di Quanta terra serve a un uomo? è bene partire per comprendere come un (buon) libro per bambini possa essere lontano dalla melassa che nel sentire comune si associa alla letteratura per l'infanzia: ispirandosi alle illustrazioni tradizionali russe e giocando su una gamma cromatica in cui dominano i colori primari (rosso giallo blu) e da cui sono bandite le tinte pastello, Urwiller accompagna il protagonista, l'avido e ambizioso contadino Pachòm, lungo le tappe di un percorso destinato inevitabilmente a concludersi in modo tragico.

Inorridiscano pure i genitori (purtroppo sempre più numerosi) che esitano perfino a leggere alle loro figlie e ai loro figli Cappuccetto rosso per paura di sconvolgerli. Qui – come del resto in molti dei racconti contenuti nei Quattro libri di lettura di quel grande pedagogista che fu (anche) Tolstoj – si tratta di vita e di morte, di desiderio e di limite: temi di cui adulti e bambini non dovrebbero avere paura di parlare, con beneficio reciproco.

Non a caso proprio Quanta terra serve a un uomo? ha avuto due estimatori d'eccezione: James Joyce, che in una lettera alla figlia lo defini “la più grande storia della letteratura mondiale”, e Ludwig Wittgenstein, il cui interesse per i racconti di Tolstoj e in particolare per questo, è attestato nel memoir che Norman Malcolm gli ha dedicato. E a chi pensa che i bambini siano troppo piccoli per comprendere i grandi temi filosofici, segnaliamo che nei mesi scorsi l'inserimento sperimentale della filosofia nelle scuole elementari britanniche ha dato risultati ottimi, soprattutto se si pensa che a far registrare i miglioramenti più evidenti sono stati i ragazzini provenienti da contesti più disagiati. Leggere, discutere, sviluppare senso critico: forse non la #buonascuola, ma una scuola buona, per tutti.

Annelise Heurtier e Raphaël Urwiller (da un racconto di Lev Tolstoj)
Quanta terra serve a un uomo?
Traduzione di Paolo Cesari
Orecchio acerbo (2015), pp. 36
€ 15,00

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2 Risposte a Quanta terra serve a un uomo?

  1. Stefania scrive:

    Bella recenzione: tagliente e dettagliata.
    Grazie

  2. Stefania scrive:

    Ops: mi è scappata una z…

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