Uno speciale su Wallace Stevens con testi di A. Cortellessa, A. Anedda, M. Bacigalupo, A. Porta e A. Giuliani **

IL GIGANTE AL BIVIO
Andrea Cortellessa

Chissà che non finisca per acquisire un senso involontariamente testamentario, la monumentale edizione nei «Meridiani» Mondadori dell’opera poetica completa di Wallace Stevens: dal momento che vede la luce proprio mentre voci sempre più insistenti fanno circolare l’idea – al momento non smentita dagli interessati – che la casa editrice, che dalla fine degli anni Sessanta proprio questa collana annovera a sua insegna di «ammiraglia», avrebbe deciso di espungere dai propri progetti, almeno da quelli a lungo termine, la poesia.
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NOTE VERSO UNA NUDITÀ SUPREMA
Antonella Anedda

Forse bisogna avere una mente invernale, senile, per apprezzare davvero la poesia di Wallace Stevens; «a mind of winter», come chiede lui stesso in uno dei suoi testi più belli, intitolato The Snow Man: «One must have a mind of winter / To regard the frost and the boughs / Of the pine-trees crusted with snow; // And have been cold a long time / To behold the junipers shagged with ice, / The spruces rough in the distant glitter». Bisogna avere avuto freddo a lungo per arrivare a percepirlo come parte di sé fino a viverne nudità e splendore.
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CONOSCERE IL CAOS. STEVENS IN PROGRESS
Massimo Bacigalupo

Da alcuni anni ho sulla scrivania il volume rilegato dei Collected Poems di Wallace Stevens, con sulla copertina la fotografia di quel massiccio (in tutti i sensi) poeta: braccia incrociate, camicia a righe, cravatta scura e gilet, capelli bianchi tagliati corti, faccia volta a sinistra verso la fonte della luce. Il ritratto fu realizzata dalla fotografa Sylvia Salmi nel 1948 e fu utilizzato nell’edizione originale di queste «poesie raccolte», curata dall’ottimo editore Alfred Knopf per il settantacinquesimo compleanno di Stevens.
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POESIA AL BIVIO
Antonio Porta

La recente pubblicazione delle ultime poesie di Wallace Stevens, raccolte per la prima volta con il titolo II mondo come meditazione, ci offre l’occasione di rimetterci in viaggio per tentare di riattraversare il territorio di quella poesia che abbiamo definito «moderna».
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WALLACE STEVENS, GHIACCIO E FUOCO
Alfredo Giuliani

Wallace Stevens, il più raffinato poeta statunitense del Novecento, il più schivo, quello dalla vita più borghese e defilata, il poeta apparentemente più astratto, pensoso e impenetrabile, gode oggi, a quasi quarant’anni dalla morte, di una magica presenza. Ho sentito più di un americano, con tutto il rispetto per Ezra Pound e per T.S. Eliot, dire: «è il più grande»; sebbene alcuni continuino a giudicarlo un «poeta per poeti» (la stessa alta ma restrittiva opinione che Majakovskij aveva di Chlebnikov).
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Una Risposta a Wallace Stevens, la teoria della vita

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