Emanuele Martinelli

Humanitas mundi di Hannah Arendt (Mimesis 2015) nasce come encomio dell’amico Karl Jaspers – com’è noto maestro della filosofa ebrea-tedesca insieme a Martin Heidegger -, nonché della composizione filosofica tratteggiata nel corso completo della sua opera. Arendt stima, della filosofia di Jaspers, la capacità sintetica intersecata con la profondità delle articolazioni del discorso. In particolare, ciò che connota Jaspers secondo Arendt è la coniugazione tra passato e futuro in un presente assoluto teoretico, storiografico e politico: dove storia e vita, identità e differenza, concretezza e azione, mirano direttamente a un reciproco riconoscimento.

Ma si proceda con ordine. Il primo saggio della raccolta, dal titolo Jaspers cittadino del mondo? (1957), verte sull’ideale di una “molteplicità singolare” che includa in sé la concretezza della dimensione storico-individuale. Tale pluralità - che lega a doppio filo la differenza e il dissenso - è passibile di due possibili applicazioni: una storiografica e l’altra politico-progettuale. Al di qua dell’universale astratto di Kant, Jaspers scopre infatti “un asse storico, empiricamente dato, che fornisce a tutte le nazioni una comune struttura che consente a chiunque una migliore conoscenza storica di sé.” (p. 77). Il che, sul versante della possibile applicazione politica - come si evince dall’introduzione (pp. 49-50) - consente ad Arendt di smarcarsi dall’essere-nel-mondo di heideggeriana memoria (inteso come Heimat storico-culturale e nazionale) in direzione di un “nuovo cosmopolitismo”.

Nel terzo saggio della raccolta invece, intitolato Jaspers a ottantacinque anni (1968), Arendt - facendo proprie le idee di fedeltà e gratitudine - chiarisce in quale modo l’umanità e l’esemplarità politiche stringano insieme il passato e il futuro nel già richiamato “presente assoluto”. Sulla scia di Jaspers, la fedeltà è infatti da Arendt fatta coincidere con la verità: in altri termini, la verità è l’effetto di quella scelta senza la quale non si avrebbe hegelianamente un fondamento, un presupposto. Dunque, dalla fedeltà alla verità e dalla verità alla scelta. E da queste, sulla scorta della Arendt studiosa di Agostino, alla vita e all’inizio: tutto ciò all’interno di un movimento che dal De civitate Dei (XII, cap. xx: (initium) ergo ut esset, creatus est homo, ante quem nullus fuit) travolge interamente Heidegger e il suo essere-per-la-morte esistenzial-metafisico (cfr. H. Arendt, Quaderni e diari, Neri Pozza, Vicenza 2011, p. 61).

L’originarietà e l’originalità delle proposte di Arendt e Jaspers consistono tuttavia – oltre che nella contrapposizione della vitalità alla pietrificazione mortale – anche nel tentativo di rimanere fedeli alla totalità delle proprie esperienze passate attraverso la gratitudine. E questo affinché la fedeltà stessa sia rivolta, ancora adesso, nel nostro presente assoluto, alle benjaminiane “lacune del passato” (cfr. H. Arendt, Walter Benjamin, SE, Milano 2004). È così invocato un modello che metta a frutto, nel futuro prossimo-politico, le convinzioni dalle quali ci si è affrancati, in vista di un costante oltrepassamento del passato dal passato.

In Humanitas mundi Arendt sollecita quindi un sentimento naturale di fedeltà nei confronti di se stessi e, al tempo stesso, auspica un’ininterrotta coerenza. Al contrario di una filosofia, come quella di Heidegger, che ha il proprio baricentro logico-metafisico nella “decisione” e nell’“interruzione”, Arendt – collocata in un orizzonte jaspersiano – mostra di prediligere un’antropologia della sintesi. La gratitudine, per Arendt e per Jaspers, ha il potere di rendere totalmente presenti i trascorsi personali, di ricordarli durante l’attività di concepimento della pluralità e della politica. E questo viene dimostrato esemplarmente dalla vita di Jaspers: nel momento in cui si sfoglia l’album dei ricordi – delle convinzioni e delle vite nella vita – non si trova nient’altro, ci suggerisce Arendt, che la vita stessa. Nel suo culmine e nella sua ininterrotta natalità.

Hannah Arendt
Humanitas mundi. Scritti su Karl Jaspers
a cura di Rosalia Peluso
Mimesis (2015), pp. 102
€ 12, 00

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Una Risposta a Humanitas mundi

  1. paolo fabbri scrive:

    d’accordo su Jaspers, ma
    “noto maestro della filosofa ebrea-tedesca insieme a Martin Heidegger”, spero sia humour nero, dopo quello che abbiamo pubblicato – anche su Alfabeta2 – sui libri neri del filosofo antisemita!

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